16 luglio 2015 ore: 11:55
Disabilità

Infortunati, migranti, ex tossicodipendenti: nuovi chef crescono

Da un accordo tra l’Inail e l’Opera Don Calabria di Trabia a Palermo nasce un progetto che unisce assistiti, ex tossicodipendenti e migranti. E così, tra piatti siciliani e specialità etniche, si forma una squadra che cucina insieme
Sebastiano Bellomo Racconti di cucina - Palermo nuovi chef 1 (SOLO SUPERABILE)

Nicola il psticcere. Foto: Sebastiano Bellomo

Nicola il psticcere. Foto: Sebastiano Bellomo
Racconti di cucina - Palermo nuovi chef 1 (SOLO SUPERABILE)

PALERMO – Involtini alla siciliana, anelletti al forno, cacio all’argentiera ma anche piatti etnici a base di riso, carne e verdure. Sono alcune delle ricette realizzate da otto persone con disabilità nell’ambito della seconda edizione del progetto “Racconti di cucina”. L’obiettivo è quello di continuare a spadellare insieme, in un clima sereno e gioviale, mettendosi nello stesso tempo a servizio dei 14 ragazzi ex tossicodipendenti della comunità Sant’Onofrio dell’Opera Don Calabria di Trabia e di alcuni migranti della casa famiglia adiacente. Con questo spirito, infatti, gli aspiranti cuochi – tutti infortunati del lavoro – hanno voluto rimettersi in gioco, chiedendo di avviare la riedizione dell’iniziativa. Questa è una delle storie raccontate da SuperAbile Inail, il mensile dell’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, che in occasione dell'Expo dedica un supplemento di 68 pagine a molte tra le più interessanti esperienze italiane nel campo dell’agricoltura e della ristorazione sociale.

Il luogo dove sorge la comunità dista pochi chilometri da Palermo ed è all’interno di una vasta area verde immersa in una bella pineta con cavalli, asini e altri animali. Il progetto, diversamente dalla prima edizione, questa volta è concentrato meno sulla narrazione e più sulla realizzazione di ricette tradizionali. E anche in questo caso ha la durata di tre mesi per un totale complessivo di dieci incontri.

Giuseppe presenta un antipasto. Foto: Sebastiano Bellomo
Racconti di cucina - Palermo nuovi chef 2 (SOLO SUPERABILE)

“È interesse di tutti i partecipanti – spiega Stefania De Luca, assistente sociale dell’Inail di Palermo – imparare a realizzare piatti tipici siciliani ma anche di altri Paesi, vista la partecipazione di due migranti della comunità alloggio vicina. Già lo scorso anno il progetto ha dato buoni risultati perché tutti, pur con storie ed esperienze di vita diverse, si sono sperimentati insieme, abbattendo barriere e pregiudizi. Nella prima edizione sicuramente i risultati sono andati oltre le nostre aspettative e proprio per questo la Direzione regionale ha deciso di riproporre il progetto per il secondo anno”. Tra gli otto assistiti Inail, la cui età va dai 30 ai 55 anni, ci sono tre amputati agli arti inferiori, tre paraplegici e due persone con danni neuromotori. Prestano il loro servizio in cucina, una volta a settimana, insieme a tre ex tossicodipendenti della comunità e due migranti. Alla fine della giornata pranzano tutti insieme nello stile del luogo che li ospita. Il più giovane è Andrea Fantaci, 30 anni, la cui simpatia e grande spontaneità hanno fatto finora da collante per tutto il gruppo. “Andrea ha una grande sensibilità – dice l’assistente sociale – ed è capace di avere un pensiero gentile e affettuoso per tutti”. 

Un momento di confronto. Foto: Sebastiano Bellomo
Racconti di cucina - Palermo nuovi chef 3 (SOLO SUPERABILE)

Lo incontriamo intento a tagliare l’aglio per la preparazione del cacio all’argentiera: grosse fette di caciocavallo panate che vengono fritte con aglio nell’olio. Il giovane, a causa di un bruttissimo incidente stradale avvenuto in motocicletta, ha una disabilità neuromotoria in tutta la parte sinistra del corpo e alcuni problemi di equilibrio. “Vengo con piacere in questo posto splendido – spiega Andrea –, soprattutto perché incontro degli amici con cui posso ridere e stare in compagnia. Mi piace molto scherzare, perché così allontano qualsiasi pensiero triste. In cucina non so fare grandi cose, ma riesco a rendermi utile. In futuro, mi piacerebbe aprire un ristorante-pizzeria in cui stare alla cassa per intrattenere le persone. Dopo l’incidente, avvenuto nel 2010, a poco a poco ho perso tutti gli amici. Certo, il momento più bello è quando si mangia tutti insieme, condividendo quello che ognuno di noi ha saputo fare”. 

Giuseppe Ciresi, 48 anni e uno sguardo profondo, è la persona più riflessiva e introspettiva del gruppo. Sposato con tre figli, ex carpentiere, ha riportato una lesione midollare a livello lombare in seguito a una caduta da una scala nel 2006, mentre stava costruendo un parcheggio sotterraneo. “I primi tempi piangevo spesso – racconta –, amavo il mio lavoro e non ho accettato subito la mia nuova condizione fisica. Successivamente, grazie anche all’aiuto dei miei familiari, ho deciso di uscire dal tunnel. Essendo un appassionato di filosofia e psicologia, mi piace mettermi alla prova anche in questo campo, che mi permette di valorizzare le relazioni”. Giuseppe, infatti, è entrato in empatia con i giovani della comunità. “Ai ragazzi provo a trasmettere il coraggio di andare avanti, soprattutto nella prospettiva di superare la paura del giudizio sociale. Cerco di guardare la parte migliore di ogni persona senza giudicare, andando al di là di preconcetti e apparenze. L’anno scorso – aggiunge –, quando ho iniziato il progetto, si sono risvegliati in me i profumi e i sapori della cucina tradizionale di una volta. Ogni ricetta è come uno spartito musicale: come la melodia nasce dall’insieme armonico delle note, così il piatto culinario viene fuori dall’armonia giusta dei suoi ingredienti. Quello che imparo lo ripropongo poi a casa”. 

Nicola. Foto: Sebastiano Bellomo
Racconti di cucina - Palermo nuovi chef 4 (SOLO SUPERABILE)

Tra i più grandi del gruppo c’è Franco Ammirata, che troviamo intento a preparare gli involtini di carne alla siciliana. Ha 57 anni e anche lui è sposato con tre figli. Nella sua vita lavorativa faceva il camionista e, in seguito a un incidente stradale, ha subito l’amputazione della coscia destra. “Da un po’ di tempo porto una protesi – racconta –, ma fin da subito ho vissuto con serenità la mia nuova condizione di disabilità. Sono riuscito a non farla pesare alla famiglia. Avevo già cucinato in passato e farlo insieme agli altri mi piace: è anche un modo per spezzare la monotonia. Quando l’anno scorso mi avevano proposto di partecipare al laboratorio, ero perplesso. Poi, vedendo il posto splendido e la bella comunità, mi sono ricreduto. Percepisco anche la grande voglia di ricominciare dei ragazzi che vivono qui e ne sto traendo un grande arricchimento”. 

Molto contenti di ricominciare sono anche due figure che guidano il lavoro di tutti gli altri: lo chef Filippo Di Leonardo, che già da due anni svolge attività come volontario nella comunità, e il pasticcere Nicola Cinà. Filippo, 55 anni, ha perso la gamba destra a causa di un incidente stradale. “Mi ha fatto piacere ritornare tutti insieme – dice –. Abbiamo formato una bella brigata di cucina e tra noi c’è un’intesa forte”. Nicola, 49 anni, prima dell’infortunio che gli ha fatto perdere l’uso delle gambe, faceva già il pasticcere. “Sento di avere ancora molte energie da spendere per gli altri – spiega –. Il progetto è la realizzazione di un desiderio che avevo da sempre. È importante continuare anche per i ragazzi della comunità: hanno appreso cose nuove e questo mi riempie di soddisfazione”. (Serena Termini/foto Sebastiano Bellomo)

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