13 maggio 2015 ore: 11:19
Non profit

I nuovi Csv nella riforma del terzo settore: democratici e distanti dalla politica

Legge delega di riforma del terzo settore al Senato. Per il relatore Lepri necessaria una riorganizzazione dei Centri di servizio per il volontariato: principio della porta aperta, ruolo di controllo, e guerra aperta ai rimborsi spese impropri
Scritta "volontariato", gioco scarabeo - SITO NUOVO

ROMA – No ai rimborsi spese utilizzati impropriamente, si ad una riorganizzazione dei Centri di servizio per il volontariato che preveda degli standard minimi di servizi e la concessione alle organizzazioni di voucher finalizzati al pagamento dei servizi presso i Centri di servizio. C'è anche questo nella relazione con la quale ha preso il via al Senato la discussione sulla legge delega di riforma del terzo settore. Nel suo documento, il relatore Stefano Lepri (Pd) ha sostenuto la necessità di “introdurre, accanto alla opportuna valorizzazione dei “principi di gratuità, democraticità e partecipazione” e alle tutele dello status di volontario, previsioni normative che evitino l’utilizzo improprio di istituti quali il rimborso spese in accezioni di fatto non coerenti con tali principi”.

Quanto ai Centri di servizio del Volontariato, Lepri sostiene che “è forse ragionevole valutare una riorganizzazione che incida sulle attuali criticità”. E immagina una situazione in cui i Csv assumano “una forma giuridica di terzo settore caratterizzata per un assetto democratico, siano liberamente costituiti ed operino, sulla base delle libere scelte delle organizzazioni che scelgono di avvalersi dei servizi offerti, anche su base non territoriale”. A ciò che è già previsto nel testo della Camera, Lepri aggiunge altri elementi, affermando che i criteri di accreditamento debbano comprendere un “numero minimo di soggetti associati”, il “principio della porta aperta” che renda possibile l’ingresso nella compagine associativa e nella governance delle organizzazioni che fruiscono dei servizi, un “insieme di servizi standard che debba comunque essere messo a disposizione delle organizzazioni fruitrici”, la “presenza con proprie articolazioni sul territorio ove si propongono come erogatori di servizi”.

Per Lepri devono ancora esserci “criteri democratici per la definizione della governance”, ad esempio escludendo o comunque limitando il voto multiplo degli aderenti sulla base delle dimensioni secondo una misura massima. Ciascuna organizzazione, poi, non potrà associarsi a più di un centro di servizio. Criteri rigidi anche per ciò che riguarda i rapporti fra politica e volontariato, con la previsione della “incompatibilità, in entrata e in uscita, tra i ruoli apicali nei centri servizi e l’assunzione di cariche politiche, definendo un periodo minimo tra la cessazione di un ruolo e l’eventuale assunzione di un ruolo nell’altro ambito”.

Ai Csv, secondo Lepri, vanno delegati “compiti di monitoraggio, verifica e controllo rispetto agli enti al di sotto di determinate dimensioni” (a quelle di dimensioni maggiori, nella visione del relatore, provvederanno i controlli del Ministero del Lavoro), e agli organi di controllo vanno attribuite anche le “funzioni di accreditamento dei Centri di servizio nonché di concessione ai fruitori di voucher finalizzati al pagamento dei servizi presso i Centri di servizio accreditati sulla base della libera scelta delle organizzazioni fruitrici”.

In tema di volontariato, è da sottolineare che secondo il relatore sarebbe opportuno fra i principi richiamati in apertura della legge, al comma 1 dell'articolo 1, il “codice del dono come uno dei possibili principi ispiratori dell’azione; o, in alternativa, tale codice potrebbe essere richiamato in un punto ad hoc, a rimarcare come uno degli obiettivi della legge sia quello di sostenere, rafforzare e diffondere orientamenti e organizzazioni ispirati al dono”.

Inoltre, da sottolineare c'è, “in una logica di semplificazione e di risparmio di costi e tempi, la possibilità di assegnare la procedura di riconoscimento della personalità giuridica delle associazioni e delle fondazioni ai notai, analogamente a quanto accade per le società di capitali”: una competenza che oggi spetta alle Prefetture per gli enti che operano a livello nazionale, oppure alle Regioni per gli enti che agiscono a livello regionale. Quanto al Registro Unico, il relatore specifica che nel testo “è opportuno suggerire che il previsto Registro unico debba ricomprendere anche enti riconosciuti e enti regolamentati dalle leggi speciali (organizzazioni di volontariato, APS, cooperative sociali) per evitare che l’intento semplificatorio sia vanificato dalla sopravvivenza di registri paralleli”. (ska)

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