25 febbraio 2015 ore: 12:15
Disabilità

I caregiver familiari raccontano la loro vita agli "arresti domiciliari"

Parte la campagna “#maipiùsoli”: uno spot video, lanciato oggi in rete e prossimamente su reti Rai e Mediaset, racconta la quotidianità di chi assiste un familiare gravemente disabile. Obiettivo è “ottenere finalmente il riconoscimento, sostenendo la petizione al Parlamento europeo”
Alzheimer, demenza, signora anziana e assistente

ROMA – Una campagna a sostegno dei diritti dei “caregiver”, che in Italia non vengono riconosciuti ma in gran parte dell’Europa ricevono tutele giuridiche ed economiche: si chiama “#maipiùsoli” e prende il via oggi, con la diffusione di un video che, in meno di due minuti, racconta quegli “arresti domiciliari” a cui tante famiglie sono costrette a causa della disabilità grave. Protagonista del video è una mamma, Chiara, completamente dedicata al figlio Simone, che assiste in ogni momento della giornata e in tutte le sue continue necessità, incluse quelle sanitarie. Una mamma che, come tante di queste mamme e papà, spesso deve improvvisarsi infermiere o perfino medico, perché l’emergenza, in questa casa, è la norma. 

Così, per raccontare questa realtà tanto nascosta, è nata la campagna che oggi prende il via: un’iniziativa di informazione e sensibilizzazione, innanzitutto, ma anche “un affiancamento alla missione Bruxelles”, spiega Maria Simona Bellini, una delle promotrici, riferendosi alla petizione, presentata nei mesi scorso al Parlamento europeo, dopo l’insuccesso del ricorso collettivo nazionale per il riconoscimento dei caregiver. Accanto allo spot video, che da oggi sarà trasmesso sul web e presto, “probabilmente, andrà sulle reti Rai e Mediaset, con cui stiamo prendendo accordi”, ci sarà materiale informativo grafico, che verrà diffuso tramite agenzie pubblicitarie e testate giornalistiche”, spiega Bellini. Obiettivo dell’iniziativa è “che finalmente si arrivi al riconoscimento da parte delle istituzioni del lavoro di cura da parte dei caregiver familiari italiani, unici in Europa a non vedersi riconosciuti nemmeno i diritti fondamentali”. Destinatari sono soprattutto i rappresentanti delle istituzioni, “ perché è da loro che devono venire le risposte”, ma anche l'opinione pubblica, “che in questi anni è stata bersagliata da messaggi fuorvianti sui falsi invalidi, con i disabili equiparati ad evasori e furbetti e portatori di privilegi”. (cl)

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