Il business delle agromafie. A Milano si discute di "cibo irresponsabile"
I numeri dell'ultimo rapporto di Cnel e Cia parlano di otto reati ogni ora nelle industrie dell'agroalimentare. 25 mila aziende hanno chiuso i battenti soffocate dai debiti per racket e corruzione. I tentacoli delle agromafie colpiscono indistintamente da nord a sud, parlano in calabrese e casertano, ma anche cremonese e reggiano. I costi della criminalità organizzata in questo settore si aggirano attorno a 50 miliardi l'anno e le vittime di strozzini e aggressori sono, all'anno, 350 mila. Quest'estate, ricorda Ferrante, c'è stata una vera e propria offensiva mafiosa contro l'agricoltura fuori dal controllo delle cosche. "Ci sono stati quattro incendi dolosi a quattro aziende che stavano in campi confiscati alle mafie", racconta. L'elenco delle vittime include gli uliveti di Castelvetrano e di Partanna nel trapanese, poi i campi di grano a Pignataro nel casertano e quelli a Mesagne nel brindisino, e poi ancora gli agrumeti di Belpasso, in provincia di Catania,
Le agromafie saranno il cuore dell'incontro “Il cibo irresponsabile”, in programma domani, 13 ottobre alle 19, in Cascina Cuccagna, nell'ambito del festival di Kuminda 2012 organizzato da Terre di mezzo eventi e Acra. Il racket di frutta e verdura, la rete dei trasporti, le infiltrazioni mafiose nella logistica, le imposizioni di prodotti agricoli a prezzi fuori mercato, le indagini sull'Ortomercato: sono questi gli ingredienti dell'evento a cui parteciperanno, oltre a Leonardo Ferrante, anche Ilaria Ramoni, avvocato di Libera Milano e Valter Molinaro, responsabile marketing sociale di Coop Lombardia. (Lorenzo Bagnoli)