19 gennaio 2019 ore: 15:38
Disabilità

Inclusione sociale in azienda: un videogioco per valorizzare le diversità

Si chiama Diversity@Work e si rivolge alle medie e grandi aziende: nato dalla startup Work Wide Women, ha l'obiettivo di far comprendere come, un atteggiamento inclusivo in azienda porti benefici personali ma anche in termini di performance sul mercato. "Ancora tanto lavoro da fare"
Colori, gessetti

BOLOGNA – Obiettivo, far emergere le dinamiche discriminatorie implicite e favorire l’adozione di comportamenti inclusivi. Si chiama Diversity@Work ed è stato realizzato da Work Wide Women, startup italiana da anni in prima linea nella creazione di progetti volti all’inclusione sociale in azienda: è un videogame sui temi del Diversity&Inclusion, nato "dopo un lungo brainstorming, dalla constatazione che spesso questi temi - e i corsi che le aziende propongono ai loro dipendenti - sono percepiti come noiosi, se non addirittura superflui - constata Linda Serra, fondatrice di Work Wide Women -. Noi, al contrario, li riteniamo fondamentali e fondanti. Così abbiamo deciso di rivestirli di una veste nuova, moderna, ingaggiante".

All'accesso, il videogioco pone il giocatore nella veste di people manager. Chi gioca, infatti, viene chiamato a gestire un team di circa 20 persone. Ognuna di esse è un individuo con caratteristiche specifiche che porterà al giocatore una situazione da risolvere. Ogni situazione - tutte tratte da casi reali - potrà essere risolta scegliendo tra 2 opzioni: in base alla scelta, i 4 indici che valutano l'operato del people manager, aumentano o calano. I 4 indici sono leadership, clima aziendale, management e team skills. "Il giocatore, così facendo, si renderà conto che le sue scelte andranno a impattare non solo sulla persona che si ha di fronte, ma anche sull'andamento generale del team, sul clima aziendale e, addirittura, sulla performance aziendale. Da anni è dimostrato che le aziende che valorizzano i propri dipendenti come persone portatrici di precise esigenze ma anche, e soprattutto, di determinate caratteristiche e talenti, sono anche quelle che performano meglio". Gli indici non sono tutti dello stesso segno, completamente positivi o negativi. Ad esempio, una risposta può avere un impatto positivo sulla variabile 'management' (perché è una risposta che in qualche modo gestisce il problema), ma nello stesso tempo un impatto nullo sulla variabile 'clima', perché soddisfa le esigenze di alcuni, ma ne scontenta altri. 

box Diversity@Work può essere utilizzato da un singolo o in gruppo, durante sessioni di gioco comune seguiti da follow-up guidati da una coach. Viene garantito l’anonimato di chi gioca, proprio per assicurare l’autenticità delle risposte: i valori che vengono forniti all’azienda sono dati aggregati. "Con Diversity@Work abbiamo voluto dimostrare che, tutto sommato, con le diversità si può giocare e anche imparare qualcosa, prendendosi un momento di pausa, distraendosi da ciò che si sta facendo. Il gioco non è un test, ma semplicemente uno strumento per aiutare le aziende a diffondere i valori della diversity inclusion. Non si concluderà con un game over o un punteggio vincente: dopo avere giocato, il giocatore riceverà un feedback dal suo capo che gli dirà se ha fatto bene o meno il lavoro di people management".  

Il videogioco si rivolge, in primis, alle medie e grandi aziende che negli ultimi anni si sono dimostrate particolarmente sensibili su questi temi: "Stanno facendo un grosso lavoro, sostituendosi talvolta alle istituzioni nella ricaduta sociale. Le aziende sono sempre più multietniche, sempre più aperte alle diversità. Per prime hanno capito che fare stare bene i proprio dipendenti, dare loro valore, significa avere una popolazione aziendale felice e quindi più produttiva. La sfida è estendere queste dinamiche anche alle piccole aziende, che rappresentano il tessuto imprenditoriale del nostro paese, ma che spesso non hanno né il budget né l’urgenza di occuparsi di queste tematiche". 

"Certo c'è ancora molto da fare, non ci illudiamo che Diversity@Work sia lo strumento risolutivo. Però pensiamo possa innescare dei meccanismi di riflessione su determinate situazioni che possono capitare a tutti tutti i giorni. Dobbiamo imparare a integrarci, a integrare e a trarre ricchezza dalla diversità. Il messaggio è: impariamo a non sottovalutare, non cerchiamo soluzioni sommarie, ma valutiamo l'opzione che possa arricchire non solo noi, ma anche i colleghi e l’ambiente in cui ci troviamo a interagire tutti i giorni". (Ambra Notari) 

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