Il pasticcio della social card: tutto bloccato per gli emendamenti di Lega e M5S
ROMA – Beneficiari al di sotto delle aspettative, ritardi in tutte le città coinvolte e un percorso ad ostacoli dovuto non solo alle lentezze burocratiche, ma anche alle scelte politiche dell’ultima ora: quella della nuova social card (o se volete del Sia) è proprio una “sperimentazione sfortunata”. Nei corridoi ministeriali si cerca di sdrammatizzare, ma guardando i dati provvisori che arrivano dalle 12 città con più di 250 mila abitanti interessate dalla misura e le notizie provenienti dalle aule parlamentari c’è poco da ridere.
L’ultima batosta per chi, in povertà assoluta, ha come unico sussidio proprio la Carta acquisti, sia ordinaria che sperimentale, arriva proprio dal Parlamento. L’ennesimo “pasticcio” sulla social card è accaduto durante la conversione in legge del decreto 150, il cosiddetto Milleproroghe. Al comma 15 dell’articolo 9 del testo, infatti, era prevista una proroga al gestore delle carte acquisti, cioè Poste italiane. Una proroga necessaria, fanno sapere gli addetti ai lavori, a garantire prima di tutto le erogazioni della vecchia social card e poi le prime di quella sperimentale. Il testo, inoltre, assicurava gli accrediti sulle vecchie card da 40 euro al mese per le mensilità di novembre e dicembre 2013 attingendo 35 milioni dal fondo destinato agli esodati. Tuttavia, il comma incriminato era stato contrastato sia da Lega Nord che dal Movimento 5 stelle che ne avevano chiesto (e successivamente ottenuto) la soppressione con due emendamenti, rispettivamente a firma di Massimiliano Fedriga per la Lega e a prima firma di Emanuele Cozzolino per il M5s.
A giochi fatti è soprattutto la Lega a cantare vittoria. Su Facebook è Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, a commentare la notizia. “Accolta la proposta della Lega Nord! Restituiti al fondo per gli esodati i 35 milioni di euro che erano stati “scippati” per girarli alla Social card estesa agli immigrati”. Peccato, però, che i 35 milioni non sarebbero finiti alla Social card estesa agli stranieri, ma a quella destinata ai cittadini italiani. La Carta acquisti ordinaria a cui si fa riferimento Salvini, infatti, parte con le mensilità di gennaio e febbraio 2014, poiché prevista dall’ultima legge di stabilità.
Ma non è tutto. Anche lo “scippo” pare sia del tutto inesistente. Negli uffici ministeriali, infatti, sui 35 milioni si borbotta a denti stretti un’altra versione. Non sarebbero stati “sottratti” agli esodati, ma assegnati al nuovo scopo perché disponibili e non utilizzabili altrimenti. Diversamente, non sarebbe stato possibile prenderli. Ora, invece, di certo c’è che quei 35 milioni non andranno né agli esodati, né ai poveri assoluti. “Risorse perse”,dice qualcuno mordendosi il labbro. Soprattutto perché chi ha mirato a “ridare i soldi agli esodati”, ha finito per colpire l’unico fragile strumento a favore dei poveri. Sarebbe già abbastanza, ma la vicenda non finisce qui, perché i soldi per le mensilità di novembre e dicembre 2013 sono stati erogati ugualmente, nonostante la soppressione del comma. A questo punto, presi chissà dove.
Con i 35 milioni, però, è affondata nelle acque di Montecitorio anche la proroga a Poste italiane e la possibilità di pagare le prime due mensilità (gennaio e febbraio 2014) nelle città che hanno già stilato una graduatoria, seppur provvisoria, di beneficiari della nuova carta sperimentale. Per indire una nuova gara c’era bisogno di individuare le risorse in legge di stabilità. Una necessità che ha aperto la strada obbligata della proroga a Poste italiane per permettere di espletare tutte le procedure per l’individuazione del nuovo soggetto. E così ai ritardi dovuti alla burocrazia si sono sommati quelli della politica che non ha ritenuto opportuno confermare quanto suggerito inizialmente nel decreto Milleproroghe. Quindi niente proroga e corse pazze nei corridoio del ministero dell’Economia per stringere i tempi della nuova gara che necessita di tempi tecnici per poter sostenere una sperimentazione che stenta a decollare.
Sui territori, intanto, si collezionano le sventure della Social card. Mentre sulla Carta acquisti tradizionale aperta agli stranieri (quella del 2014) si scopre che negli uffici postali i terminali non sono pronti per accogliere le domande degli stranieri, sulla nuova card le lamentele non si contano più. Nonostante sia stata pensata circa due anni fa, nella maggior parte delle città coinvolte (con l’unica eccezione per Roma) il bando è chiuso da circa 8 mesi e solo in poche città si conosce già una graduatoria provvisoria. Ma i dati sono tutt’altro che positivi. A partire da Milano, dove su circa 1.500 card assegnabili, in graduatoria ad oggi ci sono soltanto poco meno di 700 nominativi. Oppure a Bologna, con 127 domande idonee contro 450 card assegnabili. O anche a Bari che ha messo in graduatoria provvisoria circa 320 nomi contro circa 800 card disponibili. Per non parlare di Venezia, dove in graduatoria ci sono solo una novantina di nomi, contro le 300 card pronte.
A non deludere le attese, per il momento, solo Palermo (con quasi 1.500 beneficiari in graduatoria e altrettante card assegnabili) e Torino, (con oltre 900 nomi in graduatoria per lo stesso numero di card). Tuttavia, per tutte le città occorrerà attendere gli esiti dei possibili ricorrenti per tirare le somme. Ma anche per questa operazione servirà del tempo. Bisognerà attendere, infatti, gli sviluppi nella capitale, dove il bando si è chiuso il 28 febbraio 2014. Qui i dati sulle domande fanno ben sperare: quasi 8mila richieste su cui l’Inps, come in tutti gli altri casi, dovrà esprimersi in merito alla reale condizione economica dei richiedenti. Ma visti i risultati dei controlli nelle altre città, il finale non è poi così scontato. (ga)