20 novembre 2020 ore: 10:00
Welfare

Infanzia: Covid, “lente d’ingrandimento” delle fragilità

Social, distanziamento sociale, povertà, welfare: le raccomandazioni del gruppo Crc nell’11° rapporto. Dal fondo europeo "Next Generation" l’opportunità per un "cambio di passo". "Non possiamo lasciare solo l’innalzamento del debito pubblico oltre il 150% del Pil"
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ROMA - Il Covid è una “lente d’ingrandimento” delle fragilità già esistenti in Italia. Lo ricorda Arianna Saulini, portavoce del Gruppo CRC (cento le associazioni che ne fanno parte), intervenuta ieri alle celebrazioni della Giornata nazionale dell’infanzia che cade oggi, 20 novembre. Proprio in vista della giornata e nel ventennale delle attività del Network, il  Gruppo CRC ha presentato il proprio rapporto annuale, l’undicesimo, a cui hanno lavorato 135 operatori e che raccoglie in 10 capitoli tematici 48 approfondimenti e 123 raccomandazioni rivolte alle istituzioni.

L’inizio della pandemia, spiega Saulini, è stata caratterizzata dall’ “invisibilità” dei bambini e dei ragazzi come titolari di diritti: “Di loro si è parlato solo come figli o alunni - ha spiegato - e non sono state approntate subito delle misure dedicate”. Bambini e ragazzi assenti anche dal punto di vista del protagonismo, ricorda: “Non hanno avuto un luogo di confronto e ascolto da parte delle istituzioni”. Oggi dunque è importante che al centro del dibattito sul futuro dell'infanzia ci siano le priorità da individuare nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, per poter accedere ai finanziamenti del Fondo Next Generation dell’Unione Europea. Un punto di partenza per provare a colmare, in una fase ancora molto delicata e difficile, le differenze territoriali e le disuguaglianze che ancora oggi caratterizzano la condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia.  

Il nodo delle risorse

Il tema delle risorse dedicate direttamente e indirettamente all'infazia è "dirimente", spiegano i promotori del rapporto, sottolineando che in Italia "la spesa sociale è sempre fortemente sbilanciata a sostegno delle generazioni anziane e il diritto di ogni bambino  all’istruzione, alla casa, all’accudimento non sempre è percepito come questione strategica e responsabilità condivisa dalla collettività, e quindi a carico della finanza pubblica". Anche con l’emergenza sanitaria gli interventi hanno seguito fino ad ora "logiche riparative, compensative ed una tantum". Ecco perché le Linee guida per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e la Strategia organica di impiego di ingenti risorse europee, “Next Generation”, potrebbero rappresentare l"'opportunità per un cambio di passoprevedendo misure strutturali e organiche e un orizzonte temporale più lungo, che finalmente guardi al futuro delle giovani generazioni". Gli osservatori invitano dunque a "ripensare le competenze" dei luoghi istituzionali progettati per il coordinamento nazionale delle politiche per l’infanzia e l’adolescenza, "prevedendo idonee modalità di coordinamento anche a livello regionale". "Non possiamo lasciare solo l’innalzamento del debito pubblico oltre il 150% del Pil", è l'appello del gruppoo Crc.

Il rapporto tocca tantissimi temi e chiama le istituzioni ad assumere uno sguardo olistico nel progettare le politiche, perché il “benessere dei bambini non può essere spacchettato in settori”.

Social e distanziamento sociale

Il digitale è una parte integrante della vita dei ragazzi: l’87.3% dei ragazzi italiani tra 11 e 17 anni utilizza quotidianamente il telefono cellulare e tra gli adolescenti di 14-17 anni due su tre hanno competenze digitali basse o di base (dati 2019). Ma l’uso dei media device è esteso anche nei bambini al di sotto dei due anni: secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità il 34,3% dei bambini di età inferiore a sei mesi passa del tempo davanti a tv, computer o smartphone; percentuale che sale al 64,1% di quelli in età tra 6 e 12 mesi e al 76,4% per i bambini oltre l’anno di vita. Al crescere dell’età aumentano contestualmente i tempi di esposizione: i bambini che trascorrono almeno 1-2 ore davanti agli schermi passano dall’8,7% nella fascia fino a 6 mesi al 31.5% oltre i 12 mesi. Se questi strumenti sono una opportunità, rappresentano anche un grande rischio, se non c’è una preparazione, anche degli adulti. “Il periodo di lockdown e distanziamento sociale - spiega il rapporto - ha portato all’estremo l’assunto per cui non vi è separazione tra vita online e offline. Gli ambienti digitali sono integrati nella vita delle persone, in particolare dei minorenni, e contribuiscono a rinforzare le relazioni e a costruire le identità”. Sembra dunque necessaria la promozione di una cultura digitale anche tra gli adulti.

La solitudine delle famiglie

L’ambiente familiare è determinante per lo sviluppo dei bambini: ecco perché è necessario  passare da una “presa in carico” emergenziale a interventi preventivi e azioni specifiche per le situazioni familiari di vulnerabilità e disagio. Un approccio  questo su cui, in realtà, dovrebbero poter contare tutti i genitori, fin dai primi anni di vita dei propri figli. Con un approccio trasversale: sociale, educativo e sanitario. Uno studio del 2020 degli Innocenti dell’Unicef, che analizza le politiche messe in atto nei Paesi Ocse e Ue a sostegno delle famiglie, pone l’Italia al 19° posto della classifica. “Non si tratta di una necessità che riguarda solo alcune famiglie  e alcuni genitori, spiegano dunque gli osservatori - anche se ovviamente i bisogni sono molto diversi”. Inoltre, la situazione venutasi a creare con l’emergenza sanitaria ha messo in evidenza come le capacità di resilienza, a livello individuale e comunitario, siano state correlate non solo al “capitale” preesistente (economico, sociale e umano) delle famiglie, ma anche alla qualità e accessibilità dei servizi sanitari, educativi e sociali e alla capacità di collaborazione tra settori diversi e tra diverse entità del settore pubblico e privato, in particolare del privato sociale. "Occorre superare la frammentazione e eterogeneità caratteristiche del sistema di protezione sociale italiano e garantire un maggiore sostegno multidimensionale a tutte le famiglie”, auspica il rapporto.

Povertà, le conseguenze delle disuguaglianze 

L’analisi quantitativa dei dati riferiti agli ultimi due decenni conferma che il numero di minorenni poveri in Italia mantiene una preoccupante consistenza. Secondo i dati Istat nel 2019 tra le varie fasce di età la condizione peggiore si ritrova tra i bambini e ragazzi di 7-13 anni (12.9%), seguiti da quelli di 4-6 anni (11,7%), 14-17 anni (10,5%) e 0-3 anni (9,7%). A questi minorenni corrispondono oltre 619 mila famiglie in povertà assoluta, per le quali risulta più alta sia l’incidenza della povertà (il 9,7% contro il 6,4% della media nazionale), sia l’intensità della povertà (il 23% rispetto al 20.3% della media nazionale). "La condizione di povertà - spiegano gli osservatori - dipende fortemente anche dal luogo di residenza (maggiore nelle aree metropolitane e nei Comuni più grandi, rispetto agli abitati più piccoli) e soprattutto dall’area geografica (maggiore al Sud); dalla cittadinanza delle famiglie con minorenni: l’incidenza è cinque volte maggiore per quelle di soli stranieri (31.2%), rispetto a quelle di soli italiani (6.3%); infine anche dalla composizione della famiglia, in quanto aumenta col crescere del numero".  
L’impatto dell’emergenza determinata dal Covid-19 a livello sociale è e sarà enorme, ammonisce il rapporto. "Sicuramente il rischio di un aumento della povertà minorile è concreto anche se ancora non quantificabile e tra gli effetti della crisi pandemica c’è un innalzamento del debito pubblico oltre il 150% del Pil che perdurerà per molti anni a venire, andando a costituire un fardello che peserà soprattutto sulle generazioni future".

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