Idee per Milano. Scuola, i genitori chiedono più trasparenza e qualità a mensa
MILANO - Perché i bambini delle scuole di Milano mangiano la zucca che viene dall'Uruguay o il pomodoro dalla Polonia o il merluzzo dalla Namibia? Si parla tanto di chilometro zero, ma nei piatti dei bambini a volte ci sono cibi che hanno fatto migliaia di chilometri, anche in Italia ne abbiamo in abbondanza. È quanto denunciano da tempo i genitori delle commissioni mensa delle scuole milanesi, servite tutte da Milano Ristorazione spa, il cui capitale sociale è detenuto per il 99% dal Comune. Dalle sue cucine vengono in media sfornati 85mila pasti che arrivano sulle tavole di scuole dell’infanzia, primarie, secondarie di I° grado, nidi d’infanzia, case di riposo, anziani a domicilio, case vacanza e centri Sprar (Sistema protezione richiedenti asilo e rifugiati). Al nuovo sindaco che verrà eletto in giugno i genitori degli alunni chiedono innanzitutto più trasparenza sulle procedure di preparazione dei pasti e sui criteri con cui vengono scritti i bandi per le forniture delle derrate alimentari. "Bisogna trovare il modo di valorizzare con i bandi le produzioni locali e di qualità -spiega Silvia Passerini della Rappresentanza cittadina delle commissioni mensa-. Inoltre, Milano Ristorazione sta concentrando la cottura dei pasti in un unico grande centro. Ma in questo modo si ha una preparazione di tipo industriale e vorremmo capire come viene garantita la qualità".
Il nuovo sindaco dovrà inoltre affrontare una contraddizione di fondo. "Milano Ristorazione è del Comune, quindi controllato e controllore sono un'unica cosa -aggiunge Silvia Passerini-. Bisogna creare una realtà terza che esegua i controlli su Milano ristorazione. Solo così è possibile riuscire a cambiare le tante cose che non vanno nel servizio offerto. Per esempio, continuiamo a ricevere segnalazioni di presenze di corpi estranei nei piatti, come pezzi di plastica. Evidentemente c'è un problema nella filiera della lavorazione di questi prodotti, forse c'è un problema di carenza di personale. Tutti problemi che denunciamo da tempo, invano".
Tra le altre richieste, i genitori dei bambini chiedono che siano riviste le fasce di reddito in base alla quali viene determinata la quota che ogni famiglia deve pagare. "Esenzioni o riduzioni ci sono solo per la fasce molto basse -sottolinea Silvia Passerini-. Poi sopra un reddito famigliare intorno ai 25mila euro all'anno non ci sono più differenze". Inoltre, che il bambino vada a scuola o sia assente, la famiglia deve pagare la quota mensile per intero. "Non ha senso, si dovrebbe pagare solo per quel che si usufruisce". Durante il semestre di Expo, Milano ha promosso la firma del Milan urban food policy pact" sull’alimentazione con altre 84 città. "È ora di passare dalle parole ai fatti". (dp)