30 giugno 2014 ore: 15:43
Immigrazione

Immigrati, Palermo punta a migliorare la rete dei servizi

Si è concluso il progetto formativo per operatori della Pubblica amministrazione Pam. Net. Tra le aree più problematiche: difficoltà linguistiche e servizi di mediazione discontinui; mancanza di raccordo; logica emergenziale
Sbarchi. Palermo maggio 2014 (2)
Sbarchi. Palermo maggio 2014 (2)

PALERMO – Intensificare la rete interistituzionale per migliorare i servizi dedicati all’immigrazione, incentivare i tavoli tematici e accrescere la condivisione e il confronto delle buone prassi sul territorio. Sono queste alcune delle principali richieste fatte dagli oltre 200 operatori della Pubblica amministrazione all’interno del progetto formativo Pam-net, conclusosi oggi a Villa Niscemi a Palermo.

Il progetto è stato pensato per gli oltre 200 operatori dei vari servizi del comune (servizi sociali, urp, polizia municipale, servizi demografici, operatori delle circoscrizioni), affrontando il tema della migrazione da vari aspetti.  Il progetto, della durata di un anno, è stato realizzato in partenariato con il comune e la provincia di Palermo, in partnership con il Ciss e finanziato dai fondi Fei (Fondo europeo integrazione per i Paesi terzi) di Capacity building.

L’obiettivo è stato quello di migliorare la governance, in materia di migrazione, del comune di Palermo e dei comuni della provincia e del distretto 42. Un modo per rafforzare i servizi dedicati agli stranieri, dal livello centrale al livello periferico, e integrare la capacità di erogare servizi ai cittadini, mettendo in comune strutture, esperienze e procedure, anche in vista dell'attivazione dell'Area metropolitana.

“Erano anni che a Palermo non si faceva formazione di questo livello – afferma  nel suo saluto l’assessore alla cittadinanza sociale Agnese Ciulla –. Ci riteniamo quindi soddisfatti di potere continuare su questa linea, certi che, soltanto insieme, ognuno per la propria competenza, si può migliorare la qualità dei nostri servizi. Negli ultimi due mesi abbiamo già avuto 2600 migranti che sono arrivati al porto di Palermo nei confronti dei quali ci siamo attivati a più livelli, lavorando in rete anche con il privato sociale. A loro si aggiungono i nostri residenti immigrati e tutti i giovani di seconda generazione che sono il nostro futuro”.

“Il progetto è stato sicuramente una sfida partecipativa importante  - sottolinea Sergio Cipolla, presidente del Ciss – che ha dato e sta già dando risultati proficui. Sicuramente tutto ciò servirà a migliorare ed  a intensificare il ruolo amministrativo di chi opera nelle istituzioni  che deve dare, oggi, risposte sempre più  certe all’immigrato. Chiudiamo oggi, quindi, con successo un’esperienza forte di collaborazione reciproca rimanendo aperti e disponibili  a continuare un percorso che riteniamo costruttivo per tutta la società civile”.

Palermo è la quinta città italiana per popolazione: la densità abitativa registrata nel comune, di gran lunga superiore a quella provinciale, la rende la città con la maggiore concentrazione di abitanti in Sicilia. I residenti negli ultimi dieci anni sono però diminuiti di 12 mila unità a causa dell’emigrazione dei siciliani, in altre regioni italiane.

Gli immigrati residenti in città invece, al 31 dicembre 2012, sono circa 30 mila. Quasi l’80% è di età compresa tra 18 e 64 anni. I minorenni rappresentano il 18% del totale dei cittadini stranieri. I giovani di origine straniera di seconda generazione  sono 3.869 e rappresentano il 72,2% del totale dei cittadini stranieri minorenni residenti a Palermo.

Interessanti i dati emersi durante il progetto sullo stato dei servizi per i migranti e su ciò che può essere migliorato,  secondo gli stessi operatori. Tra le aree più problematiche si segnalano, nell’ambito del rapporto con gli utenti immigrati, le difficoltà linguistiche e i servizi di mediazione discontinui; la mancanza di raccordo tra i servizi; la necessità di formazione continuativa e non episodica sui servizi specifici di tipo legislativo e interculturale.

Dai risultati del progetto emergono anche diverse esigenze, tra cui dare realizzazione in Sicilia ad una legge regionale in materia di immigrazione; intensificare le ricerche qualitative sulla presenza straniera; incentivare i progetti sull’analisi dei bisogni; attivarsi nel superamento della logica emergenziale e assistenziale; un maggiore coordinamento interistituzionale tra i servizi.

Tra le proposte emergono,  nell’ambito del miglioramento dei servizi, quella di attivarsi maggiormente nel lavoro di rete, puntando soprattutto alla formazione specifica in ambito linguistico-comunicativo, interculturale, psico-pedagogico e normativo. Nell’ambito della progettazione invece, si propone di intensificare la partecipazione con le comunità migranti, puntando sullo sviluppo del ruolo dei mediatori interculturali e sull’educazione interculturale, per il superamento di stereotipi e pregiudizi reciproci.

Tra le buone prassi trasferibili ci sono gli interventi di sostegno specifico per le donne ed i minori, il sistema unificato tra enti e servizi, l’educazione interculturale negli ambiti sociali. Occorre inoltre divulgare e far conoscere i modelli di promozione di una informazione mass-medicatica corretta e rispettosa della storia e del vissuto del migrante, gli interventi specifici per i detenuti, vittime della tratta e minori non accompagnati. Infine, accompagnare le seconde generazioni, promuovendo le culture e le lingue di origine, anche attraverso, per esempio, l’inserimento del bilinguismo a scuola. (set) 

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