31 ottobre 2013 ore: 15:46
Giustizia

I manager vanno a scuola dagli agenti penitenziari

Si chiama “L'aula più stretta del mondo” il primo progetto che mette in contatto alcune aziende e il carcere di Opera a Milano. Gli agenti hanno raccontato ai manager le loro esperienze su come gestire situazioni di emergenza o di scarsità di risorse.
Luigi Gariglio/Contrasto Corridoio carcere con celle aperte

MILANO -  Sfiliamo accanto alla sezione di semilibertà e in un attimo siamo dentro al carcere di Opera. Qui i manager di alcune aziende sono andati a scuola dagli agenti penitenziari, per imparare a gestire situazioni di crisi, anche con poche risorse. Il carcere di Opera è il più grande d'Europa, al momento ospita circa 1300 detenuti già condannati, in vari regimi: tra chi deve scontare il 41 bis e persone affette da patologie cliniche. Eppure chi l'ha detto che il carcere è una struttura chiusa? Questo progetto dimostra tutto il contrario: si chiama “L'aula più stretta del mondo” ed è il primo percorso di approfondimento in cui aziende e carcere si confrontano sui temi della scarsità delle risorse, sulla responsabilità e le motivazioni individuali. 

Il carcere è un mondo complesso, di tante anime, sono 600 i poliziotti che lavorano a Opera e agiscono per un obiettivo comune. Per una intera giornata i manager di aziende come Electrolux, Heineken e Air liquide sono entrati a far parte di questa realtà: nelle prime due ore della mattina un ispettore mostrava loro le aree del carcere, dopo il pranzo in mensa gli agenti penitenziari raccontavano dei casi concreti della loro esperienza. Dal trasferimento di un detenuto dal carcere al Tribunale a situazioni di emergenza improvvisa in cui un recluso sta male: vita quotidiana di chi tutti i giorni deve prendere decisioni veloci anche affidandosi solo alla sua competenza.

“All'inizio mi ha spinto solo la curiosità – racconta Mario Perego, direttore delle risorse umane di Heineken -, poi ho scoperto che c'era un parallelismo fortissimo tra la realtà aziendale e quella del carcere: i problemi erano gli stessi anche se il contesto è diverso. Inoltre spesso in azienda le persone non prendono iniziative personali, schiacciate dalla gerarchia, gli ispettori penitenziari invece hanno dimostrato un alto grado di responsabilità e motivazione davanti alle situazioni di emergenza”.

L'iniziativa è in linea con i cambiamenti che la struttura carceraria sta affrontando in questo momento: c'è più fiducia nei detenuti e un controllo meno rigido, i reclusi vengono considerati sempre di più come persone e non come semplici numeri, oltre ad essere maggiormente responsabilizzati. “É un'idea nuova e ambiziosa che il carcere sia un luogo di formazione – spiega Aldo Fabozzi, provveditore regionale dell'amministrazione penitenziaria -, io ho sempre sostenuto che dovesse essere un punto di riferimento e in questo caso sono proprio gli agenti penitenziari che ci insegnano come gestire la crisi invece che subirla da soggetti passivi”. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione della società di consulenza Slo e a Galdus che offre servizi di formazione e lavora da più di dieci anni con i detenuti del carcere di Opera. (Marcella Vezzoli)

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