Hiv: in Emilia Romagna meno casi, ma una diagnosi su 2 è tardiva
BOLOGNA – I casi di Hiv sono sempre meno, ma sempre più di persone arrivano alla diagnosi in fase avanzata dell’infezione o già malate. Nel 2016 in Emilia-Romagna sono state 285 nel 2016 le nuove diagnosi, pari a 6,4 ogni 100 mila abitanti (il tasso medio nazionale è 5,7). Il dato è in costante calo dal 2009 quando erano state 418 (9,6). Cresce però il numero di chi arriva tardi alla diagnosi, in fase avanzata di infezione o già malato: sono 1 su 2. I dati sono stati diffusi dalla Regione in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids del primo dicembre: per l’occasione le Aziende sanitarie insieme alle associazioni di volontariato organizzano nelle piazze incontri formativi aperti ai cittadini per promuovere una sessualità consapevole e rapporti protetti. In molte piazze sarà possibile fare il test Hiv in forma anonima e gratuita l’1 e il 2 dicembre. È stata anche lanciata la campagna “Proteggersi sempre, discriminare mai” per sensibilizzare i cittadini attraverso manifesti, video e web sull’importanza di una diagnosi precoce e sul contrasto al pregiudizio verso le persone sieropositive. “Stiamo vedendo sempre più persone che arrivano alla diagnosi già nella fase della malattia o con il sistema immunitario molto indebolito – ha detto Sergio Venturi, assessore regionale alle Politiche per la salute – Oggi, cure importanti aiutano a vivere meglio e a lungo, ma si può ancora morire di Aids e, anche se si agisce in tempo, parliamo comunque di una malattia cronica con cui bisogna convivere per tutta la vita. Per cui – aggiunge – è importante avere rapporti sessuali protetti ed eseguire il test Hiv perché il ritardo delle diagnosi aumenta la probabilità di diffusione dell’infezione e ritarda l’avvio delle cure”.
Il 74% delle persone sieropositive (nel periodo 2006/2016) è maschio, di età compresa tra 30 e 39 anni, 7 su 10 sono italiani. La classe di età più colpita è quella tra i 20 e i 49 anni (79%), i casi di sieropositività sono modesti tra i più giovani e negli ultracinquantenni. L’incidenza tra i maschi è di 12,4 casi ogni 100 mila abitanti, tra le femmine è 4,2. Le persone straniere sono poco più di un terzo del totale. Tra le modalità di trasmissione la principale è quella sessuale (87% dei casi), di cui più della metà eterosessuale. Nonostante questo la percezione del rischio tra le persone eterosessuali rimane molto bassa: solo il 13% dei sieropositivi l’ha dichiarata come motivazione per il test. Nel 2016 le persone arrivate tardi alla diagnosi sono state il 55% dei nuovi casi (erano il 51% nel 2015, il 47% nel 2014). In particolare, nel 2016 il 37% delle persone al momento della diagnosi era già in Aids o in una fase molto avanzata dell’infezione. Le persone entrate nella fase della malattia sono state 71 nel 2016. L’incidenza media annua in regione è stabile, pari a 1,7 casi ogni 100 mila residenti. Dal confronto tra le province, il numero più alto di diagnosi di Hiv nel 2015 si è avuto a Forlì-Cesena (9,4 ogni 100 mila abitanti), seguono Ravenna (9,2) e Parma (7,8). Il più basso a Modena (4,7) e Ferrara (5,1). (lp)