15 marzo 2021 ore: 12:42
Disabilità

Il ritorno della Dad. Studenti disabili di nuovo soli in classe?

di Chiara Ludovisi
“Nella scuola della didattica a distanza gli alunni con disabilità devono poter frequentare insieme ai loro compagni e a tutti i loro insegnanti”: lo ribadisce il Coordinamento italiano insegnanti di sostegno. Appello al ministro Bianchi: “Si diano indicazioni univoche alle istituzioni scolastiche rispetto alla frequenza di un piccolo gruppo eterogeneo di alunni”
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ROMA - Le scuole tornano a chiudere, in gran parte d'Italia. E gli studenti tornano in Dad. Diversamente dalla prima “ondata” di scuola a distanza, però, questa volta è stato chiaro fin dal principio che gli studenti con disabilità potranno continuare a recarsi a scuola. E una circolare del ministero dell'Istruzione ha subito precisato che, pur non essendo la frequenza obbligatoria per gli studenti con disabilità e Bes, qualora questa sia la strada scelta, dovrà essere garantita la “effettiva inclusione”, attraverso la presenza di piccoli gruppi eterogenei. “Le istituzioni scolastiche non dovranno limitarsi a consentire la frequenza solo agli alunni e agli studenti in parola – si legge - ma al fine di rendere effettivo il principio di inclusione valuteranno di coinvolgere nelle attività in presenza anche altri alunni appartenenti alla stessa sezione o gruppo classe – secondo metodi e strumenti autonomamente stabiliti e che ne consentano la completa rotazione in un tempo definito – con i quali gli studenti Bes possano continuare a sperimentare l’adeguata relazione nel gruppo dei pari, in costante rapporto educativo con il personale docente e non docente presente a scuola”.

La realtà però, oggi come allora, sembra andare in un'altra direzione. E' quanto denuncia il Coordinamento italiano insegnanti di sostegno, che insieme ad alcune associazioni, tra cui Autismo Abruzzo onlus, ha indirizzato al ministro Bianchi una lettera, in cui denuncia: “Oggi assistiamo a un rincorrersi di indicazioni da parte di provvedimenti governativi e persino ministeriali, fino a quelli territoriali e delle singole istituzioni scolastiche, che rimandano a forme di organizzazione, peraltro definite inclusive, che reintroducono realtà cancellate dal nostro sistema scolastico da quasi 50 anni, che ricordano le abolite 'classi differenziali'. Ovunque si legge che le classi, a fronte della sospensione delle lezioni, si aprono unicamente per gli alunni con disabilità e/o per gli alunni con Bes; in esse vi entrano quasi esclusivamente i docenti specializzati per il sostegno, forse qualche figura educativa e in rarissimi casi i docenti disciplinari. Molti genitori, fortemente preoccupati, ci scrivono, chiedendoci dove sia la valenza inclusiva di una impostazione organizzativa, che contraddice senza alcun dubbio l’approccio inclusivo che da anni caratterizza la scuola italiana. Noi stessi ci chiediamo quale tipo di scuola si stia promuovendo, nel momento in cui, in netto contrasto con le stesse indicazioni pedagogico-culturali, si agisce per 'etichette e acronimi', indicando soluzioni che attestano la nostra incapacità di crescere, fra diversi, nello stesso contesto sociale e insistendo nel separare 'i capaci dai meno capaci'. Riteniamo grave quanto si sta verificando nelle nostre scuole e lesivo proprio dei diritti in capo a ciascun alunno che, in quanto cittadino, ha il diritto di imparare a crescere e di apprendere insieme ai coetanei in contesti inclusivi aperti e non all’interno di 'classi ghetto'”.

Di qui l'appello al ministro Bianchi, “affinché, a fronte di accertate condizioni di sicurezza, peraltro possibili in contesti che accolgono pochi alunni, nel pieno rispetto delle regole anti Covid, si diano indicazioni univoche alle istituzioni scolastiche italiane rispetto alla frequenza, per ciascuna classe, di un piccolo gruppo eterogeneo di alunni, fra cui anche l’alunno con disabilità, con la presenza, secondo il proprio orario, di tutti i docenti della classe, ovvero delle figure professionali coinvolte”.

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