16 febbraio 2014 ore: 12:50
Immigrazione

Immigrati lavoratori di serie B? "Pregiudizio odioso nei cartelloni della Cna"

A finire sotto accusa è la campagna della Confederazione artigianato di Roma che ritrae gli stranieri in tuta blu, accanto agli italiani in cravatta e colletto bianco. La denuncia di Silvia Gusmano (Strane Straniere): “Uno scivolone, emblema del razzismo strisciante in Italia”
Operai, industria

ROMA – E’ un pregiudizio duro a morire quello secondo il quale i lavoratori immigrati siano solo manovali o badanti. Ci è cascata anche la Cna, Confederazione nazionale artigianato di Roma, come denuncia Silvia Gusmano, responsabile ufficio stampa del progetto Strane straniere. A finire sotto accusa sono i cartelloni pubblicitari realizzati per la recente campagna “Impresa facile”, per incentivare la nascita di nuove imprese.

box “Che scivolone ha fatto la Cna – dichiara Gusmano - : prima lancia un'iniziativa meritevole (dare sostegno economico a chi avvia nuove imprese a Roma) e intelligentemente si ricorda di mettere nel cartellone pubblicitario anche i volti degli imprenditori stranieri (l'11 per cento del totale nazionale secondo il suo stesso centro studi). E poi cade sul più banale e odioso dei pregiudizi: agli immigrati spettano solo lavori di serie B, quelli che richiedono braccia, ma non testa, quelli da tuta blu, senza cravatta o colletto bianco”.

”Siamo certi che non c'è malafede in quelle foto selezionate dall'ufficio comunicazione della Cna – continua Gusmano - che contrappongono uomini e donne bianchi muniti di i-pad a operai di colore con le mani sporche di grasso, ma questo non giustifica lo scivolone, anzi se possibile lo aggrava. Esso è infatti, l'emblema del razzismo strisciante del nostro bel paese pieno di brava gente, il cui atteggiamento generale verso gli immigrati è il seguente: ti affido i miei bambini e i miei genitori se sei una badante esperta, ti assumo come operaio, contadino o manovale se non mi crei grane, invito tuo figlio al compleanno del mio se sono particolarmente open mind e ti faccio anche l'elemosina a Natale se serve, ma non riesco a considerarti mio pari. La Cna, che pure ha una sezione dedicata all’imprenditoria immigrata e molti iscritti stranieri, è vittima dei medesimi stereotipi che ancora affliggono gran parte del Paese”.

“D'accordo, le eccezioni a questo atteggiamento sono tante e le cose stanno migliorando anno dopo anno, generazione dopo generazione grazie alle classi piene di figli di immigrati, alle unioni miste e all'aspetto multirazziale delle nostre grandi città, ma il pregiudizio che ha generato quei cartelloni è ancora imperante. Da qui è nato qualche mese fa il progetto Strane Straniere, con il contributo della provincia di Roma. Si tratta di un'iniziativa inedita che promuove l'incontro tra le cittadinanza e le imprenditrici straniere attive nella capitale, con l'intenzione di infrangere qualche stereotipo e far sapere all'opinione pubblica che le donne straniere in Italia fanno le badanti, le baby sitter, ma anche le titolari di impresa nei settori più svariati (tra le protagoniste del progetto, ideato da Maria Antonietta Mariani e Sarah Zuhra Lukanic, tipografe, stiliste, chef, editrici, dottoresse ayurveda, galleriste d'arte, autoricambiste). Attraverso le loro storie di coraggio e fantasia, queste donne raccontano più di qualsiasi statistica il nuovo volto dell'Italia. Un'Italia dove, secondo Unioncamere, gli imprenditori stranieri (oltre 400 mila) danno lavoro a circa 3 milioni di nostri connazionali. Ossia, creano occupazione.  E dove i negozi e le imprese straniere, sono in netta controtendenza rispetto ai dati della crisi: aumentano, si diversificano, prosperano. Faccia ammenda dunque la Cna, perché il suo scivolone - all'ordine del giorno nel bel paese – sia l’occasione per farci fare un piccolo passi avanti verso una reale  integrazione”, conclude Gusmano.  

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