15 gennaio 2017 ore: 14:30
Disabilità

Il quotidiano fa il titolo ad effetto: "Offende i disabili, subito le scuse"

Per raccontare la disavventura di un gruppo di turisti tedeschi (fra loro nessuna persone disabile) la locandina de "La voce di Mantova" gioca con le parole e usa "mongoli" come sinonimo di idioti. Una lettera aperta della Ledha sottolinea il senso dispregiativo e il riacutizzarsi dello stigma nei confronti delle persone con sindrome di Down
Mongoli in mongolfiera Voce Mantova giornale
MILANO - La parola "mongoli" per indicare in senso dispregiativo un gruppo di persone ritenute stupide, idiote, decisamente inesperte e incompetenti. Una parola usata per fare il titolo ad effetto, e utilizzata su quelle locandine posizionate accanto alle edicole per invogliare la gente a comprare il giornale. Il tutto partendo probabilmente solamente dall'assonanza con la parola "mongolfiera", l'oggetto protagonista del  fatto di cronaca.
Mongoli in mongolfiera Voce Mantova giornale
  Un uso del termine, però, che non è piaciuto alla Ledha, la Lega per i diritti delle persone con disabilità, che ricorda l'utilizzo di "mongolo" per indicare non gli abitanti della Mongolia ma le persone con sindrome di Down, a lungo descritte in passato con questo termine dispregiativo. Una circostanza che spinge la Ledha a parlare di "parole che non vogliamo più vedere" e a chiedere le scuse del direttore del quotidiano incappato in questa vicenda, "La voce di Mantova".
 
Ecco il testo della lettera aperta scritta da Giovanni Merlo e Ilaria Sesana.
 
Quelle parole che non vogliamo più vedere
 
Il quotidiano "La Voce di Mantova" ha diffuso una locandina che offende gravemente le persone con sindrome di Down. LEDHA chiede pubbliche scuse al giornale e un gesto di riparazione.
 
Sabato 7 gennaio 2017 le locandine esposte davanti alle edicole della provincia di Mantova hanno esposto la testata del quotidiano “La voce di Mantova” con questo titolo: “Mongoli in mongolfiera a fuoco dopo l’atterraggio sui cavi dell’alta tensione”. Chiariamo subito un possibile equivoco: le persone vittime dello sfortunato incidente a bordo di una mongolfiera non sono abitanti della Mongolia. Sono cittadini tedeschi e, per inciso, dalle cronache non risulta che nessuno fra questi sia una persona con Sindrome di Down.
 
Forse in questo caso nessun titolista avrebbe “osato” usare un termine così offensivo. Nessun problema invece a usare il termine “mongolo” come un semplice dispregiativo.  Così come nel linguaggio comune e volgare vengono utilizzati termini come “idiota”, “stupido”, “impedito”. Tutte parole, e non è un caso, che in passato venivano utilizzate per identificare persone con disabilità e che solo successivamente sono diventate insulti.
 
Il titolista (e chi ha successivamente autorizzato la stampa e diffusione della locandina) non si è posto nessun problema sul fatto che utilizzando la parola “mongoli” migliaia di persone con sindrome di Down potessero essere, ancora una volta, ferite nel profondo e sentirsi indicate come metro di misura della non adeguatezza dei comportamenti sociali. E poco importa che ormai da decenni le persone con disabilità abbiano dimostrato che, nelle giuste condizioni personali, familiari e sociali, possono superare ogni stigma. Possono vivere, gioire e soffrire, lavorare, mettere su casa e famiglia esattamente come tutti gli altri. Nessuna empatia neanche verso questo gruppo di turisti tedeschi. Forse solo un po' imprudenti.
 
VERGOGNA!
 
Come LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità esprimiamo tutto il nostro sconcerto nel constatare come ancora oggi - nel 2017 - un quotidiano possa utilizzare il termine “mongoli” in modo dispregiativo e insultante.
 
Quella parola non solo ha offeso e ferito migliaia di persone con disabilità. Ma offende gravemente tutti quei genitori che – ogni giorno e tra mille fatiche – combattono per consentire ai loro figli di uscire dagli stereotipi, dall’emarginazione, dalla derisione. Sminuisce il lavoro delle associazioni impegnate quotidianamente – e con risorse sempre più limitate – per l’inserimento scolastico, sociale e lavorativo delle persone con sindrome di Down e di tutte le persone con disabilità.
 
“Persona” è la parola chiave. La sua condizione viene dopo. Sempre. Questa è una delle indicazioni fondamentali che giungono dalla “Convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità” ratificata e quindi legge dello Stato Italiano.
 
Riteniamo che di fronte a quella frase non possano esserci giustificazioni di sorta. Il direttore della testata giornalistica è responsabile anche di quello che viene stampato e diffuso sulle locandine esposte fuori dalle edicole. Per questo chiediamo al direttore responsabile de “La Voce di Mantova” di scusarsi pubblicamente e di proporre qualche gesto di riparazione concreta al danno inferto alle persone con disabilità e, in particolare, alle persone con sindrome di Down.
 
Inoltre, come associazione impegnata per la tutela dei diritti delle persone con disabilità, abbiamo inviato formale segnalazione al Consiglio di disciplina dell’ordine dei giornalisti per chiedere che questo comportamento venga adeguatamente sanzionato. Ci riserviamo infine di valutare se ricorrere o meno in sede legale.
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