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16 gennaio 2015 ore: 15:13
Non profit

Il terzo settore? Ecco che cos’è. La definizione nella legge di riforma

Partito in commissione Affari sociali l’esame degli emendamenti al testo del governo. Al nuovo articolo 1 si spiega di chi si parla: “enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche”. Beni: “Nessuna divergenza sostanziale”. Patriarca: “Avanti nonostante ostruzionismo del M5S”
Terzo settore. Bambino scrive alla lavagna

ROMA – Anzitutto, la definizione. La discussione sulla legge delega di riforma del terzo settore fa un altro passo avanti in Commissione Affari sociali alla Camera dei deputati: nella seduta di ieri è iniziato l’esame del testo e dei singoli emendamenti (sono 430) presentati dai deputati, e si è arrivati ad un primo risultato. La relatrice, Donata Lenzi (Pd), riprendendo i contenuti di alcune delle proposte di modifica, ha proposto una riformulazione dell’emendamento 1.12 (prima firma Fossati), sulla quale il governo (con il sottosegretario Bobba) ha espresso parere positivo. Si tratta del primo comma dell’articolo 1, quello che contiene la definizione stessa dell’oggetto della legge, ciò di cui si sta parlando.

Il testo - che con buona probabilità sarà approvato durante la prossima seduta - afferma che “per terzo settore si intende il complesso degli enti privati costituiti con finalità civiche e solidaristiche, che promuovono e realizzano, senza scopo di lucro, attività d’interesse generale, anche attraverso la produzione e lo scambio di beni e servizi di utilità sociale in attuazione del principio di sussidiarietà, in coerenza con le finalità stabilite nei rispettivi statuti o atti costitutivi”. Tale riformulazione, ha precisato la relatrice, tiene conto anche delle proposte di modifica presentate dalle deputate Miotto (Pd) e Grillo (M5S). Il testo originario del governo, pur non discostandosi di molto nei contenuti, non conteneva però una vera e propria definizione di “terzo settore”.

Il testo così come riformulato da Lenzi non è stato messo ai voti ieri sia in ragione della richiesta di sospensione da parte del Movimento 5 Stelle per l’esame dello stesso, sia a causa dei tempi stretti della seduta, ristretta in 55 minuti a causa della contemporanea discussione in Aula sulle riforme costituzionali, che come previsto restringe i tempi a disposizione per i lavori delle commissioni.

Complessivamente il disegno di legge delega sulla riforma del terzo settore ha visto la presentazione di 430 emendamenti: sul primo articolo (finalità e oggetto) ne sono stati presentati 64; sul secondo articolo (principi e criteri direttivi generali) ne sono arrivati 139, sull’art. 3 (attività di volontariato e di promozione sociale) ce ne sono 25; sull’art. 4 (che riguarda l’impresa sociale) sono 82; sull’articolo 5 (che verte sul servizio civile universale) ne sono stati presentati 45; sull’articolo 6 (Misure fiscali e di sostegno economico) ve ne sono 74 mentre 3 emendamenti sono stati presentati sull’ultimo articolo, il settimo.

Soddisfatto il commento di Edoardo Patriarca (Pd): “Abbiamo cominciato a lavorare bene sull’articolo 1 e contiamo di proseguire speditamente su questa strada: le condizioni ci sono tutte pur in presenza di un’attività ostruzionistica, o comunque da combattimento, del Movimento 5 Stelle, che inevitabilmente comporterà comunque un rallentamento”. Precisato che “le forze politiche della maggioranza sono univoche e contiamo di procedere velocemente”, Patriarca afferma che a parte uno scarso rigore nelle proposte, da parte dei rappresentanti Cinque Stelle vi è “un pregiudizio che inficia tutto” e cioè che “il terzo settore è marcio al 90% come è marcio il terzo settore romano” (il riferimento evidente è alle vicende di Mafia Capitale).

Anche Paolo Beni sottolinea che “non ci sono sostanziali divergenze” sul primo comma dell’articolo uno, “che va scritto bene perché contiene la definizione dell’oggetto della legge delega” e immagina che già nella prossima riunione della commissione questo e altri emendamenti possano essere posti in votazione. Quanto all’atteggiamento dei Cinque Stelle, Beni intravede un “atteggiamento diffidente nei confronti del ddl nel suo complesso”, ma parla anche di un “approccio volto a capire meglio e a puntualizzare”. E’ vero che questo approccio “è viziato da un eccesso di diffidenza nei confronti del mondo del terzo settore, ma la discussione serve a chiarirsi e a permettere anche a loro di contribuire al testo”. “Se per fare bene la legge delega serve più tempo, lo impiegheremo”, dice. (ska)

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