10 luglio 2014 ore: 11:45
Immigrazione

In aumento le imprese con titolari stranieri: sono quasi 500 mila

I dati del rapporto de centro studi Idos. Mentre calano le imprese guidate da italiani, cresce lo spirito imprenditoriale tra gli immigrati: incidenza dell’8,2% sul totale delle imprese e sostengono l’economia italiana producendo il 6,1% del valore aggiunto
Lavoro, imprenditori immigrati

ROMA – In tempi di crisi e di “mobilità bloccata” sempre più residenti stranieri in Italia puntano sull’imprenditoria. Così, se negli ultimi due anni (fine 2011-fine 2013) cala il numero delle imprese a guida di italiani (-1,6 per cento), parallelamente cresce quello di realtà guidate da immigrati: +9,5 per cento. Si tratta di  497.080 imprese che, con un’incidenza dell’8,2 per cento sul totale delle imprese, sostengono l’economia italiana producendo il 6,1 per cento del valore aggiunto. A scattare l’istantanea è il Centro Studi e Ricerche Idos nel “Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2014”, realizzato  in collaborazione con Unioncamere, Cna, Camera di Commercio Industria e Artigianato di Roma, MoneyGram e con il supporto dell’Oim e di esperti di altre strutture. “La scelta imprenditoriale ha costituito, e spesso continua a costituire, stante la crisi, una strategia di autoimpiego e una concreta possibilità di avanzamento sociale - si legge nel rapporto -, in particolare nel caso dei cittadini di origine straniera”.

Secondo i dati di Unioncamere, in un solo anno il numero di imprese immigrate è cresciuto del 4,1 per cento. Un dato trainato dall’aumento del numero di società di capitali e cooperative, che si sono distinte per i ritmi d’aumento più marcati: rispettivamente +13,7 per cento (49.507 imprese) e +15,9 per cento (8.514) nel biennio 2011-2013. Resta comunque preponderante il peso delle imprese individuali (l’80,6 per cento) e a esclusiva conduzione immigrata (94,0 per cento). I principali paesi di origine dei titolari di ditte individuali sono Marocco (15,3 per cento), Romania (11,5 per cento), Cina (11,2 per cento), Albania (7,6 per cento), Bangladesh (5,2 per cento) e Senegal (4,2 per cento).

In aumento anche l’imprenditoria femminile: le 117.703 realtà incidono per quasi un quarto sul totale di quelle a guida immigrata (23,7 per cento), un valore che sale oltre il 30 per cento in Molise (35,6 per cento), Basilicata (33,5 per cento) e Abruzzo (31,5 per cento). A Roma e Milano, le due principali aree provinciali per numero di imprese immigrate, quelle condotte da donne incidono per il 22 per cento e tra tutte le imprenditrici quasi 1 ogni 10 è nata all’estero.

A livello territoriale, a Nord si concentra oltre la metà delle imprese immigrate (30,4 per cento nel Nord Ovest e 21,3 per cento nel Nord Est) e nel Centro oltre un quarto (26,3 per cento). Prima regione è la Lombardia (oltre 94mila imprese), seguita dal Lazio (oltre 60mila), dalla Toscana (48mila), dall’Emilia Romagna (46mila) e dal Veneto (circa 42.500). Cinque regioni che, da sole, raccolgono quasi 6 imprese immigrate ogni 10.
Tra i settori, il commercio è trainante (35,2 per cento) insieme alle costruzioni (25,4 per cento). Seguono, a distanza, le attività manifatturiere (8,3 per cento), le attività di alloggio e ristorazione (7,2 per cento) e i servizi di noleggio, agenzie di viaggio e altri servizi alle imprese (4,7 per cento). (vedi lanci successivi) (gig)

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