18 giugno 2022 ore: 10:00
Disabilità

Il fascino misterioso dei fondali si svela ai sub non vedenti

L’associazione Albatros Progetto Paolo Pinto ha recentemente aggiunto l’archeologia subacquea tra le attività proposte ai sub non vedenti in Puglia. "Sott’acqua, noi sub non vedenti 'osserviamo': ci soffermiamo sui particolari per capire cosa tocchiamo. È una grande emozione, perché ci sentiamo liberi, ci fidiamo completamente dell’istruttore e tramite il palmo della mano percepiamo le sensazioni di chi si immerge insieme a noi"
pallone di sollevamento

Il mare e il mondo sottomarino sono molto più di ciò che vediamo: è questo il principio su cui si fondano le attività dell’associazione Albatros Progetto Paolo Pinto, che dal 2005 offre a chi non vede la possibilità d’immergersi ed esplorare in sicurezza gli abissi. Ora c’è anche l’archeologia subacquea, tra le esperienze proposte: una novità che ha debuttato ufficialmente a Taranto, dove dal 19 al 23 gennaio si è svolto il primo corso ArcheoPugliAbile, il patrimonio sommerso alla sfida della valorizzazione e dell’accessibilità subacquea dei non vedenti, grazie al sostegno della Regione Puglia e come partner la Soprintendenza nazionale per il Patrimonio culturale subacqueo, la sezione regionale di Uici, il Nucleo carabinieri subacquei, l’associazione l’Anfora e la Jonian Dolphin Conservation. Il corso, primo di questo tipo a livello mondiale, ha fornito ai sub non vedenti le nozioni e le tecniche specifiche dell’archeologica subacquea, rendendo possibili immersioni su percorsi, aree e parchi archeologici sott’acqua, dopo un’adeguata formazione anche culturale.

Albatros è nata 17 anni fa dall’iniziativa di Angela Costantino, in memoria del marito Paolo Pinto, avvocato Inail di Bari, straordinario campione mondiale di nuoto di gran fondo, autore di epiche traversate. "Negli ultimi anni di vita è stato tormentato dalla perdita progressiva della vista", spiega Costantino, presidente dell’associazione. "Per questo ho ideato questo progetto, che ha fatto della sostenibilità e fruibilità delle immersioni subacquee per tutte le disabilità visive il proprio emblema, dopo aver messo a punto, perfezionato e continuamente aggiornato un metodo formativo unico nel suo genere, di enorme successo".
Un metodo basato sull’orientamento guidato delle facoltà di visione e memoria tattile dei sub non vedenti, in modo che possano imparare a fare immersioni esplorative e perlustrative sotto il profilo naturalistico, ottenendo i più elevati standard di autonomia motoria e cognitiva possibili per loro.

Ideatore della didattica subacquea per non vedenti e istruttore dell’associazione fin dal 2005, Manrico Volpi assicura: "I sub non vedenti osservano quello che gli altri sub non vedono. Sembra un paradosso, ma è proprio così: grazie a questa esperienza ho imparato a osservare il dettaglio, ho scoperto io stesso in mare cose che, pur facendo immersione dal 1977, non avevo mai visto. Dal punto di vista didattico, abbiamo trasformato la classica immersione in immersione con autonomia controllata, utilizzando per esempio supporti didattici in Braille che la guida porta sott’acqua. Ultimamente, abbiamo esteso il campo di osservazione anche ai relitti e, recentemente, ai reperti archeologici: un’esperienza meravigliosa. Immergersi con i sub non vedenti è una pratica estremamente gratificante, tanto che, dopo aver iniziato a lavorare con Albatros, non sono più tornato a insegnare subacquea a chi vede, perché c’è troppa disparità nel feedback che ricevo. Questi sub si fidano completamente di me, dandomi così l’opportunità di sviluppare tutto quello che conosco. L’altro lato della medaglia è che non posso sbagliare, devo essere preciso e attento, per questo la formazione degli istruttori è molto importante. Apprendendo questo metodo e vivendo questa esperienza, anche istruttori molto quotati si rendono conto di non aver mai veramente osservato i fondali e le specie: sono i sub non vedenti che ci insegnano a farlo, svelandoci un mondo sottomarino che non conoscevamo".

Tra i primi subacquei non vedenti di Albatros c’è Antonio Tramacere, che ha frequentato il secondo corso organizzato dall’associazione nel 2006. "Da allora, ho avuto la possibilità di fare tante esperienze diverse e di provare le varie specialità, ultima l’archeologia subacquea, una novità assoluta e davvero emozionante. Sott’acqua, noi sub non vedenti osserviamo, è vero: ci soffermiamo sui particolari per capire cosa tocchiamo. È una grande emozione, perché ci sentiamo liberi, senza ostacoli, ci fidiamo completamente dell’istruttore e tramite il palmo della mano percepiamo le sensazioni di chi si immerge insieme a noi. Sono grato di aver potuto riscoprire il mare: quando vedevo, lo vivevo moltissimo, mi piaceva tanto anche la pesca subacquea. Quando ho perso la vista, ho dovuto smettere ed è stato doloroso, traumatico. Tornare sott’acqua, dopo oltre 15 anni, è stato incredibile e sarò sempre grato all’associazione per questa preziosa opportunità che mi ha dato: dal 2006 a oggi ho fatto centinaia di immersioni in tutta Italia e in tutto l’anno. D’estate, inseguo gli istruttori, direi che li marco a uomo: vado a immergermi ovunque sia possibile. La cosa più difficile, inizialmente, è stato fidarsi e affidarsi completamente all’altro. Poi però ho scoperto che, non vedendo, avevo meno paura: sì, c’erano cose che quando vedevo mi spaventavano, mentre ora questa sensazione non esiste. Ma è fondamentale, ripeto, il feeling con l’altro, il contatto palmo a palmo: è questo che rende possibile l’immersione, la scoperta, l’esplorazione, senza barriere e senza paura".

(L’articolo è tratto dal numero di aprile di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)
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