2 marzo 2014 ore: 10:24
Economia

In Europa una casa per ogni senzatetto. Ecco il modello Ornelas

Il progetto si chiama "Casas Primeiro" e a Lisbona ha tolto dalla strada 50 persone, che oggi riescono a pagare l'affitto. L'ideatore a Torino spiega come sia possibile farlo anche in Italia: "Basta sovvenzioni ai dormitori, meglio orientarsi sulla gestione e l'intermediazione di appartamenti. Operazione che costa meno"
Augusto Casasoli/Contrasto Povertà: senza dimora, steso a terra,clochard

Povertà: senza dimora, teso a terra,clochard

TORINO - Eliminare la homelessness dai paesi dell'Ue: un progetto ambizioso, ma non impossibile. Almeno secondo il portoghese Juan Ornelas, che questo sogno lo ha coltivato per anni, fino a farne un obiettivo concretamente realizzabile, che già oggi inizia a prender forma in paesi come gli Stati Uniti, la Finlandia o il Portogallo. Tutto grazie a un nuovo modello di intervento che va sotto il nome di Housing First; e che, oltre ad accrescere la qualità della vita dei senzatetto, snellisce sensibilmente il costo economico dell'assistenza: un fattore non trascurabile con la crisi del welfare che avanza impietosamente in tutto il mondo. 

L'idea è semplice: eliminare tutta la parte intermedia di quel "percorso a scalini" che, attraverso la permanenza nei servizi a "bassa soglia", come dormitori e centri di accoglienza, dovrebbe riportare i senzatetto in seno alla società, e che spesso finisce invece per arenarsi a tempo indefinito. Sostituendola con l'ingresso immediato in un'abitazione, pagata dallo stesso individuo che vi entra, grazie al reddito di cittadinanza. "Quello che proponiamo - spiega Ornelas - è un vero e proprio cambio di paradigma, orientato a una maggior libertà di scelta dei soggetti in carico e a una presenza più defilata di tutto il comparto dell'assistenza. Oggi sappiamo con certezza che la permanenza in dormitorio porta benefici molto marginali nella vita dei senza fissa dimora: vivere in queste strutture significa continuare a trascorrere la maggior parte della giornata in strada, restando ben ancorati a quello stesso stile di vita che cerchiamo di eliminare".

BOX L'Housing First nasce a New York sul finire degli anni 80 e in seguito viene progressivamente adottato in molti paesi del nord Europa. In Portogallo Ornelas ce lo ha portato circa cinque anni fa: oggi, a Lisbona, la sua organizzazione "Casas Primeiro" fornisce un'abitazione a più di 50 senzatetto; i quali riescono a pagare, del tutto o in parte, l'affitto, utilizzando il sussidio versato dallo stato. Nella stragrande maggioranza dei casi l'ingresso tempestivo in un'abitazione sembra produce benefici immediati e concretamente misurabili: "Nell'arco di sei mesi - spiega Ornelas - l'80 per cento delle persone che si rivolgono a noi passano attraverso un radicale cambiamento: nel caso degli utenti psichiatrici, ad esempio, si verifica un vero e proprio crollo dei ricoveri; lo stesso discorso vale per gli alcolisti, che, sempre più spesso decidono di smettere del tutto di bere".

"A partire dall'ingresso in abitazione - continua Ornelas - effettuiamo ogni tre mesi rilevazioni oggettive sullo stile di vita del soggetto, sul grado di igiene personale, sulla gestione della casa e sul suo stato di salute psicofisico: fin da subito, questi indicatori sono tutti in costante crescita; così nel giro di un anno la presenza del nostro staff di operatori si riduce al minimo: la maggior parte degli utenti, trascorso quel lasso di tempo, riesce a badare a se stessa in totale autonomia". Una vera e propria "metamorfosi" come la definisce Ornelas, il cui viso si illumina mentre spiega che "questo tipo di cambiamento, è visibile giorno dopo giorno: per questo, oltre alle rilevazioni, abbiamo iniziato a scattare delle foto ai nostri assisti e a sottoporli s interviste di 'follow up' per valutare anche la percezione che hanno del proprio cambiamento. Dopo appena un semestre, non sembra più di trovarsi di fronte alla stessa persona",

A determinare il successo dell'Housing first, comunque, è anche e soprattutto la sua sostenibilità economica, dal momento che, quasi sempre, affittare un'abitazione costa sensibilmente meno rispetto alla gestione di un dormitorio, con un risparmio che si aggira intorno al 50 per cento. "I nostri senza dimora - precisa Ornelas - versano all'incirca il 30 per cento del loro sussidio per pagare l'affitto. E oltre a rendere sostenibile l'intera operazione, ciò restituisce loro un concreto potere sulla propria vita: ed è questo a rappresentare la prima e più grande spinta propulsiva del cambiamento che si verifica in loro".

Proprio il sistema del reddito di cittadinanza, in effetti, ha reso possibile l'adozione dell'Housing first in Portogallo e in nord Europa. Sulla road map la prossima dovrebbe essere l'Italia: per questo, negli ultimi due giorni, Ornelas si è fermato a Torino, dove ha raccontato il suo progetto a un folto gruppo di esponenti della galassia dei servizi sociali, dell'associazionismo e delle pubbliche amministrazioni. A organizzare l'incontro è stata la Federazione Italiana degli organismo per le persone senza dimora (FioPsd), che da due anni sta studiando un metodo per implementare questo nuovo paradigma anche da noi, dove il reddito di cittadinanza non esiste ancora.
"Quello che possiamo fare per aggirare l'ostacolo - spiega Cristina Avonto, vicepresidente Fio-Psd - è creare una rete tra privato sociale, associazioni e pubbliche amministrazioni, che progressivamente introduca questo modello: è per questo che abbiamo chiamato voluto chiamare anche i Comuni e le Regioni a questo incontro"

In sostanza, quindi, si tratterebbe di smettere progressivamente di sovvenzionare dormitori, strutture di accoglienza e a bassa soglia, per orientarsi sulla gestione e l'intermediazione di appartamenti: un'operazione che, dati alla mano, risulta decisamente meno dispendiosa: "A Bergamo - spiega il presidente FioPsd, Stefano Galliani - uno dei nostri progetti pilota, condotto con un gruppo di utenti dei servizi per le dipendenze, ha comportato un dimezzamento dei costi. Per la sistemazione in appartamento di queste persone, infatti, la regione Lombardia, spende 25 euro al giorno: il loro inserimento in una comunità per alcol-dipendenti ne costerebbe invece 125; mentre, per una struttura analoga rivolta alla tossicodipendenza, il costo sarebbe di 80". Viene però spontaneo chiedersi che ne sarebbe, una volta adottato il nuovo modello, di quanti oggi lavorano in tutto il comparto dell'assistenza e dei servizi a bassa soglia. "Noi - precisa Cristina Avonto - non proponiamo lo smantellamento della vecchia rete, ma piuttosto un suo ripensamento in senso diverso e più funzionale, con una presenza meno invasiva degli operatori e con un diverso impiego delle risorse umane e finanziarie".

Nel frattempo, i primi progetti iniziano a fiorire in diverse regioni italiane: oltre alla già citata Bergamo, con il progetto Rolling stones, c'è Bologna, dove l'associazione Amici di Piazza grande, che dal 1993 lavora con i senza fissa dimora, ha inserito quattro utenti affetti da grave disagio psichico in altrettanti appartamenti, declinando il sistema dell'housing first secondo il principio basagliano della libertà di scelta e della restituzione del proprio potere personale all'utente. Appena qualche giorno fa, invece, la Caritas di Agrigento ha inaugurato un complesso di sette mini appartamenti, derogando dal collaudato sistema dei dormitori e dei social housing. Mentre a Torino, l'associazione "Progetto tenda", diretta dalla stessa Cristina Avonto, sta per inserire quattro rifugiati provenienti da Afghanistan e Somalia, che rischiavano concretamente di finire in strada, in due appartamenti, introducendoli al contempo in percorsi di inserimento lavorativo grazie ai quali potranno contribuire all'affitto.

"Anche in Portogallo - spiega Ornelas - molte realtà iniziano ad avviarsi sul percorso che abbiamo tracciato. Oggi, in tutto il paese, ci sono circa 10mila senzatetto a fronte di una popolazione di dieci milioni di persone: in proporzione, la situazione è identica a quella italiana , dato che da voi i senza fissa dimora sono 50mila a fronte di 60 milioni di cittadini. È dal punto di vista qualitativo che le cose cambiano, però: in 8 casi su 10, i nostri utenti non vengono più ricoverati nei reparti psichiatrici o per l'alcolismo; recuperano in fretta la stima di sé e per questo tagliano completamente con la strada; il che è molto difficile da ottenere quando si lavora con Comunità, centri di accoglienza e dormitori, perché queste strutture in qualche modo fanno sentire il soggetto in balia di decisioni altrui, oltre a isolarlo, di fatto, dal resto della società". "Da soli - conclude Ornelas - non possiamo fare molto di più di quanto stiamo facendo: ed è per questo che ora vado per il mondo a promuovere l'Housing first. Il mio obiettivo è estirpare totalmente la homelessness dall'Europa. E so con certezza che si tratta di un traguardo raggiungibile" (ams)

© Riproduzione riservata Ricevi la Newsletter gratuita Home Page Scegli il tuo abbonamento Leggi le ultime news