22 gennaio 2016 ore: 11:52
Immigrazione

Hotspot, a Milo "un sistema snello e accogliente". Intervista al prefetto Falco

Il centro, attivo dal 22 dicembre scorso, ha a disposizione 350 posti. Una settimana dopo l’apertura, problemi per le procedure applicate erroneamente a un gruppo di migranti: "Li abbiamo assistiti e abbiamo rivisto la loro posizione. Non avevano ben capito l’informativa, mi auguro non succeda più"
Hotspot Milo a Trapani

TRAPANI - Dal 22 dicembre anche il Cie di Milo è stato riconvertito in hotspot. Quello di Trapani, con 350 posti, diventa, dunque, il secondo centro di smistamento della penisola, dove operare la prima distinzione tra i migranti che hanno diritto all’accoglienza (e alla re location europea) e quelli che devono essere rimpatriati. Ma dopo pochi giorni dall’apertura il sistema ha già creato i primi problemi: un gruppo di profughi, infatti, ha ricevuto erroneamente un foglio di allontanamento e si è riversato per le strade della città. Cosa sta succedendo a Trapani? Come cambia l’approccio dal Cie al nuovo sistema hotspot? Lo abbiamo chiesto al prefetto di Trapani, Leopoldo Falco.

Prefetto Falco a Milo adesso inizia un percorso diverso
Certamente sì,con l’hotspot si chiude il capitolo tragico del Cie che nessuno a Trapani ha mai voluto. Io ho sempre sostenuto che la struttura di Milo non fosse idonea ad ospitare un Cie. La conversione in hotspot per noi è stato un passo in avanti molto importante: a metà dicembre mi è arrivata la comunicazione che il Cie sarebbe dovuto diventare un hotspot nel giro di 48 ore quando, invece, sarebbero almeno stati necessari 20 giorni. Allora ci siamo rimboccati le maniche, pur con tutte le difficoltà del caso, per adeguare la struttura in maniera rapida. Il Centro di identificazione aveva 70 migranti che, valutando caso per caso, abbiamo distribuito diversamente in altre realtà. Alcuni sono stati trasferiti nel centro di Pian del Lago di Caltanissetta mentre per 30 migranti che avevano già le premesse per richiedere l'asilo, è avvenuto il trasferimento nei Cas.

Quando ha iniziato a funzionare concretamente come hotspot?
Il 22 dicembre si è attivato subito con l'arrivo dei primi 128 migranti. Naturalmente, provenendo dalla triste esperienza del Cie, la struttura ha indossato gradevolmente la nuova veste con la presenza dei funzionari europei, della Crocerossa, delle organizzazioni umanitarie internazionali e delle forze di polizia. Sicuramente un grande passo in avanti. Se prima durante gli sbarchi più numerosi si stava oltre le 12 ore al porto per le identificazioni adesso l'hotspot è una realtà snella dal punto di vista operativo e anche accogliente.

Il 28 dicembre dal porto di Palermo sono arrivati a Milo 200 migranti ma ci sono stati dei problemi…
Sì, nella fase di identificazione 190 migranti, originari dell'Africa sub-sahariana, si sono dichiarati erroneamente migranti economici e per loro è scattato subito il provvedimento di allontanamento come è previsto dalle procedure. Soltanto in un secondo momento, verificando che il gruppo di migranti, si era riunito davanti alla prefettura, disorientato e senza sapere dove andare, abbiamo cercato di capire intanto come aiutarli. Con l'ausilio, quindi, della Crocerossa è stata aperta temporaneamente una palestra che ha permesso loro di trascorrere la notte. Successivamente, dopo una riunione operativa in prefettura a cui hanno preso parte tutte le realtà coinvolte nell'assistenza ai migranti, si deciso di fare rientrare il gruppo di migranti nell'hotspot per rivalutare la loro posizione. 

Diversamente da quanto è avvenuto in altre parti della Sicilia, alcuni hanno commentato positivamente questa scelta, asserendo che non solo non li avete lasciati per la strada ma avete loro dato anche la possibilità di rivedere la loro posizione
Aprire la palestra, dove sono stati assistiti dalla Crocerossa, intanto ci è sembrato il minimo che in quella situazione potessimo fare. Successivamente, comprendendo che sulla loro posizione fosse nato un equivoco, li abbiamo messi nelle condizioni di fare la domanda d'asilo. Domanda che ha permesso di distribuirli 70 nei nostri Cas e 50 in Lombardia. E' stato acclarato che qualunque nazionalità a parte le quattro magrebine (Marocco, Tunisia, Egitto e Algeria) può richiedere diritto d'asilo. Un provvedimento di allontanamento iniziale muore da sé se il migrante fa la domanda di asilo in qualsiasi momento perché ne hai diritto.

Da cosa è dipeso l’errore iniziale nella procedura?
Ho chiesto spiegazioni all'Acnur che mi ha detto di avere dato ai migranti tutta l'informativa necessaria ma, evidentemente, gli stessi migranti non hanno subito compreso. Non spetta alla questura dare l'informativa sui diritti ma alle organizzazioni internazionali presenti sia al porto che nell'hotspot (Acnur, Easo). Ci auguriamo che questo equivoco non succeda più. Nell'hotspot, infatti, il primo contatto non è con la polizia ma con le organizzazioni internazionali che hanno lo scopo di dare la giusta informativa. Il numero dei mediatori culturali varia in relazione alle nazionalità dei migranti che sono presenti. Naturalmente lo scopo dell'hotspot è quello di selezionare secondo la tripartizione prevista dalle procedure: allontanamento delle quattro nazionalità magrebine a cui non viene riconosciuta la richiesta d'asilo, relocation secondo le quote europee di eritrei e siriani e accoglienza di tutti gli altri, che sono la maggioranza.

L'Europa chiede con sempre più forza all’Italia di operare i fotosegnalamenti. Come si sta operando a Milo?
Il fotosegnalamento è un lavoro che stiamo facendo per tutti. Come dice l'Europa non è un atto di forza o di arroganza, è un approccio corretto nei confronti di una persona che vuoi accogliere. Nell'hotspot di Milo sono arrivati, recentemente, anche 7 eritrei del gruppo di Lampedusa che protestava perché non voleva farsi prendere le impronte digitali. Alla fine si sono fatti foto-segnalare e adesso sono nell'hub di Villa Sikania in attesa di avere la relocation secondo il piano europeo. Nell'hub staranno il tempo necessario ad individuare il paese europeo di destinazione.

Sugli hotspot c’è un forte dibattito, in molti hanno sottolineato le criticità del sistema. 
Innanzitutto, bisogna distinguere quello che deve essere l'hotspot rispetto a quella che può essere la criticità immediata. Certamente potrebbero esserci anche delle difficoltà operative a cui non mi tirerò indietro ma cerco, comunque, di essere positivo. Confido nel buon operato della polizia e delle associazioni umanitarie. Desidero che tutto si svolga con la massima responsabilità delle competenze, dell'onestà e della trasparenza senza strumentalizzazioni che potrebbero fare perdere di vista l'obiettivo principale che è l'accoglienza della maggioranza dei migranti.

Come si svolgono i giorni di permanenza nell'hotspot?
 Si cerca di offrire una permanenza più gradevole possibile. Rispetto a quando era un Cie adesso sono stati valorizzati tutti gli spazi comuni. Si vuole realizzare una sorta di 'cittadella' con servizi sempre più adeguati ai bisogni. Il centro è una struttura molto grande dove è prevista la realizzazione di una sala ludica per i bambini, un luogo di culto dove pregare e poi, c'è il desiderio in futuro, di riuscire a fare anche un campo di calcio. Dentro ci sono 5 stazioni di polizia che diventeranno presto 6. In questo momento l'hotspot ha 350 posti che poi arriveranno a più di 400. Ci sono sei settori con circa 70 posti. Ogni settore si articola in 12 posti. Dentro ci sono anche le due commissioni esaminatrici delle richieste d'asilo dei migranti nei Cas. A Trapani, attualmente ci sono 28 Cas distribuiti in 12 comuni per un totale di 2084 richiedenti asilo su una capienza di 2116. 

Trapani continuerà, dunque, ad accogliere?
Tutti verranno accolti e noi lo faremo nella nostra tradizione. Quindi anche l'hospot, nonostante tutte le criticità o difficoltà che potrebbero sorgere, soprattutto nei mesi in cui ci saranno molti sbarchi, si sforzerà di lavorare bene. Ricordiamoci che tutto il territorio trapanese con i suoi Cas ha già fatto una scelta di accoglienza molto forte. Con oltre 2000 richiedenti asilo la gente di Trapani continua ad essere straordinaria. Nel nostro territorio anche l'integrazione è andata molto bene se, oltre ai Cas, consideriamo anche i centri per i minori e gli Sprar. (set)

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