Il volontariato? "Fa stare meglio con se stessi"
FIRENZE - Oltre la metà dei volontari ritiene che, grazie all’attività di volontariato, si sente meglio con se stesso. E’ quanto emerge dallo studio "I Profili del volontariato italiano. Un popolo che si impegna per una società più coesa" condotto dalla Fondazione Volontariato e Partecipazione in collaborazione con il Banco Popolare. La ricerca verrà presentata in anteprima nazionale giovedì 22 ottobre alle 17 a Modena nell’Auditorium Centro Famiglia di Nazareth. Secondo la ricerca, solo l'1% dei volontari ritiene che l'attività non abbia apportato vantaggi alla sua vita o che ci siano più svantaggi che vantaggi.
Nello specifico, il senso di soddisfazione e di realizzazione personale rappresenta il maggiore beneficio che i volontari OdV indicano come effetto dell’attività svolta (“sentirsi meglio con sé stessi” al 51,3%). Anche il beneficio “sociale” dell’allargamento della propria rete di rapporti interpersonali e quindi di una crescita dell’integrazione sociale viene percepito come importante dal 36,2% degli intervistati. Sulla stessa linea si collocano coloro che dicono che fare volontariato ha migliorato la loro capacità di relazione con gli altri (16,4%). C’è poi un 6,1% dei volontari delle OdV che dice di aver acquisito competenze utili per la propria professione e un 15,7% di coloro che dichiarano di aver così valorizzato precedenti esperienze e capacità.
Importante è anche la percezione che fare volontariato abbia attivato dei processi di cambiamento e di crescita personale: “Ha cambiato il mio modo di vedere le cose”, così dice il 28,4%; “ha sviluppato la mia coscienza civile e politica”, così si esprime il 23,6% dei volontari OdV; “sono più informato”, ancora il 15,8%.
Per quanto riguarda le motivazioni, quella che spinge 7 volontari su 10 a svolgere attività di volontariato nelle OdV è una motivazione valoriale pura: l’adesione alle finalità del gruppo (“credere nella causa sostenuta dal gruppo”). Emerge al secondo posto nella graduatoria delle risposte la motivazione prettamente di stampo solidaristico (“dare un contributo alla comunità” al 43,5%, ma anche “l’urgenza di fare fronte a bisogni che i servizi pubblici non soddisfano” al 19,4%). Distanziati nelle adesioni sono gli altri tipi di motivazione: quella di affermazione individualistica sia valoriale sia “strumentale” (“il seguire le proprie convinzioni” al 13%; “il valorizzare le proprie capacità” al 93%; “l’arricchimento professionale” al 5,5%; “il mettersi alla prova” al 4,1%; e quella del bisogno di integrazione sociale (“per stare con gli altri” al 18,4%; “il seguire gli amici” all’11,1%).