2 febbraio 2015 ore: 12:31
Economia

Il diario di uno scrittore senzatetto: "Sono un alcolista che non beve più"

Si intitola "Diario di un alcolista appassionato” il terzo romanzo di Stefano Bruccoleri, già autore di due libri sulla vita tra strada e dormitori. Pubblicato con la sua casa editrice "Senza dimora", potrebbe uscire per la Einaudi
Diario di un alcolista appassionato di Stefano Bruccoleri

TORINO - L’impegnativa del medico di famiglia, che raccomanda un “ricovero ospedaliero per la riabilitazione dalla dipendenza dall’alcol”. Nella valigia soltanto una tuta, due paia di pantaloni, qualche maglietta e il portatile connesso a internet. E all’orizzonte trenta notti in un letto d’ospedale, “per tentare di stabilire una misura diversa, possibilmente azzerata, tra me e il bere”.  Inizia così il terzo romanzo di Stefano Bruccoleri, scrittore nomade e autoproclamato “barbone digitale”, per il fatto d’esser stato uno dei primi italiani ad aprire un blog, mentre già trascorreva le giornate tra le strade e i dormitori di Bologna, Alessandria e Torino. Il suo secondo diario online lo scrittore lo ha aperto nel gennaio del 2013 su una pagina facebook. Era la cronaca, giorno per giorno, di un mese di degenza trascorso nel reparto di Riabilitazione da alcol e farmaci del “Fatebenefratelli” di San Francesco Canavese, in provincia di Ivrea: trenta giorni di annotazioni caustiche e irriverenti che ora sono finite nel suo terzo romanzo, “Diario di un alcolista appassionato”, presentato nei giorni scorsi al centro studi “Sereno Regis” di Torino. 

Della vita in strada, dei suoi viaggi in bicicletta per tutto il paese e del passato da eroinomane Bruccoleri aveva già scritto nei suoi primi due libri, “Via della Casa comunale” e l’”Allevatore di farfalle”, dai quali il regista torinese Giorgio Mignemi ha recentemente tratto uno spettacolo teatrale. Ora, con la stessa onestà senza filtri, che tende spesso a farsi ferocia tout court, lo scrittore ha voluto occuparsi di un altro aspetto della sua vita orgogliosamente fuori da ogni regola. In “Diario” c’è il rapporto ambivalente con l’alcol e con le istituzioni socio-sanitarie, la sessualità debordante e le continue fantasie su psicologhe e infermiere, e una serie di ritratti, ora teneri ora spietati, dei suoi compagni di ricovero: quegli alcolisti che, secondo Bruccoleri, “sono come le leonesse con i cuccioli: prova ad avvicinarti per dir loro che hanno un problema e ti mangeranno vivo. L’alcolista è uno che ha bisogno di tempo, di sbagliare e fare le sue cazzate in pace. Finché, se è fortunato, sarà lui stesso a dire basta”.

Stefano Bruccoleri scrittore

“Per questo - continua - ho abbandonato anche stavolta ogni velleità moralizzatrice. Io non voglio mandare messaggi, per me la scrittura è un fatto egoistico. Scrivo per me stesso, per gratificare il mio narcisismo, per prendere le distanze dai miei problemi. Se poi, in tutto ciò, riesco ad aiutare qualcuno, di certo non mi dispiace”.  Qualche effetto positivo, però, la sua scrittura sembra lo abbia avuto, dal momento che, mentre ancora era in ospedale, in molti gli hanno scritto, confidandogli di aver iniziato a pensare che fosse ora di farla finita con l’alcol.  “Personalmente - continua - da quel ricovero non ho più bevuto. Però quella con l’alcol resta una questione aperta: smettere non è un dato assodato, che rimane per tutta la vita. Al meglio, giorno per giorno, puoi considerarti un alcolista che non beve più”. 

Tanto per rimarcare la refrattarietà a ogni regola imposta, il suo libro Bruccoleri ha voluto produrlo, stamparlo e venderlo in proprio; “perché le case editrici - precisa - tendono a darti più credito se il tuo progetto lo hai già in qualche modo concretizzato”. “A quanto pare - continua - stavolta c’è la concreta possibilità che sia Einaudi a pubblicarlo: cinque anni fa, mi avevano già fatto una proposta simile per 'Via della casa comunale', grazie all’interessamento della scrittrice Simona Vinci, che avevo conosciuto nel drop-in dei senza dimora di via del Porto, a Bologna. Ma allora la cosa mi aveva gettato in un tale stato d’ansia che avevo preferito rinunciare. Ora però sono pronto”.

Nel frattempo, Bruccoleri si è inventato la sua personalissima casa editrice, le edizioni “Senza dimora”: il libro ha intenzione di distribuirlo alle presentazioni, per le strade e durante la sua attività principale, quella di cicloriparatore. (ams)

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