Human Rights Defenders, Amnesty premia Lampedusa e Rossella Puccio
PALERMO – I cittadini di Lampedusa e la giornalista Rossella Puccio sono stati i protagonisti del premio Human Rights Defenders 2013 assegnato da Amnesty International. Lampedusa si è confermata luogo di frontiera per l’accoglienza dei migranti, profughi e richiedenti asilo, luogo simbolo di rispetto dei diritti e della solidarietà internazionale e Rossella Puccio è, invece, una giornalista impegnata nella tutela del territorio siciliano.
“Essere giornalista impegnata significa che non puoi essere impassibile – dice Rossella Puccio giovane freelance -. Non si può avere il giusto distacco, facendosi scivolare addosso le storie perché abbiamo la responsabilità di raccontarle. Dobbiamo sempre chiederci se e quanto possiamo fare. E’ vero che tante cose sono cambiate perché la città si sta movendo per la promozione dei diritti però c’è ancora tanto da fare e la strada da percorrere è ancora lunga”. Il conferimento dei premi è avvenuto nell’ambito dell’incontro su “Donne di frontiera, donne oltre frontiera” avvenuto ieri pomeriggio presso la Real Fonderia Oretta.
Inoltre il comune di Palermo firmerà oggi un protocollo con Amnesty International lanciando il concorso “La città adotta un difensore dei diritti umani” destinato alle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado della città e ideato al fine di promuovere studi e approfondimenti da parte dei ragazzi sui diritti umani e sulla Dichiarazione Universale, nonché sui difensori dei diritti umani nel mondo. “Il protocollo con il comune mira ad attivare percorsi di natura educativa con le scuole – dice la responsabile regionale di Amnesty Liliana Maniscalco -. Sono iniziative culturali che sensibilizzano la cittadinanza a partire dai più giovani per avere un occhio di riguardo sulla tutela dei diritti umani”.
“Vogliamo fare di Palermo la capitale internazionale dei diritti umani e vogliamo costruire un network internazionale di città che si prefiggono la difesa, la promozione e la tutela dei diritti umani – afferma l’assessore alla partecipazione Giusto Catania -. Con il protocollo pensiamo di dare un segnale immediato a partire dal luogo simbolico della Consulta delle culture. Con un concorso chiederemo, infatti, agli studenti di individuare un difensore dei diritti umani a cui intitoleremo la piazza antistante alla Consulta delle culture: una sorta di promozione pedagogica dei diritti umani in modo trasversale a partire dalle nuove generazioni”.
Della drammatica situazione delle donne migranti giunte a Lampedusa e dell’accoglienza straordinaria che hanno saputo dare anche le donne lampedusane ha parlato, invece, Franca Regina Parizzi, assessore Pari Opportunità e Accoglienza Migranti città di Lampedusa. “Le donne lampedusane si sono date molto da fare per la popolazione migrante: dando coperte e vestiti, cucinando e adoperandosi in tanti altri modi – racconta l’assessore -. Da gennaio ad oggi sono arrivati a Lampedusa 14 mila migranti di cui 2 mila donne e 700 minori. Alcune donne sono state violentate durante il viaggio portando sul corpo i segni delle violenze subite. Nella ludoteca di Save the Children, mentre i loro bambini giocavano, alcune si sono raccontate agli operatori. Per loro sono i figli la speranza a cui affidare il loro futuro. Ogni giorno mi chiedo cosa possiamo fare noi. Le condizioni di vivibilità del centro non dipendono da noi ma possiamo urlare la nostra rabbia e sensibilizzare tutti. La gente va sensibilizzata con immagini e testimonianze anche forti”.
“Mi sono occupata di tanti casi di richiedenti asilo giunti a Lampedusa e che sono al cara di Mineo – continua Antonella Petrosino, avvocato dei diritti umani di Amnesty International Circoscrizione Sicilia -. Tra i richiedenti asilo ci sono molte donne che hanno bisogno. Cerchiamo di ascoltare le loro storie per fare intraprendere loro il percorso di riconoscimento di asilo. Le loro storie di violenze subite, non sempre hanno la possibilità di essere dimostrate tranne che quando ci sono segni visibili nel loro corpo. Ricordo una donna africana, violentata nel suo paese, che poi, una volta giunta in Italia, non riuscendo a trovare subito la tutela di cui aveva bisogno, ha tentato il suicidio. La donna è sicuramente la parte più debole della catena e ha bisogno di avere almeno una protezione umanitaria più prolungata. Oggi Amnesty International riconosce la possibilità di sensibilizzare le istituzioni a dare maggiore sostegno alle donne in virtù di quanto prevede adesso anche la convenzione di Istanbul”. (set)