11 giugno 2015 ore: 10:54
Società

Il Nuovo Cinema Aquila è chiuso. Non per ferie

Ieri la consegna delle chiavi e lo sgombero della struttura, con tre anni di anticipo rispetto alla scadenza del contratto di concessione, revocato il 27 aprile scorso. “Promesse non mantenute: lavoratori a casa e attività interrotta”. La mobilitazione continua

ROMA – Il nuovo Cinema L'Aquila ha chiuso: come previsto dalla revoca della concessione notificata il 27 aprile scorso, il 9 giugno la struttura è stata riconsegnata dal Consorzio Sol.Co, che la gestiva dal 2008, in base a un contratto di aggiudicazione che sarebbe scaduto tra tre anni. Niente a che vedere, almeno ufficialmente, con le vicende di Roma Capitale, sebbene proprio il nome del consorzio sia finito in questi giorni sulle prime pagine dei giornali, con la condanna agli arresti domiciliari di Mario Monge, attuale presidente. Ma le ragioni della sospensione anticipata del contratto sarebbero altre, è stato assicurato alla cooperativa Nca, che di fatto gestiva il cinema da alcuni anni: proprio questa sub concessione dal consorzio alla cooperativa sarebbe, appunto, l'origine dei problemi, ovvero l'illecito amministrativo che ha fatto scattare il meccanismo di revoca. 

Quali che siano le ragioni, comunque, chi fa le spese di eventuali infrazioni sono i lavoratori della cooperativa, in buona parte con disabilità, che oggi restano a casa. “Purtroppo la promessa della continuità dei lavoratori non è stata mantenuta – fa sapere la direzione del cinema – come assicurato e ribadito anche recentemente in conferenza stampa dai rappresentanti dell'amministrazione”. Non solo: l'attività del cinema, che secondo gli impegni assunti dalla stessa amministrazione non avrebbe dovuto subire interruzioni, di fatto è sospesa: una chiusura che rischia di passare per una semplice “vacanza estiva”, ma che pone un grosso punto interrogativo sul futuro della struttura, bene sottratto alla criminalità organizzata e restituito agli abitanti di un quartiere che oggi lotta contro il degrado e chiede a gran voce spazi e azioni di riqualificazione sociale e culturale. Che passava indubbiamente anche attraverso il Nuovo Cinema L'Aquila. 

“I lavoratori del cinema, non potendo accettare questo stato di cose, denunciano all’opinione pubblica quella che ritengono essere un’ingiustizia e creano una mobilitazione – dichiara il direttore, Fabio Meloni - Tale mobilitazione avanza inoltre le seguenti richieste: la tutela e la continuità dei posti di lavoro; la conferma dei criteri presenti nel bando del 2004; la tutela dell’autonomia e dell’indipendenza politica della programmazione e delle attività svolte (così come è stato fino ad oggi); il riconoscimento pubblico da parte dell’amministrazione comunale del valore e della qualità delle attività realizzate durante questi sette anni”. 

A queste richiesta aveva replicato l'assessore alla Cultura Giovana Marinelli, che il 30 aprile scorso aveva dichiarato che il nuovo bando “ripercorrerà nelle sue linee quello precedente, a salvaguardia delle finalità socio culturali di un bene con queste caratteristiche” riservandolo così alle cooperative sociali”. Ora il bando c'è, sarà aperto fino a metà luglio. “Ma non è presente alcun riferimento alla tutela dei lavoratori e alla continuità della loro occupazione - precisa Meloni - Stupisce che Roma Capitale non riconosca il lavoro che, durante questi anni, ha reso il Nuovo Cinema Aquila uno dei più grandi poli italiani del cinema indipendente”. E in quanto alla revoca e alle sue ragioni ufficiali, “le presunte irregolarità gestionali sollevate dal dipartimento Cultura (che diventeranno reali solo se confermate dal Giudice amministrativo) lasciano molte perplessità, pur non essendo diretta responsabilità dei lavoratori del cinema - continua Meloni - Perché tali irregolarità vengono rilevate a solo ora, avviando un procedimento irrevocabile e celere senza passare attraverso chiarimenti, diffide o valutazioni legali approfondite? Se invece si trattasse solo di interpretazioni della normativa vigente eccessivamente forzate?”.

E proprio sugli autori di queste “interpretazioni” Meloni solleva alcuni dubbi, andando a colpire al cuore quell'amministrazione capitolina di cui stanno emergendo, giorno dopo giorno, pesanti responsabilità: “Alcuni dirigenti di Roma Capitale nel 2004, in prima istanza, assegnarono il Nuovo Cinema Aquila ad un soggetto che non aveva i requisiti richiesti dal bando, così come poi venne confermato dal Tar e dal Consiglio di Stato – ricorda Meloni - La maggior parte dei dirigenti che già all’epoca tentò quindi di assegnare il Nuovo Cinema Aquila senza il rispetto delle norme, oggi continua ad operare con ruoli di alto profilo e responsabilità amministrativa della cosa pubblica – denuncia - Perché chi sbaglia per conto della pubblica amministrazione resta a governare per questa città, mentre chi subisce eventuali errori commessi dagli altri perde il proprio posto di lavoro senza alcuna tutela?” (cl)

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