15 novembre 2018 ore: 11:23
Economia

Il lavoro non basta più: i nuovi poveri sono i precari

Rapporto Caritas in Toscana: nel 43% delle famiglie in povertà assoluta il capofamiglia ha un impiego, ma troppo precario o con reddito basso per consentire una vita economicamente dignitosa. Nella regione 62mila famiglie povere, il doppio rispetto a dieci anni fa. Eppure la Toscana è la regione “meno povera” d’Italia
equilibrista, lavoro, precarietà
Presentazione rapporto sulle povertà in Toscana

FIRENZE – Sono 62mila le famiglie toscane in povertà assoluta (3,8% del totale), complessivamente 143mila persone. Numeri raddoppiati rispetto a dieci anni fa, ma che nel confronto nazionale mettono in capacità una buona resilienza della Toscana, la seconda regione "meno povera" d’Italia dopo il Trentino, la regione cioè con il più basso numero di famiglie in povertà assoluta. Sono i numeri emersi dal secondo rapporto sulle povertà in Toscana dell’Osservatorio sociale regionale, presentato stamani insieme al rapporto della Caritas regionale.

- Secondo il rapporto, non basta avere un lavoro per scacciare la povertà. Non a caso, ammontano al 43% le famiglie in povertà assoluta il cui capofamiglia ha un lavoro, ma talmente precario da non garantire una vita dignitosa sotto il profilo economico. Lo confermano anche i centri di ascolto Caritas, dove sono aumentati del 3% gli utenti che hanno un lavoro, passando dall’11,2% del 2016 al 14,8% del 2017.

La povertà è aumentata soprattutto per le famiglie con componenti in età da lavoro e con figli, mentre sembra aver risparmiato le famiglie con capofamiglia in pensione. Le tipologie familiari più colpite sono le numerose, le monogenitore, quelle con capofamiglia under 35. Migliorano mercato del lavoro, livelli di istruzione e fenomeno giovani Neet. Sembrano invece allargarsi le disuguaglianze intergenerazionali, tra coloro che hanno un reddito e una serie di sicurezze sociali in grado di proteggerli dai possibili percorsi di impoverimento e coloro che, al contrario, non li hanno.

Analizzando i dati Caritas, anche nel 2017 le cosiddette situazioni di povertà cronica (persone conosciute da almeno sei anni) sono più numerose (33,5%) di quelle incontrate per la prima volta nel 2017 (cosiddette nuove povertà) che sono pari al 28,7%. Tra le persone incontrate alla Caritas, sono sempre di più quelle disgregate: quasi un terzo (30,3%), di loro è separato, divorziato o vedovo. Il fenomeno della povertà grave è legato, soprattutto per gli italiani, al basso titolo di studio: oltre il 60% ha un titolo di studio uguale o inferiore alla licenza media.

“Siamo convinti – ha detto l’assessore regionale alle politiche sociali Stefania Saccardi – che l’osservazione sistematica dei fenomeni sociali, dei processi di impoverimento che coinvolgono le persone e le comunità rappresenti un modo serio e responsabile per conoscere, interpretare, agire”.

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