Immigrati, il costo di un caffé per aiutare un minore sbarcato
ROMA - Garantire un’accoglienza dignitosa ai bambini stranieri non accompagnati presenti in Italia e alle mamme sole. Per l’Ai.Bi. si può. Basterebbe che ogni italiano regalasse un caffé al giorno e si potrebbero aprire 250 strutture di accoglienza. La prima è attiva da oggi in Sicilia. L’Ai.Bi. ha già dato disponibilità alla Prefettura ad accogliere subito dieci minori non accompagnati, con l’immediato supporto di educatori, psicologi, mediatori linguistici e assistenti sociali, per assisterli nel delicato inserimento e superamento del trauma. A questo si aggiunge la rete di famiglie (534 in totale) che hanno offerto gratuitamente ad Amici dei Bambini la loro abitazione per accogliere uno o due minori, per le quali sono già iniziati i colloqui e le visite domiciliari da parte dell’equipe dell’associazione. Anche grazie alla loro disponibilità si potrebbero salvare ben 3500 bambini.
“Non è possibile attendere risposte e fondi istituzionali, è inammissibile che bambini traumatizzati e soli, possano vivere in Italia ammassati come bestie”, si legge nel comunicato stampa dell’associazione. Una situazione tanto più urgente se si pensa alla situazione attuale del Centro di Primo Soccorso di Lampedusa che accoglie 800 persone, tra cui oltre 200 bambini e anche neonati, a fronte di una capienza di 250 posti, come denunciato da “Terre des Hommes. Per questo motivo l’Ai.Bi. sta mettendo a punto una mappatura di case, centri, spazi che, se ristrutturati e dotati di servizi funzionali e personale competente, possano ospitare i minori non accompagnati, offrendo loro spazi idonei e confortevoli per dormire, mangiare e giocare.
L’appello che l’Ai.Bi. rivolge agli italiani è quello di sostenere e dare continuità al progetto, regalando a questi bambini “un caffè al giorno”, 85 centesimi, 25 euro al mese. Per mantenere aperta e attiva per un anno la prima di queste strutture servono 750 caffè. Ma non si può confidare in un’unica struttura per dare ospitalità ai 4056 minori non accompagnati ad oggi presenti in Italia e agli altri che con molta probabilità sbarcheranno sulle nostre coste. “Per offrire una vera accoglienza – si legge nel comunicato – l’unica soluzione è fare rete”.