Impronte dei profughi, Asgi: "No all'uso della forza, ora il piano asilo"
ROMA – No all’uso della forza per il fotosegnalamento dei profughi. Il richiamo ad evitare metodi coercitivi per l’identificazione dei migranti arriva dall’Asgi, l’associazione studi giuridici sull’immigrazione, dopo la circolare interna inviata alle Questure dal Viminale, per rispondere ai continui richiami dell’Europa, sulla mancata identificazione nel nostro paese dei migranti sbarcati sulle nostre coste. “Gli stati membri lamentano con crescente insistenza il mancato segnalamento di numerosi migranti che, dopo essere giunti in Italia, proseguono il viaggio verso il nord Europa – si legge chiaramente nelle circolare – tale contesto determina la necessità di affrontare questa situazione emergenziale con rinnovata cura nelle attività di identificazione e fotosegnalamento”.
La circolare ministeriale, diffusa in maniera riservata a metà settembre dal ministero dell’Interno, è sostanzialmente “un richiamo agli uffici periferici di prestare maggiore attenzione e cura nell’attività di identificazione – commenta Gianfranco Schiavone, avvocato Asgi -. Ma la preoccupazione che dietro questo richiamo si possa operare anche con metodi coercitivi, cioè usando la forza, c’è e può essere elevata laddove ci sono zone con un'alta concentrazione di profughi in transito, come Milano. Qui da diversi mesi c’è un insieme di servizi strutturato palesemente per permettere a queste persone di passare la frontiera e una gestione troppo rigida di questo obbligo può avere ricadute sociali negative. L’altro rischio è che alcuni migranti, tra cui famiglie con minori, non si presentino più ai centri di accoglienza, per paura di trovare lì persone pronte a prendere le impronte - continua Schiavone - Questo nuovo corso del foto segnalamento deve, dunque, essere gestito con grande consapevolezza della realtà. E la realtà ci dice che queste sono persone che in gran parte non vogliono fare domanda asilo in Italia. Dublino può essere un’operazione di polizia”.
Tra l’altro, sul fronte legislativo ci sono diverse leggi europee che consentono di aggirare la rigidità del regolamento Dublino: “Si parla molto di canali umanitari in questo periodo, ma oggi si potrebbe operare anche a legislazione invariata – aggiunge Schiavone– noi abbiamo condiviso l’appello di diverse associazioni per l’applicazione della direttiva 55 sulla protezione temporanea per i siriani, perché siamo di fronte a un vero e proprio esodo di massa che interessa tutta Europa. Per queste situazioni non ha senso applicare Dublino ma dovrebbero scattare piani di redistribuzione tra i paesi. L’altra cosa che l’Italia potrebbe chiedere con forza è l’applicazione dell’articolo 17 del regolamento Dublino, che determina lo stato competente quando ci sono legami familiari o di comunità con il richiedente asilo. C'è infine, il codice sulle frontiere di Shengen che già prevede il rilascio di visti per motivi umanitari. Ma oggi tutto questo non viene fatto anche per la contrarietà degli altri paesi europei interessati dal flusso di migranti”.
L’altro aspetto su cui l’Italia dovrebbe lavorare è quello della programmazione, per evitare che ci sia una continua situazione di emergenza. “Un’emergenza che non dipende dai numeri, perché quest’anno nel nostro paese si sono registrate solo 35mila domande d’asilo, ma da una mancata pianificazione – aggiunge - Oggi abbiamo un piano straordinario per l’accoglienza, e i centri vengono trovati in maniera caotica, e non perché siamo davanti a cifre gestibili. L’Italia si fa trovare sistematicamente impreparata, mentre l’asilo è programmabile come qualunque altro fenomeno sociale complesso: basta fare una ragionevole previsione delle domande degli ultimi anni, analizzare questo trend e parallelamente guardare al contesto internazionale. Un documento di questo tipo, invece, non c’è mai stato in Italia, dove il sistema si attiva sempre ex post”. Ad oggi, infatti, oltre all’allargamento dello Sprar, non si sta mettendo in atto un piano per il 2015, che si rende, invece, necessario anche alla luce della nuova stretta sui fotosegnalamenti. “Questa circolare non credo produrrà un effetto immediato sul numero delle richieste d’asilo in Italia, ma è ipotizzabile che chi varca la frontiera, ma è stato identificato qui potrebbe essere rispedito in Italia nel giro di sei mesi – aggiunge – ciò vuole dire che in primavera si potrebbe avere un aumento dei numeri. Mentre ad oggi continuiamo a considerarci come un paese di transito. Non c’è nessuna richiesta per un piano serio sull’asilo da applicare a partire dl 2015”. (ec)