Il censimento che ha demolito gli stereotipi sugli homeless
Anche se Milano e Roma registrano i numeri più alti, il fenomeno homelessness non è più solo metropolitano ma è diffuso anche in provincia dove nascono servizi a bassa soglia. Infine, anche se è vero che esistono profili più simili a quelli del “barbone” (italiani, da lungo tempo in strada, con uno stato di salute precario e scarsa educazione), si tratta solo di una piccola quota nell’universo considerato: la maggior parte dei senza dimora, se potesse esigere diritti fondamentali (casa, lavoro, servizi), non sarebbe tale e potrebbe ricominciare a condurre una vita normale. Ma forse la ‘novità’ più grande di questo 2012 è la presenza in strada di famiglie con bambini. È accaduto a Roma e a Bologna. Non si tratta di numeri grandi, ma rendono l’idea di quanto ancora ci sia da fare.
L’identikit
Uomini (90 per cento), soli (72,9 per cento), under 45 (57,9 per cento) e con la licenza media inferiore (i due terzi). Disoccupazione o separazione le prime cause che portano sulla strada. È questo l’identikit del senza dimora tracciato dal rapporto.
Le donne sono poco più di 6.200, di cui la metà straniere (soprattutto rumene, ucraine, bulgare e polacche). Gli stranieri sono 6 su 10 e in genere sono più giovani degli italiani: il 46,5 per cento ha meno di 35 anni mentre il 10,9 per cento degli italiani ha più di 64 anni (circa 2.000 persone). Poco più di un quarto ha un lavoro, ma è a bassa qualifica, a termine o saltuario: chi lavora, in media, lo fa per 13 giorni al mese e guadagna 347 euro.
Ma il 17,9 per cento dei senza dimora non ha alcuna fonte di reddito. La maggior parte di coloro che si sono rivolti a un servizio vive al Nord (58,5 per cento) mentre poco più di un quinto (22,8) vive al Centro e solo il 18,8 nel Mezzogiorno. Dopo Roma e Milano, il comune che accoglie più senza dimora è Palermo (3.829) dove vive quasi l’80 per cento di chi usa i servizi nelle Isole e ben il 60,7 è straniero. Seguono Firenze (1.911), Torino (1.414) e Bologna (1.005).
Le proposte e le pratiche
Reddito minimo, residenza anagrafica, housing, integrazione tra sociale e sanitario, accesso ai diritti, lavoro. Sono questi i temi su cui è urgente lavorare per prevenire l’homelessness. In particolare, la Fio.psd ha sottolineato che per i senza dimora l’inclusione che restituisce dignità sociale attraverso il lavoro può passare anche fuori dal mercato tradizionale. Il riferimento non è ovviamente al lavoro nero, ma alla ‘meaningful occupation’ ovvero attività a servizio della comunità, remunerata non solo con un contributo economico ma anche con il riconoscimento dell’utilità del ruolo sociale delle persone coinvolte.
Qualche esempio? A Bologna ci hanno provato con le forti nevicate di febbraio, trasformando alcuni senza dimora in spalatori per liberare spazi comuni, strade, accessi dalla neve. O con il progetto “Piazza Verdi Lavoro” che da qualche anno impegna gli homeless nella cura e pulizia della piazza vicina all’Università. All’avvicinarsi dell’inverno e con le prime notizie di senza dimora morti per congelamento, si alza la voce di coloro che chiedono soluzioni pianificate, strategie e interventi strutturali per dare un tetto a chi è costretto a dormire per strada. È passato più di 1 anno dalla richiesta del Parlamento europeo alla Commissione europea di sostenere gli Stati membri una strategia europea per evitare ulteriori morti per congelamento, ma per molti senza dimora anche questo sarà un inverno di dormitori, brandine, coperte e tè caldo nelle sale d’attesa delle stazioni. (lp)