23 settembre 2013 ore: 11:01
Famiglia

Ilo: lavoro minorile più diffuso nelle regioni a reddito medio-alto

Sono 93,6 milioni i bambini che lavorano nel mondo (su un totale di 168) si trovano in paesi a medio reddito e 12,3 milioni si trovano in paesi a reddito medio-alto. Il 26% delle persone coinvolte nel lavoro forzato sono minorenni
Fabio Cuttica/Contrasto Lavoro minorile

ROMA - Non sono i paesi più poveri, ma quelli a reddito medio e medio-alto quelli in cui i bambini lavorano di piùin termini assoluti: “93,6 milioni di bambini che lavorano nel mondo (su un totale di 168) si trovano in paesi a medio reddito e di questi 12,3 milioni si trovano in paesi a reddito medio alto. Lo afferma il Rapporto “Marking progress against child labour: Global estimates and trends 2000-2012” (Misurare i progressi nella lotta contro il lavoro minorile: stime e tendenze globali 2000-2012) presentato questa mattina dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), che sottolinea come “la lotta al lavoro minorile non è in alcun modo limitata ai paesi più poveri”. Il dato si associa a quello di un altro recente rapporto dell’Ilo che afferma come il lavoro minorile è più diffuso nelle famiglie povere ma non è limitato ad esse (Ilo-Ipec World Report on child labour. Economic Vulnerability, social protectiona and the fight agaist child labour. Ipec, Geneva, 2013).

In termini assoluti, il numero di bambini lavoratori si trova in Asia e nella regione del Pacifico, mentre l’Africa Subsahariana è la regione con la più alta percentuale di lavoro minorile. Nella fascia di età complessiva di 5-17 anni, i bambini lavoratori sono 77,7 milioni in Asia e nel Pacifico, 59 milioni nell’Africa a sud del Sahara, 12,5 milioni in America Latina e scendono a 9,2 milioni nel Medio Oriente e in Nord Africa. In termini relativi, sempre nella fascia di età 5-17 anni, le maggiori preoccupazioni restano nell’Africa Subsahariana in cui lavora più di un bambino su 5(21% della popolazione minorile), mentre la percentuale diminuisce al 9% in Asia e Pacifico e in America Latina e Caraibi e arriva all’8% in Medio Oriente e Nord Africa.

Trentotto degli 85 milioni di bambini oggi coinvolti in attività dannose per la loro salute e la loro crescita, fanno parte della fascia di età più fragile ovvero quella tra i 5 e i 14 anni. Si tratta di bambini che lavorano la notte, sono esposti ad abusi fisici o sessuali, lavorano sotto terra o sotto l’acqua, a contatto con macchinari o strumenti di lavoro pericolosi, esposti a sostanze, rumori o temperature dannose per la loro salute. La maggior parte dei bambini impegnati in lavori pericolosi si trova nella regione di Asia e Pacifico (33,9 milioni) e in quella dell’Africa Subsahariana (28,8 milioni).

Il lavoro forzato. Il lavoro forzato nel 2012 riguarda 5,5 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Si tratta del 26% del totale delle 20,9 milioni di persone costrette a lavorare nel mondo. Varie sono le forme di lavoro forzato: sfruttamento sessuale (960mila bambini); sfruttamento nel lavoro (3.780mila); lavoro forzato imposto dallo Stato (709mila).
L’agricoltura rappresenta il 59% delle attività lavorative in cui sono coinvolti minorenni (98 milioni di bambini lavorano nei campi), ma il rapporto dell’Ilo evidenzia anche una crescita dell’infanzia occupata nel settore dei servizi: dal 2008 al 2012 la percentuale è cresciuta dal 26% al 32%.

Per quanto riguarda la distinzione per sesso, non vi è differenza nel coinvolgimento di bambini e bambine nella fascia di età 5-11 anni, mentre tra i 15 e i 17 anni i ragazzi che lavorano sono per l’81 per cento di sesso maschile (29,8 milioni in più delle ragazze). Tuttavia queste stime non tengono conto delle incombenze domestiche che in molte società coinvolgono soprattutto ragazze. (lj)

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