7 settembre 2020 ore: 15:32
Immigrazione

I "dimenticati" della nave Etienne, da un mese in mare senza un porto

di Eleonora Camilli
Ventisette migranti (tra cui una donna incinta e un bambino) sono stati salvati in mare da una nave mercantile il 5 agosto scorso. Da allora stazionano a poche miglia dalle coste maltesi in attesa di un place of safety. Il capitano: "Persone disperate, necessitano assistenza". Appello congiunto di Ics, Unhcr e Oim: "Violazioni del diritto internazionale"
Migranti salvataggio nave Etienne

Il momento del salvataggio dei migranti da parte della nave Etienne

ROMA - “La frustrazione cresce ogni giorno. Queste persone sono disperate, hanno bisogno di assistenza. Dobbiamo poter sbarcare il prima possibile”. Il capitano della nave Etienne, Volodymyr Yeroshkin, affida a un video il suo ultimo appello per chiedere un place of safety per le 27 persone soccorse in mare dalla sua nave mercantile, ormai più di un mese fa, il 5 agosto scorso. Da allora l’imbarcazione è ferma nelle acque territoriali maltesi, a poche miglia dalla costa, in attesa che le autorità rispondano alle continue richieste di aiuto e autorizzino lo sbarco. 

La Etienne è una petroliera del gruppo Maersk, non attrezzata per l’assistenza dei migranti. Dopo settimane, la situazione a bordo è diventata invivibile e le scorte alimentari cominciano a scarseggiare. Ieri per disperazione tre migranti si sono gettati in mare: sono stati subito soccorsi dall’equipaggio, ma ormai la resistenza di tutti è al limite. 

A chiedere lo sbarco immediato dei 27 naufraghi (tra cui un bambino e una donna incinta) sono anche le organizzazioni internazionali. In una nota congiunta l’’International Chamber of Shipping (Ics), l’Unhcr (Agenzia Onu per i Rifugiati) e l’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) parlano di persone ormai “ sotto shock”. “I governi si sono rifiutati di autorizzare il comandante della nave a far sbarcare i migranti e i rifugiati fuggiti dalla Libia, violando il diritto internazionale. I membri dell’equipaggio condividono cibo, acqua e coperte coi naufraghi soccorsi. Tuttavia, non sono opportunamente formati né in grado di assicurare assistenza medica a quanti ne abbiano necessità. Le imbarcazioni mercantili non costituiscono un ambiente sicuro per queste persone vulnerabili, le quali devono essere condotte immediatamente presso un porto sicuro” spiegano le organizzazioni. In una lettera al Segretario Generale, l’Ics si è anche appellata all’Organizzazione marittima internazionale affinché intervenisse con urgenza per “mandare un chiaro messaggio ribadendo che gli Stati devono garantire che i casi di ricerca e soccorso in mare siano risolti conformemente alla lettera e allo spirito del diritto internazionale”.

“L’assenza di un meccanismo di sbarco chiaro, sicuro e strutturato a beneficio delle persone soccorse nel Mediterraneo continua a mettere a rischio vite umane”, ha dichiarato il Direttore Generale dell’Oim, António Vitorino. “Oim e Unhcr si appellano da tempo agli Stati affinché abbandonino l’attuale approccio che prevede l’adozione di accordi ad hoc e istituiscano uno schema per cui gli Stati costieri si assumano pari responsabilità nell’assicurare un porto sicuro, e al quale gli altri Stati membri UE diano seguito mostrando solidarietà”.

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