8 aprile 2016 ore: 13:40
Società

Il Papa apre ai divorziati risposati: non condannati per sempre

Pubblicata oggi l'esortazione apostolica Amoris laetitia "I divorziati che vivono una nuova unione possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide". Il Papa esorta a valutare caso per caso
Papa Francesco parla al microfono

Roma - "I divorziati che vivono una nuova unione possono trovarsi in situazioni molto diverse, che non devono essere catalogate o rinchiuse in affermazioni troppo rigide senza lasciare spazio a un adeguato discernimento personale e pastorale". Lo scrive papa Francesco nella esortazione apostolica Amoris laetitia pubblicata oggi, in cui sottolinea che "nessuno puo' essere condannato per sempre, perche' questa non e' la logica del Vangelo".

"Una cosa è una seconda unione consolidata nel tempo, con nuovi figli, con provata fedelta', dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell`irregolarita' della propria situazione e grande difficolta' a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe". Oppure "il caso di quanti hanno fatto grandi sforzi per salvare il primo matrimonio e hanno subito un abbandono ingiusto, o quello di 'coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell`educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido'".

- Diverso il caso di una "nuova unione che viene da un recente divorzio, con tutte le conseguenze di sofferenza e di confusione che colpiscono i figli e famiglie intere, o la situazione di qualcuno che ripetutamente ha mancato ai suoi impegni familiari. Dev`essere chiaro che questo non e' l`ideale che il Vangelo propone per il matrimonio e la famiglia".

Con queste precisazioni il Papa accoglie "le considerazioni di molti Padri sinodali, i quali hanno voluto affermare che 'i battezzati che sono divorziati e risposati civilmente devono essere piu' integrati nelle comunita' cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo'". Deve prevalere cioe' una "logica dell'integrazione". La partecipazione alla vita della Chiesa "puo' esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre percio' discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate. Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo".

Papa Francesco invita al "discernimento personale e pastorale dei casi particolari, che dovrebbe riconoscere che, poiche' 'il grado di responsabilita' non e' uguale in tutti i casi', le conseguenze o gli effetti di una norma non necessariamente devono essere sempre gli stessi, nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento puo' riconoscere che in una situazione particolare non c`e' colpa grave". Il Papa sottolinea che "l`Eucaristia 'non e' un premio per i perfetti, ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli'". (DIRE)

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