2 ottobre 2013 ore: 16:00
Società

Il governo ha la fiducia. Nel discorso di Letta anche povertà, scuola e diritti

Il discorso del premier al Senato per la richiesta della fiducia (poi ottenuta) al suo Governo. Ribadita l’importanza del Sostegno di inclusione attiva e degli investimenti per i minori, per far sì che il ‘reclutamento della scuola’ possa battere il ‘reclutamento della strada’”
Paolo Tre/A3/contrasto Enrico Letta

ROMA – Il Governo chiede la fiducia. E la ottiene. Quella odierna è stata una delle giornate più delicate e convulse della recente storia italiana. Le fibrillazioni all’interno del centrodestra hanno portato l’Esecutivo su un piano di grande instabilità, tanto da richiedere il passaggio alle Camere per chiederne la fiducia. E dopo aver espresso la propria contrarietà per giorni interi, il Pdl alla fine ha deciso di dire "sì", confermanfo la fiducia al governo Letta-Alfano. 
L’esecutivo dunque è salvo e sembra avere abbondantemente i numeri per governare: i sì, infatti, sono stati 235 (compreso Berlusconi), i no 70. Solamente sei senatori del Pdl alla fine hanno deciso di non partecipare al voto.

Il discorso di Letta. Nel suo discorso al Senato, il premier Enrico Letta ha ripercorso le tappe di questi mesi e ha tracciato le linee guida per l’immediato futuro. Vediamole.
“Basta con al politica da trincea, concentriamoci solo sulle cose che ci sono da fare. Non è una fiducia contro qualcuno, è una fiducia per le italiane e per gli italiani”, ha ammonito Letta. Che ha ricordato anche le cose fatte in materia di politiche sociali e contrasto alla povertà.

Povertà. Ricordando il difficile momento economico e le condizioni di difficoltà vissute da numerose famiglie, Letta ha sottolineato che “non c’è niente di più urgente da fare che mettere in campo strumenti per attenuare la loro disperazione”.
Il capo del governo ha ricordato l’introduzione del Sostegno per l’inclusione attiva (Sia), “soprattutto per le famiglie con figli minori”. Non solo, Letta ha ricordato la Carta per l’inclusione attiva e ha aggiunto che “altre risposte arriveranno”.

Scuola e meridione. “Vogliamo vincere la grande battaglia contro la dispersione scolastica – ha affermato il premier – abbiamo stanziato 15 milioni per far sì che il ‘reclutamento della scuola’ possa battere il ‘reclutamento della strada’”.
Un problema, questo, particolarmente sentito nel Sud Italia, tanto che Letta ha parlato per il Meridione di “secoli di promesse mancate”. Promesse che hanno causato un “allontanamento del Sud dall’Italia e, conseguentemente, dell’Italia dall’Europa”.

Cultura e inclusione. “Non siamo più in grado di sprecare risorse – ha ammonito Letta -, non possiamo permettercelo. La strada però è tracciata: cultura ed educazione devono essere al centro della nostra ripartenza”.
E ha aggiunto: “E’ sul terreno delle Pari Opportunità che dobbiamo muoverci in maniera sempre più incisiva. Il contrasto alle mafie passa attraverso l’investimento nella scuola, nella cultura, nell’università. Mi appello al Parlamento. Servono coraggio e fiducia”.

Giustizia. "Sulla giustizia il nostro lavoro potrà basarsi sulle importanti indicazioni contenute nella relazione del gruppo di lavoro nominato dal presidente napoletano”, ha aggiunto Letta. Tra queste ci saranno "importanti misure per affrontare la questione carceraria".

Immigrazione. Ribadito l’impegno dell’Italia sulla questione migratoria. E citando papa Francesco, letta ha detto: “L’Europa riparlerà finalmente di Mediterraneo”.

Europa. Letta ha posto “crescita e lavoro al centro del nostro semestre di presidenza europea". E ha aggiunto: “Abbiamo il diritto di sognare gli Stati Uniti d’Europa”. Un’Europa a cui si attinge anche per problematiche importanti: “Pensiamo a un Piano per l’edilizia scolastica, da finanziarsi con la banca europea per gli investimenti. Una progetto da 2 miliardi di euro”.

Scacchiere internazionale. Letta ha infine sottolineato il ruolo dell’Italia sulla scena internazionale, a partire dalla crisi siriana. “Importante il nostro contributo, condiviso anche da altri Paesi europei. Una posizione che vuole l’Onu al centro e il necessario impegno umanitario”. (daiac)

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