26 giugno 2015 ore: 16:03
Salute

Hiv, apre a Bologna il primo presidio di counseling "non ospedaliero"

BLQ Checkpoint è un luogo di informazione, ma non una struttura sanitaria. Ad accogliere gli interessati 3 infermieri dell’Ausl e 5 volontari. Il progetto è promosso da Comune, Regione, Ausl e da Plus Onus, rete di persone Lgbt sieropositive, attiva da 10 anni sulla prevenzione e lotta allo stigma
Aids, hiv, mani con nastro simbolo

BOLOGNA – Un centro dedicato alla salute sessuale, dove fare gratuitamente il test Hiv e Hcv e ricevere consigli su come curarsi o prevenire il rischio. Il primo presidio di counseling “non ospedaliero” in Italia apre a Bologna e viene inaugurato, a poche ore dal “Pride” del 27 giugno quando in città sfilerà il corteo dell’orgoglio omosessuale. Il “BLQ checkpoint di via San Carlo nasce, sull’esempio di centri simili già esistenti nel resto d’Europa, come luogo di informazione sull’Hiv, pur non essendo una struttura sanitaria. Ad accogliere gli interessati ci saranno 3 infermieri dell’Ausl, insieme a 5 volontari (appositamente formati), che consegneranno alla persona un codice anonimo ed effettueranno il test. Nel caso il test risultasse “reattivo”, verrà aperto un collegamento diretto con il S.Orsola-Malpighi (con il quale il centro ha una corsia preferenziale) che prenderà in carico il dossier dell’interessato. I volontari del Checkpoint poi, qualora venisse lasciato un recapito, si occuperanno di richiamare per eventuali nuovi controlli. Il progetto è nato dalla sinergia tra la Regione, il Comune e la Ausl (in collaborazione con il S Orsola). Ma si avvale soprattuto della spinta di Plus Onus, rete di persone Lgbt sieropositive attiva da dieci anni su prevenzione e lotta allo stigma. “Questa inaugurazione è il simbolo che un nuovo modello di welfare è possibile, grazie alla collaborazione di pubblico e privato – ha detto brindando al taglio del nastro il presidente di Plus Sandro Mattioli – essere i primi in Italia ci riempie di orgoglio, ma siamo all’inizio e c’è ancora molto da fare”. 

Bologna infatti segue l’esperienza di città europee come Copenaghen, Marsiglia, Lisbona, Atene e Belgrado, che già da tempo hanno sperimentato questa forma di presidio sanitario “community based”. Con un’organizzazione più snella e costi di gestione minori (grazie al contributo dei volontari), il centro è in grado di effettuare anche 20-30 test al giorno, quando attualmente nelle strutture ospedaliere si arriva a 4-5 esami giornalieri. Accogliente e familiare (pensata per sembrare il meno possibile una postazione “sanitaria”) la sede è stata realizzata in poco più di 2 mesi, grazie al sostegno del Comune (che ha fornito l’edificio), al finanziamento di 2 sponsor privati, e al contributo di Andrea Adriatico e Nino Tammaro, architetti che si sono occupati gratuitamente della progettazione. “Siamo fieri che Bologna faccia da capofila – commenta Maria Bona Venturi, responsabile centro casa Aids dell’Ausl – tempo fa abbiamo aperto un tavolo di lavoro per progettare un servizio operativo in città, perché il numero di casi di sieropositività qui è più alto che nel resto della Regione. Plus ci ha dato la spinta e i numeri hanno confermato che un centro come questo era necessario”. 

L’Ausl si impegna così ad aiutare “BLQ checkpoint” mettendo a disposizione i suoi infermieri, fornendo materiale sanitario, formando i volontari. Gli attivisti di Plus faranno il resto, contribuendo a facilitare una diagnosi precoce e stimolare una maggiore consapevolezza sulle scelte di salute legate alla vita sessuale. E insieme faranno informazione, per combattere stereotipi e infondate paure. Non a caso il loro slogan è: “Positivo, ma non infettivo”. Il centro sarà operativo dopo l’estate, a partire da settembre, e terrà aperto 3 giorni a settimana negli orari serali, dopo le 18. (Dire)

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