27 gennaio 2014 ore: 11:22
Salute

Il centro per pazienti psichiatrici che si trasforma in una parrucchieria

Roma, tra le 26 strutture simili della capitale, quella di Via Vergani si distingue per una serie di progetti riabilitativi centrati sulle attività della vita quotidiana. Tre donne con disturbi mentali lavorano insieme come hair stilist: “E non abbiamo mai litigato”
Parrucchieria con persone psichiatriche

Il salone di bellezza dove lavorano donne con disturbi mentali

ROMA – Può capitare che manchi all’improvviso l’acqua calda e, forse, non è molto chic lo shampoo nel bagno di una stanza a parte, ma può contare su un giro di clienti affezionate e su un gruppo di ragazze hair stylist a tutti gli effetti che, giorno dopo giorno, in questo posto trovano risposte ai loro problemi di solitudine, lavoro e socializzazione. E’ il centro diurno per pazienti psichiatrici della Asl Rm C, al 7° ponte nel quartiere Laurentino di Roma, che da oltre quindici anni si converte, dal lunedì al sabato, in un piccolo salone di bellezza, ma non solo.

Il salone di bellezza dove lavorano donne con disturbi mentali

“Ogni settimana facciamo una riunione, anche per capire meglio le esigenze delle nostre clienti: la messa in piega o la colorazione sono ad esempio, di volta in volta, per le ragazze oggetto di esame”, ci racconta Cristina, la parrucchiera professionista che coordina le mansioni di Lucia, Ilaria e Maria, tre giovani donne con patologie psichiatriche differenti ma che sanno lavorare insieme “ad occhi chiusi” e, ci tengono a sottolineare, “non hanno mai litigato in tutti questi anni”.

Il responsabile del centro di “Via Vergani”, che accoglie circa sessanta pazienti con disturbi schizofrenici, affettivi e della personalità, è lo psicologo Stefano Zengarini. “Affrontiamo e curiamo il disagio – ci spiega - attraverso programmi terapeutici e riabilitativi che utilizzano le più comuni attività della vita quotidiana come palestre”. E le “palestre” sono innanzitutto il salone di parrucchiere; poi una sartoria, che ha cominciato ricamando stracci e ora realizza trapunte, tappetini, teli di alta qualità ispirati ai disegni dell’artista e illustratrice Chiara Rapaccini e venduti ad aziende e negozi; e infine c’è anche una falegnameria, in questi giorni impegnata a ricostruire e rivestire un vecchio, grande specchio per le ragazze parrucchiere della stanza a fianco. Sono veri e propri laboratori di lavoro, coordinati da cooperative sociali e che si sostengono anche grazie alle donazioni.

Quello di Via Vergani è uno dei 26 centri diurni, diffusi sul territorio romano, che operano con il contributo dell’assessorato al Sostegno sociale e sussidiarietà di Roma Capitale, anche se da alcuni anni sono gli stessi pazienti a doversi fare carico di una parte significativa dei costi. “Parliamo di un caso ‘illuminato’, perché i centri diurni romani potrebbero fare molto di più, al di là di una questione di fondi invariati o di carenza di personale”, ci spiega lo psichiatra Federico Russo, responsabile della struttura di via Palestro e ideatore del FilmFestival della salute mentale. “Troppo spesso vengono ancora concepiti come luoghi di parcheggio per pazienti cronici, piuttosto che uno spazio aperto e il più possibile integrato nel contesto sociale di appartenenza dei nostri utenti”. In fondo, ci ricorda Zengarini, “tutti noi abbiamo bisogno di delirare. Certo, i pazienti psichiatrici hanno bisogni speciali, ma il fine di queste strutture è mediare tra il loro mondo e quello esterno, per farli crescere, per farli esprimere ed ‘esistere’ nella realtà comune”.

A questa affermazione fa eco e dà sostanza visiva un verso contenuto in una raccolta di poesie che ci sono state donate da un paziente del centro di Via Vergani: “Al mondo ci sono due categorie di persone la cui differenza è solo apparente: le persone normali e i pazzi. Le persone normali soffrono in silenzio, i pazzi ad alta voce”. (Carmela Cioffi)

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