15 settembre 2020 ore: 15:07
Famiglia

Maltrattamenti infanzia, Cesvi conferma: l’emergenza Covid moltiplica i fattori di rischio

di Camilla Canale
Presentato l’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia del Cesvi. La pandemia ha enfatizzato sia le criticità che i punti di forza già esistenti nei territori. In Italia si stima che 47,7 minorenni su 1.000 siano seguiti dai servizi sociali. Bonetti: “Necessaria una responsabilità educativa dell’intera comunità”
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ROMA - Resta alto il rischio di maltrattamento all’infanzia, amplificato dall’emergenza coronavirus. Un dato preoccupante che emerge dall’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, dell’Organizzazione umanitaria Cesvi presentato oggi in diretta sui canali social, con la partecipazione della ministra delle pari opportunità e della famiglia, Elena Bonetti. Nel nostro paese si stima che 47,7 minorenni su 1.000 siano seguiti dai servizi sociali. Del totale dei seguiti,  quasi 100.000 sono vittime di maltrattamento.
“Il nostro paese deve maturare una riflessione e una consapevolezza profonda su temi che riguardano l’infanzia e l’adolescenza – ha dichiarato la ministra Bonetti in fase di presentazione, intervistata dalla giornalista del Tg2 Francesca Romana Elisei - e sulla responsabilità educativa che l’intera comunità deve esercitare. Le risorse del Meccanismo europeo di stabilità possono essere uno strumento per costruire presidi territoriali a sostegno di questa fascia della popolazione”.

Il rapporto, curato da Cesvi e sviluppato sotto la guida di un comitato scientifico composto dall’Autorità Garante Infanzia e Adolescenza, Istat, Miur, Istituto degli Innocenti, Cismai, Consiglio nazionale Ordine assistenti sociali, evidenzia l’impatto della pandemia globale sul maltrattamento dei minori. ll lockdown ha moltiplicato i fattori di rischio, complice anche l’abbassamento dei livelli di monitoraggio causati dall’interruzione di molte attività dei servizi sociali. “Quest’anno abbiamo focalizzato l’attenzione anche sugli effetti dell’emergenza Covid-19 sul fenomeno attraverso interviste a dodici operatori sociali che operano su tutto il territorio nazionale” spiega Valeria Emmi, Advocacy Coordinator Cesvi.

“È emerso – spiega la ricercatrice Cesvi, Giovanna Baldassi - che i bambini che sono stati privati del loro diritto alla relazione e all’istruzione hanno reagito complessivamente bene. Le paure per i lutti e il trauma della perdita devono però ancora essere elaborati, soprattutto per i bambini del Nord. I minori che risiedono nel Mezzogiorno, invece, dovranno affrontare un trauma secondario derivante dalle difficili condizioni economiche. Chi era già forte prima, lo è diventato ancora di più e chi era in una condizione di sofferenza ha peggiorato il suo stato”. La pandemia ha, infatti, enfatizzato sia le criticità che i punti di forza strutturali già esistenti nei singoli territori.

L’impatto è stato misurato tramite un indice regionale che rileva la vulnerabilità attraverso l’analisi dei fattori di rischio e della capacità di contrasto e di prevenzione delle amministrazioni locali. Il risultato è una graduatoria basata su 64 indicatori classificati rispetto a sei diverse capacità che rappresentano la struttura portante dell’indice: capacità di cura di sé e degli altri, di vivere una vita sana, di vivere una vita sicura, di acquisire conoscenza e sapere, di lavorare, di accesso a risorse e servizi.

In Italia l’andamento è doppia velocità: un rischio maggiore al Sud rispetto alla media italiana. Le ultime quattro posizioni della classifica sono occupate da Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Mentre le regioni più virtuose sono state Emilia-Romagna, al primo posto seguita da Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto che si scambiano il terzo e il quarto posto, e Toscana, confermata alla quinta posizione. Tra quelle “stabili” si collocano: la Lombardia, come nella precedente edizione, la Valle d’Aosta e le Marche.

Per contrastare il maltrattamento sui minori, la presidente di Cesvi Gloria Zavatta propone di sviluppare la resilienza “intesa come la strategia strutturale non solo di carattere “difensivo” ma anche di tipo propositivo e costruttivo, che permette agli individui di superare gli effetti dolorosi facendo leva sulle proprie risorse interne”.

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