Immigrati, le organizzazioni: sbloccare la legge su tutela dei bambini stranieri
Roma - Le organizzazioni impegnate nella tutela dei diritti dei minori, chiedono oggi in una lettera indirizzata al ministro dell'Interno, Angelino Alfano, al presidente della Conferenza delle Regioni, Sergio Chiamparino e al Presidente dell'Anci Piero Fassino, a poche ore dal vertice che li vedra' riuniti a Roma, il varo di un decreto legge che dia immediata esecutivita' ai contenuti del disegno di legge 1658, attualmente ferma in commissione Affari Costituzionali della Camera, per disciplinare finalmente in modo organico, sul territorio nazionale, la protezione e l'accoglienza dei minorenni stranieri non accompagnati. Cosi' in una nota le organizzazioni per la tutela dei diritti dei minori, AiBi, Amnesty International, Centro Astalli, Cir, Cnca, Cncm, Emergency, Intersos, Save the Children e Terres des Homme.
Dall'inizio dell'anno sono 1.686 i minori stranieri non accompagnati giunti nel nostro paese: ragazzi e ragazze, a volte poco piu' che bambini, che approdano sulle nostre coste senza adulti di riferimento, dopo aver affrontato viaggi sempre piu' drammatici, e bisognosi di accoglienza e protezione adeguate che pero' il nostro Paese non riesce ad assicurare in assenza di un sistema efficiente e organico di accoglienza.
Per tale ragione il 4 ottobre 2013 e' stato presentato alla Camera il disegno di legge 1658 - prima firmataria Sandra Zampa - sostenuto da parlamentari dei principali partiti politici di maggioranza e opposizione. La proposta di legge e' tuttavia ferma in Commissione Affari Costituzionali della Camera e, percio', ne viene richiesta l'immediata traduzione in decreto legge.
Esso dovra' in particolare prevedere e assicurare l'estensione del sistema Sprar - il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati - a tutti i minori stranieri non accompagnati, attraverso regole certe, garanzia di pari condizioni di accesso, maggiore solidita' e qualita' nella rete di accoglienza e di tutela e, infine, l'ottimizzazione delle risorse pubbliche, visto che nella gestione d'emergenza i costi sono maggiori ed e' piu' difficile garantire efficienza e trasparenza. (DIRE)