16 maggio 2016 ore: 15:00
Immigrazione

Idee per Milano. Rom, Opera Nomadi: "E' ora di cambiare politica"

AMMINISTRATIVE 2016. Il presidente Pagani chiede un cambio di rotta rispetto al passato: "Moratti e Pisapia hanno speso per i rom oltre 25 milioni di euro in dieci anni. Ma le condizioni di questa popolazione di circa 4 mila persone sono peggiorate"

MILANO - "Moratti e Pisapia hanno speso per i rom oltre 25 milioni di euro in dieci anni. Ma le condizioni di questa popolazione di circa 4mila persone sono peggiorate. È ora di cambiare, ci vogliono politiche innovative che rompano con gli schemi del passato". Maurizio Pagani, presidente dell'Opera Nomadi di Milano, ha sempre avuto un giudizio molto critico non solo verso la giunta di centro destra di Letizia Moratti, ma anche verso quella arancione di Giuliano Pisapia. Al nuovo sindaco di Milano che verrà eletto in giugno chiede per i rom "una politica di inclusione che sia rispettosa delle popolazioni, ma anche concreta e pragmatica".

Per l'Opera Nomadi di Milano bisogna intervenire innanzitutto sui Centri di emergenza sociale. "È inaccettabile che esistano dei luoghi del genere -aggiunge Maurizio Pagani-. Questi centri vanno riportati alla loro funzione iniziale e quindi usati solo per casi di emergenza abitativa di chi vive in condizioni disperate. Oggi sono diventati il percorso obbligatorio per le famiglie rom a cui viene chiesto di abbandonare il proprio campo. Al posto del campo comunale viene offerta una sistemazione non dignitosa , non adatta e comunque a tempo".

No alla chiusura dei campi comunali. "La politica del loro superamento non significa che bisogna chiuderli -spiega il presidente dell'Opera Nomadi-. Bisogna riportare in questi luoghi condizioni di vita normali e attivare vere politiche di inclusione su casa, lavoro e scuola. In modo tale che siano le famiglie stesse a scegliere di lasciare il campo, avendo alternative concrete. Finora il Comune ha agito in senso opposto: ha chiuso lasciando per strada le persone". 

Il nuovo sindaco dovrà infine "riportare il rapporto con il mondo del volontariato e con il terzo settore su binari diversi - conclude Maurizio Pagani-: è certamente auspicabile che si lavori insieme, ma non è possibile che si continui con questo asservimento a cui è stato piegato il terzo settore. C'è una subalternità di quest'ultimo alle scelte dell'amministrazione comunale, è come se fosse sotto ricatto perché deve salvare i posti di lavori degli operatori. In questi anni è quindi venuto meno il suo ruolo principale di coscienza critica e costruttiva. Il messaggio è che non bisogna disturbare il manovratore: chi lo fa è escluso". (dp) 

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