12 settembre 2018 ore: 14:42
Economia

I cento giorni del governo. "Nella nebbia, ma i nodi verranno al pettine"

Tanti annunci, poca concretezza, ma il vero banco di prova sarà la legge di bilancio. L’analisi di Emanuele Ranci Ortigosa, direttore scientifico dell’Istituto per la ricerca sociale e di welforum.it. “Sui temi concreti c’è impreparazione, ma le promesse si vanno ridimensionando e pare di vedere un maggior senso di realtà”
Conte, Salvini, Di Maio

ROMA - “Siamo ancora nella nebbia, mai nei prossimi mesi i nodi verranno al pettine, le cifre dovranno essere date e le leggi dovranno essere scritte”. Sono passati ormai poco più dei famosi cento giorni del nuovo esecutivo a guida M5s e Lega, ma per l’economista Emanuele Ranci Ortigosa, presidente emerito e direttore scientifico dell’Istituto per la ricerca sociale e direttore di Prospettive sociali e sanitarie e di Welforum.it, i primi tre mesi del governo Conte, dal punto di vista delle politiche sociali, sono stati “piuttosto confusi”. Sebbene ci sia da considerare il periodo estivo, dal 1 giugno ad oggi per Ortigosa sono più gli annunci che gli interventi concreti e più ci si avvicina al primo vero esame per la coppia Di Maio-Salvini, ovvero la legge di bilancio, più “le promesse si vanno ridimensionando nettamente e pare di vedere un maggior senso di realtà - sottolinea Ortigosa - . Tuttavia non manca l’evocazione delle promesse, anche se sembra più una copertura sul piano della comunicazione di quello che poi si proporrà effettivamente”.

Guardando ai numeri, un’interessante analisi viene fornita da openpolis.it. I provvedimenti presentati dal governo e approvati si contano sulle dita di una mano: c’è il decreto per il riordino delle competenze nei ministeri, quello per la cessione di unità navali alla Libia, quello che riguarda il tribunale di Bari e il famoso decreto dignità. Palazzo Madama, inoltre, ha dato il via libera al decreto milleproroghe. Per quanto riguarda, invece, i disegni di legge nati in seno al Consiglio dei ministri, su un totale di 11, otto riguardano la ratifica di trattati internazionali, altri tre sono di rendiconto per l’anno passato e poi c’è la proposta di legge del ministro della Salute, Giulia Grillo, in materia di sicurezza per le professioni sanitarie. È il decreto 87 del 12 luglio 2018 (recante disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese), ovvero il cosiddetto decreto dignità, quindi a rappresentare l’unico intervento con ricadute in termini di politiche sociali. Per Ortigosa, però, non è sufficiente. “Malgrado il contratto - spiega il direttore di welforum.it -, sui temi concreti questo governo ha mostrato molta impreparazione e si è trovato in affanno con uscite contraddittorie. È un esecutivo giovane, con molta gente non abituata a governare, ma che non vuol rinunciare alla propria posizione mediatica”.

Un punto a favore nei primi cento giorni poteva essere quello del ministero per la disabilità, ma per Ortigosa finora non si è fatto sentire. “Questo governo ha creato un ministero che oltre che della famiglia si occupa di disabilità - spiega Ortigosa -, promettendo il rafforzamento dei fondi nazionali, l’inclusione scolastica e lavorativa e una completa revisione delle leggi esistenti. Conte ha addirittura parlato di un codice della disabilità. È un terreno su cui urge un intervento, ma su cui finora il nuovo ministro non ha detto assolutamente niente. Ha detto cose molto discutibili sulla famiglia, mentre è stato trascurato completamente il secondo programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità che è stato approvato e va realizzato. Su questo terreno, grandi dichiarazioni ma finora niente di fatto”. Sul delicato tema dell’immigrazione, inoltre, per Ortigosa c’è stata tanta propaganda con pochi risultati. “Un grosso tema che è stato sfruttato in termini propagandistici di fronte ad un fenomeno completamente ridimensionato anche per le politiche di Minniti - spiega Ortigosa -. Lo si è drammatizzato oltremisura per ragioni di propaganda elettorale, ma non si è fatto niente di preciso per ora. Si parla di velocizzare il lavoro delle commissioni territoriali e questo potrà anche essere una cosa positiva, ma questo gioco con l’Europa, bloccando navi e Ong, mi sembra umanamente inaccettabile. Rispetto al quadro europeo ha portato poco o niente”. Preoccupante anche la decisione, inserita nel decreto Milleproroghe, di bloccare i fondi che il passato governo aveva destinato alle periferie.  “Sembra contraddittorio anche rispetto all’attenzione alle fasce sociali più deboli - spiega Ortigosa -. Ha messo in grande difficoltà i comuni e secondo me è un provvedimento assurdo”. Nella mattinata di oggi, però, c'è stato un primo detrofront del governo su questo fronte, con l'intesta tra esecutivo e Anci per garantire gli stessi fondi su un arco temporale di tre anni.  

Per Ortigosa, il vero banco di prova, però, è l’imminente avvio dei lavori sulla legge di bilancio e sarà il Reddito di cittadinanza la vera star del dibattito politico. “Credo che le politiche contro la povertà e per l’occupazione siano quelle decisive per il nostro paese - spiega -. Dal 2007 ad oggi, la povertà assoluta è salita di quasi tre volte, con oltre 5 milioni di poveri assoluti. Siamo fra i peggiori in Europa, sia in termini di povertà relativa ma anche nei trend, dalla crisi ad oggi. E siamo anche tra i peggiori in termini di disuguaglianze sociali. La crisi in Italia è stata pagata dalle persone con redditi e situazioni familiari meno favorevoli. Questa è l’emergenza sociale cruciale da fronteggiare”. Tuttavia, sulla misura targata 5 stelle ci sono ancora molte cose da chiarire, sebbene proprio oggi a Montecitorio, con 290 voti favorevoli e 230 contrari, la Camera ha approvato una mozione che impegna il governo sul contrasto alla povertà. “
La cosa più sensata sarebbe quella di ripartire dal Rei e potenziarlo, soprattutto in termini di risorse. Poi di riformare e rilanciare i Centri per l’impiego che oggi sono assolutamente inadeguati alla loro funzione”. L’ipotesi di far partire il reddito di cittadinanza senza attendere che si completi la riforma dei Centri per l’impiego, inoltre, appare rischiosa. “Uno degli aspetti positivi del Rei e del Sia è che con fatica in questi anni si è costruita diffusamente sul territorio una capacità dei servizi di seguire la misura. Grazie anche alla lentezza con cui crescono i beneficiari, i comuni si vanno attrezzando e c’è una crescita di cultura, di attenzione e di risorse operative sul territorio”. Una crescita che, tuttavia, non ha coinvolto i Centri per l’impiego. “Sono fermi - chiarisce Ortigosa -. Nel progetto iniziale dei 5 stelle c’erano ben 2 miliardi per lo sviluppo dei centri. I soldi ce li devono mettere assolutamente, ma per lo sviluppo di realtà organizzative come queste non basta metterci le risorse economiche. Quella lentezza con cui Sia e Rei sono partiti sul territorio si riproporrà per i Centri per l’impiego e questo può essere un inciampo. Far rendere i centri in una situazione occupazionale come quella italiana è tutt’altro che un’impresa banale. Su questo tema il governo rischia”. (ga)

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