8 giugno 2016 ore: 16:30
Salute

Hiv, Lila: "L'Italia non ha dati attendibili sulla diffusione"

Si sa il numero dei nuovi casi all'anno (da tempo circa 4 mila), ma non rispetto a quanti test effettuati. Una falla assurda nella raccolta dei dati, che incide però sulle politiche sanitarie e sui fondi stanziati. "Quattromila casi se rapportati a solo 8 mila test è una cosa, se invece sono 100 mila è un'altra"
Aids, mani con simbolo hiv - SITO NUOVO

MILANO - In Italia ogni anno ci sono circa 4mila nuovi casi di persone affette da Hiv. Sono tanti o pochi? Nessuno sa rispondere a questa domanda. Il motivo? Non c'è il dato su quanti sono i test effettuati. "Quattromila casi se rapportati a solo 8mila test è una cosa, se invece sono 100mila è tutta un’altra", spiega Carla Rossi, docente di statistica in campo biomedico e sociale all’Università di Tor Vergata a Roma, intervistata dalla Lila (Lega italiana lotta all'Aids Nel dossier "La solitudine delle percentuali" la Lila denuncia questa anomalia nella raccolta ufficiale dei dati sull'Aids in Italia. "L’Hiv ha un sistema di controllo statistico che si chiama Sorveglianza -spiega la Lila-. È istituito da due decreti, uno per i casi di Aids, risalente al 1986 e uno per i casi di Hiv del 2008. Seguono iter diversi ma dovrebbero raggiungere lo stesso risultato: raccontarci in questo paese quanta gente viva con l’hiv e quante persone raggiungano lo stadio dell’aids. Confermarci che quei dati, che tanto piacciono ai media, dei circa 4000 nuovi casi all’anno siano così attendibili da poter costruire su questi l’identikit di una nazione e delle sue politiche sanitarie". Invece non è così. Non si sa se l'incidenza dei casi sia in aumento rispetto a chi si sottopone ai test e quindi non si sa che la situazione sta peggiorando o meno.  

La mancanza di una seria raccolta dei dati incide sulle politiche sanitarie, sui fondi stanziati. Un conto è se la diffusione dell'Hiv è in aumento, un conto è se è stabile. "Da tempo sollecitiamo le istituzioni italiane ad una maggiore attenzione sui numeri che vengono dati quando si parla di HIv, perché grande ci sembra la confusione e scarse le attenzioni poste a questo tema - afferma Massimo Oldrini, presidente della Lila - Non ci interessa trovare le responsabilità o un capro espiatorio ci interessa invece trovare maggiore attenzione da tutte quelle istituzioni italiane coinvolte nel controllo dell’infezione che oggi quasi si rimpallano responsabilità". (dp)

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