14 dicembre 2017 ore: 12:55
Economia

Il delicato lavoro dei volontari che assistono chi vive in strada

Francesca e Luciana fanno parte del Servizio mobile di sostegno che 3 volte alla settimana porta tè caldo, panini, coperte e sacchi a pelo ai senzatetto di Bologna. “Al minimo sbaglio si rischia di compromettere il rapporto di fiducia faticosamente creato”. Il loro racconto sul numero di Piazza Grande di dicembre, già in strada
Piazza grande - dicembre 2017

BOLOGNA – Vivere in strada è un rischio quotidiano, ma in inverno diventa una questione di sopravvivenza. Il freddo costringe le persone a trovare ogni giorno soluzioni per trovare un posto riparato, al coperto. A Bologna esiste da anni un servizio di assistenza e monitoraggio della situazione di chi vive in strada, attivo tutto l’anno il Servizio mobile di sostegno si intensifica nei mesi più freddi. Partito su iniziativa di Piazza Grande, oggi è entrato a far parte dei servizi del Comune. “È un lavoro delicato – raccontano Francesca e Luciana, 28 e 25 anni, operatrici sociali del Servizio mobile – al minimo sbaglio si rischia di compromettere il rapporto di fiducia che si è tanto faticosamente creato”. Il loro racconto è sul numero di dicembre del giornale di strada Piazza Grande, dedicato al freddo e agli espedienti che i senzatetto adottano per sopravvivere all’inverno. 

Piazza grande dicembre 2017 - 2

L’unità mobile esce 3 volte alla settimana per portare assistenza ai senza dimora. La Panda bianca parte dal magazzino di via Barozzi, di fronte al piazzale Est della stazione, dove vengono preparati tè caldo, panini e dove si raccolgono scarpe, calze, coperte e sacchi a pelo. “Il senzatetto che ha scelto coscientemente di vivere in strada non esiste più. Fa parte di un altro tempo, di un’altra storia. Oggi alla base ci sono problemi psicologici molto seri. Sono persone che nel momento del bisogno non hanno trovato alcuna assistenza. Lentamente, da un giorno all’altro, si sono allontanati dalla comunità e hanno smesso di chiedere aiuto”. Quando si sta in strada da tanto tempo, il rischio che la situazione diventi cronica è molto alto ed è difficilissimo accettare aiuto. “I cronici hanno di regola dei percorsi fallimentari alle spalle, e sono per lo più italiani. L’immigrato che esce dal centro di accoglienza e non ha trovato lavoro vive una situazione particolare, non ha niente e riparte da zero. Se gli proponi un posto letto, lo accetta subito ed è più facile che venga a cercarti”. 

Sul giornale si parla anche del Piano freddo attivato, come ogni anno dal Comune. Dal primo dicembre sono 287 i posti messi a disposizione, tra cui una decina di moduli prefabbricati per le persone “irriducibili” che non accettano soluzioni in strutture collettive e una decina nel Centro di accoglienza Rostom destinati a persone con fragilità. L’accesso avviene attraverso l’Help Center della stazione, ma ogni servizio sociale è stato coinvolto in una mappatura che ha permesso di individuare le persone che necessitano di protezione e di assegnarle alle varie strutture. (lp)  

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