14 ottobre 2014 ore: 12:45
Società

Il giornalismo e l’ipocrisia nel ventunesimo seminario di Capodarco

Si intitola “Rimozioni” l’edizione 2014 (dal 28 al 30 novembre) del tradizionale incontro di formazione organizzato da Redattore sociale, quest’anno accreditato dall’Ordine dei giornalisti. Programma e iscrizioni dal 4 novembre. Ecco l’introduzione
Rs 2014: Rimozioni. Locandina

CAPODARCO DI FERMO – Che filtri usano i giornalisti per selezionare le cose da raccontare? Quanto sono influenzati dalla cultura in cui sono immersi e quanto dagli interessi che, consapevolmente o meno, rappresentano? E che cosa non riescono proprio a vedere?

Con il titolo “RIMOZIONI – Il giornalismo ‘selettivo’ tra ipocrisia e necessità”, il ventunesimo seminario di formazione organizzato da Redattore sociale affronta uno dei nervi più nascosti della professione giornalistica.

L’appuntamento è come sempre alla Comunità di Capodarco di Fermo, dal 28 al 30 novembre 2014, dove oltre 200 giornalisti da tutta Italia seguiranno le quattro sessioni dell’incontro tra workshop tematici, discussioni sulla rappresentazione dei temi sociali e dibattiti sui grandi scenari dell’informazione. Questa volta con una novità: il seminario è accreditato dall’Ordine dei giornalisti per la Formazione professionale continua (Fpc): 16 crediti in totale (4 per ciascuna sessione).

Il programma sarà pubblicato il 4 novembre, giorno in cui si apriranno le iscrizioni, che dovranno essere fatte sia sulla piattaforma nazionale della Fpc che sulla pagina dedicata al seminario nel sito di Redattore sociale per la formazione dei giornalisti. Qui si potranno seguire le evoluzioni, con una prima lista di relatori che sarà pubblicata nei prossimi giorni. 

Partecipanti al seminario del 2013

Di seguito l’introduzione integrale all’edizione 2014:

“Raccontare quello che si vede. È in fondo l'essenza del giornalismo, ciò che lo fa sembrare ai più una professione semplice, ma che invece la rende imperfetta per definizione.
Perché nessuno può vedere tutto; perché non è mai necessario raccontare tutto ciò che si vede; perché spesso è importante farlo alla luce di quello che si è visto, cioè dell’esperienza e della memoria. E perché ciò che si racconta è anche il risultato di un passaggio scrupoloso attraverso i filtri della cultura che ciascun giornalista ha assorbito, della sua condizione personale, del suo grado di conformismo e, sì, degli interessi più o meno legittimi, e che più o meno volutamente, rappresenta.

Il seminario del 2013. Da sinistra, Vito Mancuso, Vinicio Albanesi, Laura Boldrini, Marino Sinibaldi

È in questo passaggio che ognuno può individuare molti sintomi dell'imperfezione del giornalismo. Linguaggi che sottilmente nascondono, neutralità "notarili" che non fanno emergere il contesto e le cause degli eventi, omissioni di dettagli fondamentali. Meccanismi di rimozione di parti della realtà che sono perennemente in agguato di chi invece, per mestiere, dovrebbe perseguire gli obiettivi della ricerca, dell'approfondimento, del rendere noto e comprensibile ciò che succede nel mondo, con rigore e intransigenza.
Sono infiniti gli esempi di queste rimozioni, piccole e grandi ipocrisie, spesso inoffensive e inconsce, altre volte intenzionali e nocive. Sono nei racconti dell'economia e delle sue disuguaglianze, delle guerre, delle migrazioni, della politica, del welfare...
Nel ventunesimo incontro di Capodarco si cercherà di trovare le ragioni dell'ipocrisia non sempre nascosta del giornalismo, confrontandosi con problemi concreti e calandosi dentro una professione che, oltretutto, manifesta serie difficoltà a vedere i profondi cambiamenti che la stanno interessando.”

Per informazioni: 0734 681001; giornalisti@redattoresociale.it.

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