5 agosto 2015 ore: 12:18
Immigrazione

Immigrati: "nessun allarme sanitario, né a Roma né nel resto d'Italia"

E’ polemica dopo l’audizione del sindaco Marino, ma Gennario Migliore, a capo della commissione parlamentare d’inchiesta sull'accoglienza, assicura che non esiste nessun rischio. “Polemiche strumentali”
Profughi. Medico visita uomo di colore

ROMA –“Non c'è nessun allarme sanitario, né a Roma né nel resto d'Italia, connesso alla presenza di persone richiedenti asilo e profughi”. Lo dichiara in una nota il presidente della commissione d'inchiesta sul sistema d'accoglienza dei migranti Gennaro Migliore, a seguito di alcune polemiche sorte dopo l'audizione del sindaco Marino, ieri alla Camera. Il primo cittadino della capitale si era detto preoccupato per “le condizioni igienico-sanitarie” dei migranti: “Ho sollevato questo problema in tre occasioni con i ministri dell'Interno e della Salute, ai quali ho espresso timori perché molte persone giungono da territori con ceppi di tubercolosi resistenti a molti antibiotici – ha detto -. È una questione importante soprattutto per coloro che hanno bisogno di essere curate e anche per evitare la diffusione di malattie a cui il nostro sistema immunitario non è più preparato. Mi hanno assicurato che ci sono 5 livelli di controlli, ed è stata una risposta molto rassicurante”.

Anche Migliore assicura: "nel corso dell'impegnativo lavoro di inchiesta che stiamo svolgendo, abbiamo sempre ricevuto informazioni da tutte le autorità competenti che escludono ogni forma di possibile epidemia. Per questo non si comprende il motivo che ha spinto rappresentanti della politica romana a strumentalizzare le parole del sindaco Marino, che ha semplicemente ribadito l'attenzione costante al tema da parte dell'amministrazione. Sarebbe stato grave se il sindaco avesse dimostrato scarso interesse”. “Per questo – continua Migliore - invito i rappresentanti della politica romana a leggere i resoconti, che sono pubblicati sul sito della Camera, di tutte le audizioni fin qui tenute, invece di montare inesistenti polemiche su un lancio d'agenzia". "Infine", conclude "inviterei il capogruppo di FdI Rampelli a ripassare l'art. 82 della Costituzione, dove si precisa che il Parlamento può istituire commissioni d'inchiesta con gli stessi limiti e poteri dell'autorità giudiziaria. La secretazione di parte dei lavori è a tutela delle inchieste, visto che alcune audizioni possono riguardare argomenti coperti da segreto istruttorio o ad altre attività d'inchiesta giudiziarie in essere. Ricordo per esempio che tutta l'audizione del procuratore Pignatone fu, per sua scelta, integralmente secretata. Così accade per la commissione antimafia o per quella sugli ecoreati. Non si tratta di un talk show. Per altro la commissione d'inchiesta è composta da rappresentanti di tutti i gruppi, ma non è un caso che proprio il rappresentante di FdI in commissione brilli per la sua assenza."

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