17 aprile 2015 ore: 18:41
Immigrazione

Immigrati, Arci: "Come hanno potuto morire così 400 persone?"

L'associazione: "Ancora una volta chiediamo di fare scelte concrete e non chiacchiere: aprire canali umanitari che permettano alle persone di venire a chiedere asilo in Europa, riattivare Mare Nostrum, impedire un’altra tragedia simile". La testimonianza di un sopravvissuto
Alfredo Falvo/Contrasto Sbarchi a Lampedusa

Foto: Alfredo Falvo/Contrasto

ROMA  -"Un’operatrice dell’Arci nazionale ha raccolto la testimonianza di uno dei sopravvissuti al naufragio avvenuto il 14 aprile in cui ben 400 persone hanno perso la vita".  E' quanto si legge in una nota. "Tra i morti ci sarebbero anche molti giovani, probabilmente minori. Solo 144 persone sono state ripescate in mare dagli uomini della Capitaneria di porto, dopo che il barcone su cui viaggiavano si è rovesciato.  
Sembra che una nave abbia assistito al naufragio da vicino, altre ancora erano in zona, un elicottero sorvolava la zona. Come hanno potuto morire in questo modo 400 persone? Perché sono solo 9  su 400, i corpi recuperati e portati a terra? Di chi è la responsabilità di questa ennesima tragedia?"
 
"Ancora una volta chiediamo di fare scelte concrete e non chiacchiere: aprire canali umanitari che permettano alle persone di venire a chiedere asilo in Europa, riattivare Mare Nostrum, impedire un’altra tragedia simile. La magistratura indaghi su chi avrebbe dovto intervenire e di chi sono le colpe; il Parlamento chieda conto al Governo e si attivi affinchè si possa ripristinare un’operazione finalizzata al soccorso e al salvataggio con le stesse caratteristiche di Mare Nostrum". 
 
Di seguito la testimonianza di uno dei sopravvissuti. "Siamo partiti domenica mattina alle 5 dal porto Libico di Zuara. Eravamo su un barcone in 600, che ne avrebbe potuti contenere molti meno. Eravamo principalmente nigeriani, maliani, senegalesi, gambiani e del Corno d'Africa. La barca era a tre piani, uno sotto il livello dell'acqua e due sopra. Eravamo talmente sovraccarichi che non ci potevamo muovere. Nel primo pomeriggio del lunedì, temevamo di aver perso la rotta e di essere in acque tunisine, invece eravamo probabilmente già in acque internazionali. Abbiamo lanciato degli SOS alla guardia costiera italiana. Alle 17.30 abbiamo visto una nave avvicinarsi. Ce n'erano altre due all'orizzonte, una blu ed una gialla. Una era vicina a noi, era bianca. Abbiamo temuto che fosse una barca dei libici che quindi ci riportasse nelle prigioni in cui la maggior parte di noi eravamo stati torturati e da cui eravamo fuggiti. Tra di noi sono nate delle discussioni sul fatto che la nave fosse italiana o libica. Quelli che erano nella stiva volevano salire per vedere. La nave davanti in più era vicina e i suoi motori creavano delle onde che arrivavano alla nostra nave. Il movimento creato all'interno della nave da chi voleva capire se fidarsi della nave di salvataggio ha fatto ondulare la nave per due volte, alla terza si é capovolta. È stata una tragedia. Almeno 400 persone sono morte. Da un elicottero che stava sopra di noi e dalla nave ci lanciavano dei salvagenti. C'erano molte donne e bambini. Io, anche se non so nuotare, mi sono attaccato ad un pezzo di legno ed ho resistito fino a quando mi hanno soccorso. C'erano tanti cadaveri in giro. Molte le donne ed i bambini che viaggiavano con me. Alcuni dei miei amici sono morti. Hanno potuto recuperare solo 144 dei 600. Siamo saliti a bordo della nave bianca. Poi ci hanno trasferiti in una nave militare e martedì in una terza nave che ci ha portato a Reggio Calabria”. 
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