22 ottobre 2021 ore: 11:43
Immigrazione

In un anno di pandemia crollano gli ingressi dei cittadini non comunitari

I dati Istat. Nel 2020 sono stati rilasciati in Italia 106.503 nuovi permessi di soggiorno a cittadini non comunitari, il numero più basso degli ultimi 10 anni. In calo soprattutto i nuovi permessi concessi per studio, ma forte riduzione anche per asilo e famiglia. In generale, i cittadini non comunitari con regolare permesso di soggiorno in Italia sono diminuiti di circa il 7% (dai 3.615.826 del 2020 ai 3.373.876 del 2021)
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ROMA - Nel 2020 sono stati rilasciati in Italia 106.503 nuovi permessi di soggiorno a cittadini non comunitari, il numero più basso degli ultimi 10 anni. Quasi il 40% in meno rispetto a quelli emessi nel 2019. Lo rileva l'Istat nel rapporto sui "Cittadini non comunitari in Italia - Anni 2020-2021". Il rapporto scatta una fotografia della situazione migratoria nel nostro Paese. Ecco dati e considerazioni dell'Istituto italiano di statistica.

Toccato il minimo storico dei nuovi flussi in ingresso. In forte calo i permessi per studio

Nel corso del 2020 sono stati rilasciati in Italia 106.503 nuovi permessi di soggiorno, il numero più basso di nuovi ingressi degli ultimi 10 anni: quasi il 40% in meno rispetto a quelli emessi nel 2019. “Già tra il 2018 e il 2019 era stata rilevata una netta diminuzione (-26,8%) dei nuovi permessi emessi – sottolinea l’Istat -, ma la limitazione degli spostamenti dovuta alla pandemia da Covid-19 ha comportato una ulteriore sensibile diminuzione; a questo si deve aggiungere che la pandemia ha comportato anche un ritardo nella lavorazione delle pratiche che potrebbe aver contribuito al basso numero di permessi concessi. Nella seconda metà del 2020, infatti, il Ministero dell’Interno ha registrato un aumento notevole degli sbarchi sulle coste italiane che solo in parte si è tradotto in una crescita dei permessi di soggiorno rilasciati, probabilmente per il ritardo nel disbrigo delle pratiche. Anche l’esame delle richieste di regolarizzazione avanzate in base all'articolo 103 del D.l. 34/2020 è risultato più lento rispetto a quanto avvenuto per le precedenti regolarizzazioni (pochissimi i casi esaminati entro il dicembre 2020) – continua l’Istat - e verosimilmente saranno i flussi del 2021 a risentire del procedimento di regolarizzazione”. Nel generale calo degli ingressi, alcuni paesi di cittadinanza hanno fatto registrare decrementi particolarmente evidenti: è il caso di Stati Uniti (-51%), Cina (-46,8%) e Ucraina (-46,4%). Per Nigeria (-24,9%) e Pakistan (-29,3%) le riduzioni dei flussi sono state invece più contenute.
La diminuzione relativa maggiore ha interessato i permessi per studio, scesi del 58,1% rispetto all’anno precedente. Nel 2020 sono stati rilasciati 8.552 documenti per studio, l’8% del totale dei permessi contro i 20.409 del 2019 (l’11% del totale). “Il decremento era largamente atteso – precisa l’Istat -, vista la politica di chiusura attuata da molti paesi per contrastare la pandemia, ad esempio gli Stati Uniti che, tradizionalmente, alimentano un rilevante flusso di studenti verso il nostro Paese”. I nuovi permessi per studio concessi agli statunitensi sono stati meno di 200 contro gli oltre 2.000 del 2019, con un calo superiore al 90%. In controtendenza sono cresciuti i nuovi permessi per studio concessi a cittadini pakistani (+14,6%). Nel 2020 quasi il 28% di tutti i permessi concessi per studio sono stati rilasciati a cittadini cinesi, che detengono il primato dei nuovi rilasci per questa motivazione, nonostante il calo degli ingressi.

Forte riduzione anche dei permessi per asilo e per famiglia

I permessi per asilo sono diminuiti del 51,1% rispetto all’anno precedente. In totale nel 2020 si sono registrati 13.467 nuovi permessi per richiesta di asilo e protezione internazionale (12,6% del totale dei nuovi permessi rilasciati). La diminuzione ha riguardato tutti i paesi non comunitari di principale provenienza, ma il calo relativo più evidente (superiore all’80% rispetto al 2019) ha interessato i cittadini indiani e ucraini. Anche i permessi per famiglia, principale motivazione di ingresso nel nostro paese, sono calati del 38,3% sull’anno precedente e coprono ormai quasi il 59% dei nuovi permessi rilasciati. Gli ingressi per lavoro hanno subito una contrazione meno intensa tra il 2019 e il 2020 (-8,8%) rispetto a quelli dovuti ad altre motivazioni. “Tuttavia, gli arrivi per motivi lavorativi erano già a livelli molto bassi negli anni passati. In questo caso il calo non è generalizzato: per alcune delle principali cittadinanze la variazione relativa è stata ampiamente positiva, pur in un quadro di valori assoluti contenuti. Ciò è avvenuto per gli arrivi da Nigeria, Pakistan e Bangladesh”, afferma l’Istat. Anche altre collettività hanno fatto registrare un aumento, anche se meno evidente, dei nuovi ingressi per lavoro, come è avvenuto per l’Ucraina e il Marocco. “Questa dinamica – si precisa - può essere in parte attribuita ai risultati della regolarizzazione che sebbene, come detto, non abbia ancora esplicato completamente i suoi effetti, ha avuto comunque delle conseguenze per alcune collettività”.

Proseguono i flussi per asilo dall’America Latina

Dopo il picco di ingressi per richiesta di asilo che si è avuto durante la crisi dei rifugiati nel Mediterraneo, già a partire dal 2018 è stato registrato un progressivo e sensibile ridimensionamento degli arrivi di persone in cerca di protezione. Anche i permessi per richiesta di asilo hanno risentito dell’emergenza Covid-19 e, nel corso del 2020, si è toccato il numero più basso di nuovi rilasci degli ultimi 10 anni: 13.467 contro gli oltre 48 mila registrati in media ogni anno nell’ultima decade. Il paese dal quale proviene la maggior parte dei migranti arrivati nel 2020 in cerca di protezione è il Pakistan (3.683 permessi, il 27,3% degli ingressi per questo motivo), seguito, ma a lunga distanza, da Nigeria (1.395 ingressi, il 10,4% del totale) e Bangladesh (1.152, l’8,6% degli entrati per asilo).
“Continuano, ma più lentamente rispetto al 2019, i flussi in arrivo dall’America Latina (in particolare da El Salvador, Perù, Venezuela e Colombia) – rivela l’Istat -. Questa è una novità abbastanza recente nel panorama migratorio italiano, caratterizzato in passato dalla prevalenza dei paesi africani e del subcontinente indiano nella graduatoria dei paesi di origine dei migranti per asilo. Soltanto due paesi africani (Nigeria e Somalia) figurano tra i primi 10 per origine dei flussi di persone in cerca di protezione. Per i cittadini somali e afghani si registra, in controtendenza rispetto all’andamento generale, un incremento degli ingressi. Sono piccoli numeri ma, nel caso dell’Afghanistan, si può leggere nell’aumento degli arrivi un primo segnale di fuga dalla situazione politica nel paese degenerata poi nel 2021”.

Più uomini che donne in cerca di asilo: trend in attenuazione

La prevalenza maschile nei flussi di arrivi in cerca di protezione internazionale rallenta. Se nel 2016 gli uomini rappresentavano l’88,4% dei migranti per asilo, nel 2020 superano di poco il 76%. La composizione per genere cambia in base ai diversi paesi di origine e per molte cittadinanze (soprattutto cittadini della Georgia, del Venezuela e della Colombia) la componente femminile predomina. Restano invece a netta prevalenza maschile i flussi dal Bangladesh e dal Pakistan. Aumenta (da poco più del 3% nel 2016 a oltre il 10% nel 2020) la quota di minori in ingresso per motivazioni connesse alla protezione. L’arrivo di ragazzi con meno di 18 anni è molto elevata e supera il 20% del totale dei nuovi ingressi per El Salvador e Perù e addirittura sfiora il 30% per la Nigeria. Risulta invece molto contenuta per Bangladesh (0,9%), Pakistan (2,3%) e Georgia (3,2%) Gli ingressi per asilo prevalgono rispetto alle altre motivazioni per alcuni paesi di cittadinanza (come il Pakistan) mentre per altri (come la Nigeria) si affiancano ai flussi per altre motivazioni.

Accelera il calo dei cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia

I cittadini non comunitari con regolare permesso di soggiorno in Italia sono diminuiti di circa il 7%, passando da 3.615.826 al 1° gennaio 2020 a 3.373.876 al 1° gennaio 2021. Concentrando l’attenzione sulle prime dieci cittadinanze, per tutte si registrano diminuzioni: dal -1,9% dell’Egitto al -8,5% dell’Albania. “Per la collettività albanese il calo dei permessi può essere ricollegato anche alle numerose acquisizioni di cittadinanza che portano a una contrazione dei permessi di lungo periodo (come avviene anche per la comunità marocchina), i quali in generale per le altre collettività tendono ad aumentare – afferma l’Istat -. L’uscita dal collettivo dei migranti con permessi di soggiorno di lungo periodo è ricollegabile all’acquisizione della cittadinanza italiana: sono infatti i cittadini non comunitari da più lungo tempo sul territorio a diventare cittadini italiani”. La crescita relativa dei permessi di soggiorno di lungo periodo (che si attestano al 64,4% del totale dei permessi) è in generale piuttosto contenuta. In questo caso resta stabile intorno al 22% la quota di minori, a conferma della rilevante presenza di giovani fra i cittadini non comunitari. È bilanciata la distribuzione tra i sessi: 49,5 donne ogni 100 cittadini non comunitari presenti in Italia, un equilibrio che nasconde in realtà situazioni molto differenziate all’interno delle diverse collettività: le donne sfiorano il 79% del totale nella comunità ucraina ma rappresentano il 29,7% della collettività del Pakistan. Considerando le motivazioni dei soli permessi con scadenza (ad esclusione quindi dei soggiornanti di lungo periodo) il 52% dei cittadini non comunitari si trova in Italia per motivi di famiglia, il 27,8% per lavoro e il 13,6% per motivazioni connesse alla protezione internazionale.

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