4 ottobre 2013 ore: 14:31
Immigrazione

Immigrazione e semestre europeo. Bonino convoca le Ong per un “brainstorming”

L’appuntamento, a porte chiuse, è previsto per il 10 ottobre. A darne notizia è Christofer Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati. “Il semestre è un’opportunità da non perdere. L’Italia potrebbe dettare delle priorità”
Immigrazione, soccorsi ad un uomo appena sbarcato beve

boxROMA – Immigrazione, l’obiettivo è arrivare al semestre europeo per l’Italia, previsto per luglio 2014, con delle proposte concrete. È quanto emerge dalle dichiarazioni dei vari ministri intervenuti in queste ore sulla tragedia di Lampedusa, ma sarà anche tema di dibattito per un incontro convocato dal ministro degli Esteri, Emma Bonino, per il 10 ottobre. Un incontro a porte chiuse con varie organizzazioni che si occupano del tema per fare un “brainstorming” sulle possibili proposte da avanzare all’Unione europea. A darne notizia è Christofer Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (cir), “Il ministro ci ha invitato per una riunione sull’immigrazione e asilo in preparazione del semestre italiano del 2014 – ha affermato Hein -. E’ una prima riflessione su un tema su cui l’Italia potrebbe dettare delle priorità”.

Che il semestre europeo possa diventare l’opportunità per cambiare le regole della fortezza europea, lo ha affermato anche la ministra per l’Integrazione Cécile Kyenge e il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, nel suo intervento odierno in Parlamento sulla vicenda di Lampedusa. Un semestre che arriva a ben 10 anni dall’ultimo, del 2003, e che per l’Italia diventa un’occasione unica, visto che si ripeterà tra diversi anni. Tuttavia, dal ministero dell’Integrazione fanno sapere che al momento non ci sono proposte già pronte, ma sul tema, assicurano, la presidenza del Consiglio convocherà una riunione interministeriale per far sì che le politiche migratorie vengano affrontate insieme per rafforzare uno schema da portare in Europa. A complicare le cose l’insicurezza politica in Italia che potrebbe avere delle ripercussioni sulla programmazione, ma non è solo il panorama politico italiano a creare incertezze. Nel suo semestre, l’Italia troverà un Parlamento europeo rinnovato. Le nuove elezioni, infatti, si terranno proprio a fine maggio. Semestre che incontrerà anche un nuovo presidente della Commissione europea, il cui mandato scade il 31 ottobre, mentre a fine novembre ci sarà anche la nomina del nuovo presidente del Consiglio europeo.

Un quadro complesso in cui l’Italia, secondo Hein, dovrà districarsi e farsi “promotrice di un cambiamento sostanziale dell’approccio alle politiche migratorie. È un’opportunità da non perdere. Schengen ha costruito un muro intorno all’Europa. È impossibile entrare, ottenere un visto e molto meno per i rifugiati del corno d’Africa e altri paesi. Ora c’è la necessità di costruire dei ponti che vanno verso questa fortezza e che prevedono delle modalità di ingresso regolare e protetto. Questa modalità, ad oggi, non esiste”. Per Hein, il 2014 non è poi così distante. “Il 2014 sembra molto lontano – precisa Hein -, ma queste cose purtroppo non si cambiano da un momento all’altro. Bisogna preparare proposte concrete. È impossibile cambiare da oggi a domani. A livello nazionale, però, si può fare un primo passo, aprendo un piccolo canale rilasciando visti per motivi umanitari in paesi terzi senza cambiare le regole”.

Qualcosa su cui partire per avviare una riflessione il prossimo 10 ottobre c’è. “Dieci anni fa la Commissione europea ha incaricato uno studio di fattibilità sulle procedure di ingresso protetto, ma niente è successo in questi 10 anni – spiega Hein -. Si è già discusso sulla possibilità di chiedere asilo presso una rappresentanza diplomatica di un paese dell’Unione europea o in un ufficio dell’Unione in un paese come la Libia o l’Egitto. Ci sono delle proposte ed è stato fatto uno studio presentato dal commissario europeo per gli affari interni Cecilia Malmström, ma fin qui nessun passo concreto è stato fatto”. Per Hein non si possono più rimandare interventi su una situazione che definisce “assurda”. “Un eritreo che si trova a Tripoli non può tornare in Eritrea – aggiunge -, non può rimanere in Libia perché non c’è alcuna possibilità di ottenere protezione in Libia, anzi c’è il rischio di essere arrestato e di finire in un centro di detenzione a tempo indefinito, senza il controllo di un giudice e in condizioni inumane. Non c’è la possibilità di ottenere un visto per qualunque paese dell’Ue e quindi alla persona non resta altro che mettersi nelle mani dei trafficanti, pagare tra i 2 e i 3mila euro, sapendo dall’inizio che la possibilità di morire è dell’8 per cento, statistica media degli ultimi 15 anni”.(ga)

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