22 agosto 2023 ore: 15:27
Società

In 7 mesi a Rimini 204 donne a centro antiviolenza, 26 in case rifugio

A Rimini, nei primi sette mesi dell'anno 204 donne si sono rivolte al centro antiviolenza Rompi il silenzio, e sono 26 quelle accolte nella casa rifugio, insieme a 33 minori

ROMA - A Rimini, nei primi sette mesi dell'anno 204 donne si sono rivolte al centro antiviolenza Rompi il silenzio, e sono 26 quelle accolte nella casa rifugio, insieme a 33 minori. Numeri che sono in linea con quelli dello scorso anno, quando sono state oltre 340 le donne che si sono rivolte al centro, dopo aver subito violenza fisica o soprusi di tipo economico e psicologico. In 5 anni, Rompi il silenzio ha ospitato 315 donne e minori offerto 24.800 notti di ospitalità, 1.538 incontri di ascolto e prima accoglienza. È la vicesindaca di Rimini, Chiara Bellini, a elencare le cifre, facendo un appello a "risvegliare la responsabilità collettiva, a fronte di una crescente oggettificazione e sessualizzazione della donna".

I casi di stupro e di violenza che hanno scosso l'Italia e Rimini, dice, "ci deve interrogare come società, risvegliare la nostra coscienza perché siamo tutti responsabili". Bellini cita poi il caso del bacio sulle labbra alla giocatrice spagnola, parlando di "un gesto difficilmente ripetibile al contrario, ossia di fronte a un giocatore uomo". Un gesto che giudica frutto di quella "mentalità maschile a cui siamo talmente abituati e asserviti, da rendere spesso persino le donne a sentirsi in imbarazzo nel dire no". E se ci si scandalizza davanti a episodi tragici, Bellini si chiede, "poi, cosa facciamo davvero". Non è, ragiona, "una questione di punizioni più severe ma del cambiamento radicale di una mentalità". Perché "si nasce e cresce con battute sessiste, commenti volgari, apprezzamenti non richiesti, e si passa poi allo schiaffo, alla violenza, agli stupri e ai femminicidi". Ciò che più preoccupa, dice ancora, è "che anche nelle nuove generazioni si percepisce forte questa sottocultura della prevaricazione". L'unica strada da percorrere "è sviluppare una consapevolezza collettiva, partendo proprio dai più giovani, per educare ad una vera cultura del rispetto, oltre i generi", conclude. (DIRE)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news