Il bar diventa etico: fuori le slot, dentro doposcuola, libri e gare di cucina
boxPERUGIA - Ogni giorno, le slot machine dell’Umbria bruciano circa 2 milioni di euro. Molte persone e diverse famiglie vengono così rovinate dal gioco d’azzardo, attività autorizzata da uno Stato sempre a caccia di nuovi introiti. Gli avvisi tipo giocare con moderazione o il gioco crea dipendenza sembrano allora una presa in giro, davanti ai gravi danni causati dai pulsanti lampeggianti delle infernali “macchinette”. Che fare, allora? A Perugia, due fratelli, Andrea ed Elisa Cecchetti, che gestiscono il bar Sant’Erminio in via Eugubina, le hanno semplicemente messe alla porta. Gli affari sono inizialmente calati, appena i due hanno bandito le “mangiasoldi”, ma un primo vantaggio già c’era: il locale iniziava a ripulirsi. Niente più “brutte facce”, prima attirate dalle slot, persone poco raccomandabili che sostavano a lungo all’interno del bar, dedite al consumo di superalcolici. La mossa vincente di Andrea ed Elisa è stata quando il posto delle slot machine è stato preso da nuove attività: giochi e laboratori educativi, serate multietniche, gare di cucina; poi sono arrivati il wi-fi, i libri da leggere, il doposcuola, il cineforum. Il bar è ritornato ad essere quello che era un tempo, luogo di ritrovo per tutti e punto di riferimento per la città. Oggi i due gestori lo descrivono come “una fonte di aggregazione interetnica, una sorta di oratorio laico per il popoloso quartiere di Monteluce” e sono fieri “di aver creato un ambiente sano e pulito, rassicurante per le famiglie che non hanno timori a mandarvi i loro figli”.
Perché Andrea ed Elisa sono arrivati a questa decisione, in controtendenza rispetto al comportamento di tanti altri gestori di locali? Puro spirito filantropico? No, la decisione è scaturita da un’esigenza ben precisa: quella di vivere meglio, più tranquilli. «Quando avevamo le slot machine, tre per la precisione», raccontano i due, «non eravamo mai sereni: dovevamo continuamente controllare che i minorenni non le usassero, che gli anziani del vicino circolo Arci non vi perdessero metà della pensione, rifiutare prestiti ad alcuni insistenti avventori che volevano continuare a giocare ad ogni costo, allontanare persone con buste piene di monete e banconote, chiamare i carabinieri quando eravamo minacciati fisicamente. In due anni, oltre ai tanti avvertimenti, abbiamo subito tre rapine. Il nostro locale è stato semidistrutto: il bersaglio erano sempre le macchinette cariche di soldi. Per questo abbiamo detto basta ed eliminato, per sempre, le slot machine dalla nostra vita».
Il bar Sant’Erminio di Perugia è aperto dalle 7 alle 24. Oggi è frequentato dai disabili del vicino centro diurno “San Giuseppe” che vengono a colazione, da studenti universitari attirati dal wi-fi, da giovani musulmani che all’alcol preferiscono un caffè lungo e dalle persone anziane che vi si incontrano. La bacheca del locale è ben rifornita di piccoli eventi, attività ed appuntamenti: i laboratori psico-motori per i bambini sono curati da insegnanti in pensione, le forze dell’ordine danno piccoli suggerimenti su come proteggere la vita del quartiere; le signore, italiane e straniere, si cimentano in concorsi di cucina dove il cous-cous è in gara accanto agli strufoli. (pg)