1 aprile 2015 ore: 13:01
Immigrazione

Immigrati, tombe abbandonate: le associazioni chiedono una "morte degna"

Dodici organizzazioni hanno sottoscritto un documento che chiede di dare una sepoltura dignitosa ai 15 migranti morti nello sbarco del 15 giugno in Sicilia. Le salme inumate al cimitero dei Rotoli a Palermo sono nell'abbandono più totale, senza nessun segno che consenta di riconoscere la loro presenza
Sepolture senza segni identificativi
Foto sepolture abbandonate

PALERMO – Una sepoltura dignitosa come tutti i cittadini palermitani, che permetta di riconoscere la presenza identificativa dei 15 migranti morti arrivati nello sbarco del 15 giugno. E’ questo quello che si chiede con forza nel documento sostenuto da 12 associazioni che fa appello alle istituzioni e a tutta la cittadinanza affinché queste sepolture, senza attualmente nessun elemento identificativo, non vengano calpestate senza alcun rispetto, sebbene il “Nuovo regolamento dei servizi cimiteriali di Palermo”, all'articolo 133, comma 1, stabilisce che: “Ogni fossa dei campi d’inumazione deve essere contraddistinta da un cippo costituito da materiale resistente all’azione disgregatrice degli agenti atmosferici e recante un numero progressivo” e al comma 2: “Sul cippo dovrà essere applicata una targhetta di materiale inalterabile con indicazione del nome, del cognome e delle date di nascita e di morte del defunto”.

Questa realtà di morte ha evidenziato, oltre alle difficoltà nel dare una vera accoglienza, anche la negligenza istituzionale nel dare una sepoltura degna - si legge nel documento -. È quanto avviene al cimitero Rotoli di Palermo, dove le fosse in cui sono stati inumati 15 migranti sono nell'abbandono più totale, senza nessun segno che consenta di riconoscere la presenza di sepolture. Sappiamo molto bene che non è facile il riconoscimento dei corpi dei migranti morti in mare per la mancanza di indizi sufficienti. Ma l'abbandono totale nel quale versano le fosse dove queste persone sono state inumate è il segno tangibile di un degrado umano e sociale che va oltre ogni limite di civiltà”. In particolare, alle istituzioni si chiede “il recupero di qualsiasi informazione utile per identificare i corpi; la determinazione legale della causa della morte; la preparazione del corpo per la sepoltura o cremazione; la dignità del luogo dove i corpi vengono inumati”. L’appello è rivolto anche a tutta la cittadinanza per “superare la rassegnazione, come primo passo per combattere questo stato di cose; riaffermare sempre più ‘l'importanza di non perdere il senso della responsabilità fraterna di fronte alla globalizzazione dell'indifferenza’ (Papa Francesco, Lampedusa, luglio 2013)”.

Secondo quanto sostengono le associazioni “questa sorte tocca non solo ai migranti ma a tutte le fasce sociali più deboli presenti in città – riporta ancora il documento -. Emerge tutta la violenza di un processo che riesce a negare l’esistenza degli ‘altri’ anche in seguito alla loro morte, ultima tappa della vita. Vogliamo dare visibilità a una realtà nascosta alla quale i mezzi di informazione danno poca risonanza e che, di conseguenza, è poco conosciuta da gran parte della cittadinanza”.

Al documento hanno aderito la Caritas, i laici comboniani di Palermo, la comunità dei valdesi, l’osservatorio contro le discriminazioni razziali “Noureddine Adnane”, Borderline Sicilia onlus, Forum antirazzista Palermo, Idea Rom, La danza delle ombre, l’associazione Santa Chiara, Cobas antirazzista e il Coordinamento antitratta Favour e Lovett. (set)

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