I disabili si raccontano: sbarcano a Lourdes le autobiografie
LOURDES – Oltre un centinaio di copie vendute in una mattinata per l’atleta paralimpica bi-amputata Giusy Versace, applauditissima durante la presentazione della sua autobiografia “Con la testa e con il cuore si va ovunque”, edita quest’anno da Mondadori. Applauditissima anche Rita Coruzzi, divenuta disabile dopo un intervento chirurgico sbagliato, autrice di diversi volumi, l’ultimo dei quali s’intitola “L’Unitalsi mi ha cambiato la vita”. Toccante anche la testimonianza di Angelo Nardini, pugliese ospite di una casa famiglia, che ha scritto “Vieni a casa a prendere un caffè?”, così quella di Floriana Dicataldo, affetta da tetraparesi spastica, autrice di delicati e al tempo stesso taglienti versi raccolti nel libro “Una goccia che scende dal cielo si chiama poesia”. È boom anche a Lourdes, durante il pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi che si chiude domani – sabato 28 settembre – delle autobiografie firmate da persone disabili. Voglia di raccontarsi, di testimoniare la propria storia, di raccontare l’esperienza di volontariato o di “famiglia” all’interno dell’Unitalsi. Protagonisti non di una guarigione fisica, ma di un miracolo interiore, che ha cambiato la prospettiva con cui vivere la propria disabilità.
“Quando ho avuto l’incidente in cui ho perso le gambe, ero lucida: ho visto quello che stava succedendo. Mi sono appellata alla Madonna come si fa come una mamma, chiedendo di non morire. Comunque le mie preghiere le ha sentite, perché anche se ho due gambe finte – che mi ostino a chiamare gambe, non protesi - comunque sono in piedi”, racconta Giusy Versace, aggiungendo: “Mentre ero in ospedale, ho fatto un voto: venire a Lourdes, davanti alla Grotta delle apparizioni, se avessi camminato di nuovo. E ci sono venuta, anche se il passaggio alle gambe finte non è stato immediato e avevo bisogno ancora delle stampelle, della sedia a ruote. Così ho chiesto alla Madonna: ‘Perché proprio a me?’. E lei mi ha suggerito di girarla quella domanda: ‘Perché non a te? Che hai più degli altri’. Mi ha aperto gli occhi: abbiamo tutto e ci lamentiamo in continuazione… In quel momento ho capito che anche con due gambe finte potevo fare tante cose. In queste protesi che io chiamo gambe ho visto un’opportunità di una nuova vita. Dio mi ha tolto le gambe, ma ho scoperto di avere una grande testa dove puoi andare ovunque, e un grande cuore. Se ce l’ho fatta io, posso farcela anche gli altri”. Così Giusy, oltre a essere volontaria Unitalsi, oggi è anche presidente dell’associazione Disabili no limits, promuove lo sport per le persone disabili provvedendo all’acquisto delle speciali protesi per praticarlo. “Lo Stato non copre le spese per le protesi evolute e neppure per quelle sportive. Lo sport dovrebbe essere riscatto, riabilitazione; la disabilità non deve essere vista come una prigione, una condanna”, conclude.
Rita Coruzzi, su sedia a ruote a causa di un’operazione sbagliata (un caso di malasanità) quando aveva solo 14 anni, testimonia: “Dopo la ribellione, ho incontrato i volontari dell’Unitalsi che mi hanno restituito la dignità e mi hanno salvato la vita: sono stati i primi a chiamarmi per nome. Con tutte le mie limitazioni e problemi ero una persona che andava rispettata non solo per come mi presentavo, ma per quello che avevo dentro”. L’Unitalsi, aggiunge, “è proprio come un angelo custode, che sotto forma di una grande famiglia, si prodiga per accompagnare gli ammalati a Lourdes e ai santuari mariani”. Angelo Nardini afferma che i volontari Unitalsi “sono le mie gambe e quello che fanno lo fanno senza compenso”. Floriana, 25 anni, arriva a scrivere in una poesia “Ogni giorno perdono te, Signore”, ripercorrendo il suo cammino di fede faticoso e difficile, ma infine luminoso e liberante. (lab)