Hiv, per 8 su 10 autotest in farmacia è passo avanti
Dal primo dicembre scorso e' stato reso disponibile anche in Italia il primo autotest per la diagnosi del virus Hiv, acquistabile liberamente in farmacia senza ricetta. Ma cosa ne pensano gli italiani a sette mesi di distanza dalla sua distribuzione? Oltre l'80% ritiene che la libera vendita del test in farmacia rappresenti un passo avanti per la salute pubblica e solo un segmento minoritario, pari al 9%, lo considera un pericolo motivato dal timore della scarsa affidabilita' della diagnosi e della successiva cura. Il fatto che si tratti di un test 'fai da te' non sembra poi inficiarne la validita' e il 70% lo ritiene attendibile, anche se meno del 20% ne ha sentito parlare. È quanto emerge da un'indagine demoscopica condotta su un campione rappresentativo di 1000 persone commissionata dalla Fondazione The Bridge, insieme a Nps Italia Onlus, alla Swg di Trieste e presentata oggi a Roma presso la Camera dei deputati.
La gran parte del campione intervistato, emerge ancora dall'indagine, non sa se sia necessaria o meno la ricetta per l'acquisto dell'autotest "ma l'80% ritiene sia meglio la vendita libera. Solo poco piu' di un terzo crede, ma non lo sa per certo, ci sia un test da fare da soli (sicuramente si'/probabilmente si')".
L'infezione da Hiv, intanto, sembra preoccupare buona parte del campione interpellato. Tale preoccupazione si evince dal fatto che "quasi il 70% ritiene che l'infezione da virus Hiv abbia una diffusione piuttosto ampia". Particolarmente attente al tema risultano le donne e quanti hanno figli; la sensibilita' sul tema, inoltre, cresce in misura direttamente proporzionale all'eta'. A fronte di questa preoccupazione si delinea pertanto un "ampio e solido favore a tutto cio' che puo' in qualche modo diagnosticare e contenere il fenomeno".
Dall'analisi dei dati raccolti rispetto alla diagnosi dell'infezione del virus Hiv emerge quindi "l'importanza attribuita alla possibilita' di poter effettuare una diagnosi precoce e un atteggiamento critico verso le istituzioni che non prestano un'adeguata attenzione al problema, anche se la maggioranza crede che sia alquanto semplice fare un test all'interno della sanita' pubblica". In merito al target che potrebbe ricorrere al self test e all'informazione, invece, la maggioranza indica quanti temono di aver contratto il virus e in seconda battuta le categorie vulnerabili (come tossicodipendenti, omosessuali) e "solo una quota esigua, pari al 5%, sostiene che soltanto i servizi sanitari possono assolvere in maniera adeguata il compito diagnostico", mentre i medici di base "per oltre il 70% dovrebbero arrogarsi il compito di informare tutti i loro pazienti dell'esistenza del self test- conclude l'indagine- e non solo quanti lo richiedono o le categorie vulnerabili". (DIRE)