26 ottobre 2022 ore: 11:56
Società

Il “merito” nell'istruzione, Novara: “Non si torni alla scuola elitaria di Gentile”

di Chiara Ludovisi
Il pedagogista interviene nel dibattito sulla nuova denominazione del ministero dell'Istruzione: “L’unico 'merito' che questa modifica ha portato è di rinfocolare il dibattito sulla scuola che, dopo il grande movimento registrato durante la pandemia, dimostrava segni di stanchezza”
daniele novara

Daniele Novara

ROMA – Nuovo nome, soliti, vecchi problemi: per Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti, non è tanto un problema di forma, quanto di sostanza: la scuola del “merito” somiglia ancora troppo alla scuola “elitaria di Giovanni Gentile”. Redattore Sociale gli ha chiesto una riflessione sul “merito”, nei giorni del dibattito sulla nuova denominazione del ministero dell'Istruzione.

“Da quel che vedo, l’unico 'merito' che questa modifica sembra aver portato è di rinfocolare il dibattito sulla scuola che, dopo il grande movimento registrato durante la pandemia dimostrava segni di stanchezza – osserva Novara - Al di là delle questioni nominalistiche, il problema rimane sempre lo stesso: gli insegnanti. Se non si investe sulla loro formazione professionale, ogni docente finirà col ripetere semplicemente il modello dei suoi predecessori senza soluzione di continuità”. Come? “Scegliendo il sistema più scontato: ripetere e far ripetere nozioni. La scuola trasmissiva resta viva e vegeta a dispetto e a discapito di ogni esortazione ministeriale e pedagogica per la mancanza di un vero rinnovamento nella formazione professionale degli insegnanti. Ripetere il modello subito dai propri predecessori appare la soluzione più ovvia. Permette addirittura, a chiunque conosca una materia di presentarsi come candidato a un mestiere raffinato, ma anche impegnativo e difficile, nel suo genere: saper organizzare in maniera didatticamente efficace i processi di apprendimento degli alunni nel contesto sociale della classe”.

Di qui l'appello al nuovo governo, perché “si concentrino davvero su questi temi, così da non lasciare il sospetto che dietro al nominalismo si celi, per l’ennesima volta, l’ideologia del tornare indietro, all’ombra del famoso e famigerato Giovanni Gentile che, nel 1923, in pieno regime fascista, stabilì margini e confini di quella scuola sostanzialmente elitaria che conosciamo ancora oggi”.

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