Il centro per pazienti psichiatrici che si trasforma in una parrucchieria
Il salone di bellezza dove lavorano donne con disturbi mentali
ROMA – Può capitare che manchi all’improvviso l’acqua calda e, forse, non è molto chic lo shampoo nel bagno di una stanza a parte, ma può contare su un giro di clienti affezionate e su un gruppo di ragazze hair stylist a tutti gli effetti che, giorno dopo giorno, in questo posto trovano risposte ai loro problemi di solitudine, lavoro e socializzazione. E’ il centro diurno per pazienti psichiatrici della Asl Rm C, al 7° ponte nel quartiere Laurentino di Roma, che da oltre quindici anni si converte, dal lunedì al sabato, in un piccolo salone di bellezza, ma non solo.
| Il salone di bellezza dove lavorano donne con disturbi mentali |
“Ogni settimana facciamo una riunione, anche per capire meglio le esigenze delle nostre clienti: la messa in piega o la colorazione sono ad esempio, di volta in volta, per le ragazze oggetto di esame”, ci racconta Cristina, la parrucchiera professionista che coordina le mansioni di Lucia, Ilaria e Maria, tre giovani donne con patologie psichiatriche differenti ma che sanno lavorare insieme “ad occhi chiusi” e, ci tengono a sottolineare, “non hanno mai litigato in tutti questi anni”.
Il responsabile del centro di “Via Vergani”, che accoglie circa sessanta pazienti con disturbi schizofrenici, affettivi e della personalità, è lo psicologo Stefano Zengarini. “Affrontiamo e curiamo il disagio – ci spiega - attraverso programmi terapeutici e riabilitativi che utilizzano le più comuni attività della vita quotidiana come palestre”. E le “palestre” sono innanzitutto il salone di parrucchiere; poi una sartoria, che ha cominciato ricamando stracci e ora realizza trapunte, tappetini, teli di alta qualità ispirati ai disegni dell’artista e illustratrice Chiara Rapaccini e venduti ad aziende e negozi; e infine c’è anche una falegnameria, in questi giorni impegnata a ricostruire e rivestire un vecchio, grande specchio per le ragazze parrucchiere della stanza a fianco. Sono veri e propri laboratori di lavoro, coordinati da cooperative sociali e che si sostengono anche grazie alle donazioni.
Quello di Via Vergani è uno dei 26 centri diurni, diffusi sul territorio romano, che operano con il contributo dell’assessorato al Sostegno sociale e sussidiarietà di Roma Capitale, anche se da alcuni anni sono gli stessi pazienti a doversi fare carico di una parte significativa dei costi. “Parliamo di un caso ‘illuminato’, perché i centri diurni romani potrebbero fare molto di più, al di là di una questione di fondi invariati o di carenza di personale”, ci spiega lo psichiatra Federico Russo, responsabile della struttura di via Palestro e ideatore del FilmFestival della salute mentale. “Troppo spesso vengono ancora concepiti come luoghi di parcheggio per pazienti cronici, piuttosto che uno spazio aperto e il più possibile integrato nel contesto sociale di appartenenza dei nostri utenti”. In fondo, ci ricorda Zengarini, “tutti noi abbiamo bisogno di delirare. Certo, i pazienti psichiatrici hanno bisogni speciali, ma il fine di queste strutture è mediare tra il loro mondo e quello esterno, per farli crescere, per farli esprimere ed ‘esistere’ nella realtà comune”.
A questa affermazione fa eco e dà sostanza visiva un verso contenuto in una raccolta di poesie che ci sono state donate da un paziente del centro di Via Vergani: “Al mondo ci sono due categorie di persone la cui differenza è solo apparente: le persone normali e i pazzi. Le persone normali soffrono in silenzio, i pazzi ad alta voce”. (Carmela Cioffi)